Un albero cresce a Brooklyn

La recensione di Un albero cresce a Brooklyn di Betty Smith

Reading Time: 5 minutes
Un albero cresce a Brooklyn Book Cover Un albero cresce a Brooklyn
Betty Smith
Narrativa
Neri pozza
1943
Cartaceo- Ebook
575

È l'estate del 1912 a Brooklyn. I raggi obliqui del sole illuminano il cortile della casa dove abita Francie Nolan, riscaldano la vecchia palizzata consunta e le chiome dell'albero che, come grandi ombrelli verdi, riparano la dimora dei Nolan. Alcuni a Brooklyn lo chiamano l'Albero del Paradiso perché è l'unica pianta che germogli sul cemento e cresca rigoglioso nei quartieri popolari. Insieme a suo fratello Neeley, Francie raccoglie pezzi di stagnola che si trovano nei pacchetti di sigarette e nelle gomme da masticare, stracci, carta, pezzi di metallo e li vende in cambio di qualche cent. Francie se ne va a zonzo per Brooklyn. Lungo il tragitto forse qualcuno le ricorderà che è un peccato che una donna così graziosa come sua madre, ventinove anni, capelli neri e occhi scuri, debba lavare i pavimenti per mantenere tutta la famiglia. Qualcun altro magari le parlerà di Johnny, suo padre, il ragazzo più bello e più attaccato alla bottiglia del vicinato, qualcuno infine le sussurrerà mezze parole sull'allegro comportamento di sua zia Sissy con gli uomini. Francie ascolterà e ogni parola sarà per lei una pugnalata al cuore, ma troverà, come sempre, la forza per reagire, poiché lei è una bambina destinata a diventare una donna sensibile e vera, forte come l'albero che, stretto fra il cemento di Brooklyn, alza rami sempre più alti al cielo.

«Quando il mondo diventa troppo brutto per poterci vivere, il bambino può ritirarsi in quello della sua immaginazione.» 

Ci sono libri che conosci per caso, che non sono mai stati nella tua lista dei desideri ma che inizi a leggere per una serie di fortunate coincidenze, libri che non conoscevi e probabilmente se il destino non te li avesse messi davanti agli occhi non li avresti letti mai; alcuni di questi libri però, quando li incontri, è amore a prima riga e ti entrano dentro, diventando subito importantissimi per te, e in qualche modo ti cambiano. Questo è quello che mi è accaduto con lo stupendo Un albero cresce a Brooklyn, di Betty Smith; un libro considerato un classico negli Stati Uniti, tanto da essere letto quasi da tutti i ragazzi durante la propria istruzione, ma da noi non così popolare tanto che per me persino il titolo era sconosciuto.

Ma di cosa parla Un albero cresce a Brooklyn?

Siamo negli stati uniti dei primi del novecento, alle porte di New York, a Brooklyn. Nella periferia profonda di Williamsburg, il quartiere degli immigrati, povero e degradato, un albero cresce forte e sano dal cemento, contro ogni possibile aspettativa; nel palazzo che sorge di fianco a quell’albero vive la famiglia Nolan, di cui Francie, la figlia maggiore di 10 anni, è la protagonista di questa storia. Una bambina curiosa e solitaria, con una fervida immaginazione e un occhio che riesce a vedere e valorizzare ciò che di bello c’è intorno a lei, ma viene da una situazione difficile e anche se la sua famiglia non ha soldi molte volte nemmeno per mangiare. I Nolan infatti sono poveri figli d’immigrati, la madre donna delle pulizie di origine tedesca, una donna di ferro dai valori solidi e il carattere imperturbabile che si spezza la schiena per dare un pasto ai suoi due figli, e il padre bellissimo e affascinante irlandese, cameriere cantante senza lavoro fisso, con un forte debole per la bottiglia. Uno scenario che sembra povero di possibilità per la giovane Francie, ma nonostante il freddo e la fame, il vendere oggetti trovati per strada per poter mangiare un sacchetto di caramelle ogni tanto, la giovane è piena d’immaginazione, legge un libro al giorno, ogni sera la bibbia e tutte le opere di Shakespeare con la madre e il fratellino, e a scuola è una delle studentesse migliori.

Questa è la premessa per questo romanzo che racconta la vita di questa bambina sino alla gioventù, vedendo distruggere le illusioni e le speranze di una giovane, ma anche crescendo forte e libera come quell’albero che ha nel cortile.

La storia narrata da questo romanzo è quasi autobiografica per la sua autrice, che ci racconta di una saga familiare mostrandoci nel dettaglio tutti i membri della famiglia della piccola Francie, ma descrive anche lo specchio di un America dimenticata, quella degli immigrati, di una società che prometteva tanto ma dava ben poco.

