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Recensione di Ma gli androidi sognano pecore elettrice? di Philip K. Dick

Reading Time: 3 minutes
Ma gli androidi sognano pecore elettrice? Book Cover Ma gli androidi sognano pecore elettrice?
Philip K. Dick
Fantascienza
Fanucci editore
1968
Cartaceo- Ebook
286

Nel 1992 la Guerra Mondiale ha ucciso milioni di persone, e condannato all'estinzione intere specie, costringendo l'umanità ad andare nello spazio. Chi è rimasto sogna di possedere un animale vivente, e le compagnie producono copie incredibilmente realistiche: gatti, cavalli, pecore...
Anche l'uomo è stato duplicato. I replicanti sono simulacri perfetti e indistinguibili, e per questo motivo sono stati banditi dalla Terra. Ma a volte decidono di confondersi tra i loro simili biologici e di far perdere le proprie tracce.
A San Francisco vive un uomo che ha l'incarico di ritirare gli androidi che violano la legge, ma i dubbi intralciano spesso il suo crudele mestiere, spingendolo a chiedersi cosa sia davvero un essere umano...
Esce per la prima volta in Italia e nel mondo un'edizione rigorosa e commentata di un classico della moderna letteratura d'immaginazione, l'opera che più ha influenzato la visione della metropoli futura, e che ha anticipato i dilemmi della bioetica contemporanea. Tragico e grottesco assieme, il romanzo di Philip K. Dick racconta il panorama desolato della San Francisco del futuro (ma è il 1992...), il desiderio di amore e redenzione che alberga nei più umili, trasformando il genere fantascientifico in un noir cupo e metafisico, in cui si muovono esseri umani e artificiali, cacciatori e vittime. Ma gli androidi sognano pecore elettriche? - dopo l'enorme successo di Blade Runner, la trasposizione cinematografica diretta da Ridley Scott e interpretata da Harrison Ford - è diventato paradossalmente uno dei classici meno conosciuti del nostro tempo; oggi il romanzo e il film si rispecchiano e si confrontano, permettendo ai lettori di ricomporre l'immagine complessa e deformata di un mondo a venire che è già dentro di noi, sepolto nei sogni e nella fantasia collettiva del nuovo millennio.

Nel 2020 all’inizio dell’anno ho redatto una lista di buoni propositivi letterari che avrei voluto leggere nel corso dei successivi mesi. Incredibilmente sono stata parecchio brava e ho letto tutti i libri che mi sono prefissata, a parte Anna Karenina ma che ho sostituito con Cime tempestose perché lo leggero con un gruppo di lettura l’anno prossimo (e senza pentirmene perché alla fine quello è stato il libri più bello del mio 2020). Ma gli androidi sognano pecore elettrice? è uno di quei libri in questa lista (assieme Moby Dick, Il maestro e Margherita, Flatlandia, e Fahrenheit 451) ed è il protagonista di questa recensione.

Di cosa parla Ma gli androidi sognano pecore elettrice?

Rick Deckard è un cacciatore di taglie che vive con sua moglie, non hanno figli, e possiedono una pecora elettrica in giardino. Rick è ossessionato dall’idea di avere un animale vero, perché gli animali danno prestigio sociale e tutti ne hanno uno, anche se sono praticamente estinti sulla terra a causa dell’ultima guerra atomica o proprio per quello forse tutti ne vogliono uno. Ma con il suo misero lavoro da cacciatore di taglie non se lo può permettere. Per questo accetterà un incarico speciale di ricerca di alcuni androidi provenienti da Marte che stanno creando problemi sulla terra.

Ho trovato interessante tutta la costruzione di questo mini universo fantascientifico con, come al solito, leggeri accenni da parte dell’autore senza perdersi in lunghe descrizioni del mondo da Dick creato; ma allo stesso tempo una costruzione efficace e davvero valida, che stimola a immaginare questa società con androidi e pecore elettriche. Questo è un mondo in cui gli animali sono rarissimi e per essere riconosciuti socialmente bisogna possederne almeno uno, o optare per un animale elettrico mascherato da vero; un mondo in cui gli androidi si confondono con gli umani ma sono pericolosi e braccati dai cacciatori di taglie; un mondo in cui il fantasma della guerra atomica, così vivo negli anni in cui l’autore visse, lo percepiamo come una presenza ingombrante e paurosa. Il risultato è dunque un universo costruito nel dettaglio e presentato in tutte le sue contraddizioni e complessità, con un importante approfondimento psicologico dei personaggi, che si perdono a livello introspettivo e intimo.

La scrittura di Dick è sempre ruvida, diretta e con la sua voce peculiare ma non letteraria, se così si può dire; il suo modo di esplorare la mente dei suoi personaggi di fantasia è sempre incredibile, anche se qui la storia vera e propria ne va un po’ a perdere. Troviamo meno di quel Philip K. Dick allucinato e allucinogeno, per optare per una storia più lineare, che diventa quasi un poliziesco dove l’investigatore è un cacciatore di taglie qualunque che fa il mercenario alla ricerca degli androidi che minacciano la terra.

Ecco, la trama mi ha detto poco, ho apprezzato molto più il contesto e l’ambientazione, la costruzione del mondo, ma di per sé la storia è una storia come tante secondo me. E ne sono rimasta un po’ delusa perché mi aspettavo un libro che mi potesse rubare il cuore, dato che è molto acclamato da tutti.

In compenso però riconosco che Ma gli androidi sognano pecore elettrice?, da cui è stato tratto il celeberrimo film Blade runner, è un pilastro della fantascienza per il valore storico che può avere e per il mondo inventato dal suo autore. Dunque lo consiglio, con riserva però, e specie a chi ama il genere in tutte le sue sfaccettature.

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Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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