Un albero cresce e Brooklyn è una storia che ci strazia dalle prime pagine: vedere una bambina così piccola e così abbandonata a se stessa spezza il cuore a chiunque; sapere quel padre ubriacone, quella madre che non la ha mai amata quanto il fratello, dal fatto che non ha da mangiare e vende cose vecchie per un dolcetto, davvero crea una pena incredibile per Francie. Con il passare delle pagine poi si conosce meglio quel padre dai sogni distrutti che si rifugia nell’alcool, quella madre che per amore di un uomo è stata sempre disposta a tutto e che ha costruito intorno a sé una corazza per proteggersi; e un po’ li comprendi, ti ci affezioni e provi empatia anche per loro. Conosci pian piano anche la tragica storia della famiglia Nolan, ma anche di quella della madre, composta da tre sorelle che sono donne forse un po’ strane, con uomini succubi al proprio fianco; una zia arcigna il quale marito lascia il lavoro e famiglia per seguire i suoi sogni da musicista e una zia materna troppo di facili costumi, che dopo moltissimi aborti spontanei e parecchi John vuole solo avere un bambino. Vedi Neeley, il fratellino di Francie crescere e diventare un uomo, uguale e bellissimo d’aspetto al padre ma molto più responsabile. Vedi Francie che sogna di scrivere e diventare una sceneggiatrice, che legge sempre con avidità e spera di essere la prima della famiglia a poter prendere il diploma.

Un albero cresce a Brooklyn parla di sogni, di speranze, non solo della sua protagonista, ma di una famiglia allargata, ma anche di un’intera generazione di figli d’immigrati di persone che hanno vissuto accanto al sogno americano, ci hanno creduto, ci hanno sperato, riponendo in quella nazione da moltissime prospettive ogni minima spettanza che gli fosse rimasta. Racconta del degrado che c’è nei sobborghi delle grandi città, dà voce ai poveri, a chi lotta per la sopravvivenza, chi cerca di risalire a galla.

Un albero cresce a Brooklyn parla anche della distruzione di questi sogni: come può un albero che cresce dal cemento sopravvivere davvero? Arriverà qualcosa che lo farà cadere prima o poi. Infatti le speranze per la maggior parte del tempo vengono disilluse, distrutte, frantumate: per quasi tutta la narrazione siamo portati a pensare che chi nasce povero, povero rimarrà; è così che funziona questo amaro mondo che la Smith ci sta dipingendo con tanta accuratezza e semplicità. E invece no, il sogno americano esiste, e si avvera. Quindi, un albero cresce a Brooklyn, oltre che a essere la quasi realistica storia della sua autrice racconta quel mito che ormai oggi è consolidato, ma che quella volta era un miraggio irraggiungibile, quel riscatto sociale che solo uno stato immenso e pieno di opportunità come gli Stati Uniti di America poteva dare. Una narrazione che parla di riscatto sociale, ma anche umano: i protagonisti di questa storia riprendono la propria dignità, dopo aver toccato il fondo più basso della società, che vuole dare voce a tutte le sfaccettature della condizione umana.

Un albero cresce a Brooklyn parla soprattutto di una ragazzina, del suo riscatto, della sua dignità, che il suo futuro l’ha scritto da sola, perché solo su quello ha sempre potuto contare; una bambina che ha sempre avuto bisogno di affetto e di supporto, che non ha mai potuto ricevere durante la sua infanzia, e in qualche modo fa di se stessa quello che ha deciso a pochissimi anni, e diventa una donna che si è costruita il suo destino da sola.

Cosa dire della mia opinione personale? Questo libro mi è entrato dentro, per non lasciarmi più. Una storia in cui mi sono rivista molto, per me è stato impossibile non immedesimarmi in Francie dalla passione smodata per i libri e un fratello biondo e bellissimo, che vive alla periferia della grande città. Devo dirvi che in questa protagonista, più che in ogni altro libro letto, mi sono rivista fedelmente, e mi è sembrato che questo libro raccontasse anche una parte di me, della mia vita. Me ne sono accorta però solo a fine lettura, perché durante ero completamente incantata dalle parole dell’autrice.

In più questo romanzo è stata la mia prima, inaspettata, lettura del 2019. Una lettura che da subito mi ha appassionata per la sua trama e per la scrittura di questa autrice, che è riuscita ad appassionarmi alla sua storia e alla storia di questa famiglia. Un libro che mi ha stupito, in bene, perché mi ha donato una quantità di sensazioni indescrivibili, mi ha risucchiata per donarmi qualcosa di suo, per sempre. É stato come se io e questo romanzo ci fossimo trovati nel momento giusto e nel posto giusto. Un libro che mi pento di non aver letto prima, ma che ora posso considerare uno dei miei preferiti in assoluto. Il primo libro del 2019 è stato per me anche la prima scoperta letteraria del 2019, entusiasmante e bellissima.

Un albero cresce a Brooklyn è un romanzo immenso, che consiglio a tutti di leggere almeno una volta, che parla di crescita e di sopravvivenza, non solo materiale ma soprattutto spirituale; un libro che racconta di come ti faccia diventare adulto troppo presto crescere per le strade degradate, ma allo stesso tempo di che persona meravigliosa puoi diventare se riesci a non farti tirare affondo dalla vita e dalle sue difficoltà.

Se vi ho incuriosito con la mia recensione, trovate il link per acquistare il libro qui

Alla prossima settimana con una nuova recensione!
Ma se volete subito altri consigli di lettura, andate a dare un’occhiata qui –> Recensioni Libri

Giorgia

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