Diario letterario di un’italiana in Australia: eccomi

Diario letterario di un’italiana in Australia: rieccoci tornata

Reading Time: 3 minutes

Ragazzi sono tornata. Si lo so, ho saltato aprile a pie’ pari con i miei aggiornamenti australiani ma è stato un mese folle in cui non ho avuto molta voglia di parlare di me. Ma rieccomi con un Diario letterario di un’italiana in Australia che vi fa un po’ un riassunto dell’ultimo periodo.

Cosa mi è successo? Nulla di che, sono stata sopraffatta da un ritorno inaspettato al lavoro e dalla situazione di questo virus. E non mi andava molto di parlare della mia vita onestamente. Capitano periodo così, no?

Cosa ho fatto nelle ultime settimane? Lavorato, 50 ore alla settimana, con solo il week end libero.

Sono tornata a lavorare nella factory di aragoste, il che è un bene. Ma come questo lavoro aveva promesso sin dall’inizio con la sua imprevedibilità continua, ho inaspettatamente lavorato molto. Dicevo che è un bene perché anche qui in Australia corrono tempi strani e fare progetti a lungo termine risulta difficile. Ho preso le cose come sono venute, e solo ora riesco a prendere un po’ di fiato.
Non fraintendetemi, sono grata di aver avuto un lavoro in un periodo in cui anche l’Australia, famosa terra moderna delle opportunità, ha un mercato lavorativo instabile dove si perde l’occupazione da un giorno all’altro. Australiani e non, dato anche i contratti precari che sono normalità in questo paese, hanno perso il lavoro a causa di questo virus che ha portato molti settori a chiudere. E io dal canto mio sono rimasta concentrata tanto sul lavoro e basta, perché anche qui per il resto, non c’è molto da fare.

La Tasmania infatti ha adottato una politica molto rigida di chiusura sin da subito, essendo un’isola con pochi abitanti e prettamente rurale. Ha chiuso i confini, chiuse, come in tutti il mondo d’altronde, attività commerciali e applicato un ban sugli spostamenti, così che, anche se non dobbiamo mettere la mascherina e possiamo uscire almeno per andare al lavoro, siamo in una sorta di lockdown pure noi. Meno rigido sia chiaro di quel che vivete voi in Italia, ma abbiamo cercato di stare più in casa possibile e limitare al massimo i nostri spostamenti.

Non che avessi tutto questo tempo per fare altro comunque. Il lavoro è stato sovrabbondate perché l’azienda per cui lavoro principalmente commericia con la Cina. La riapertura del mercato ha portato molte esportazioni delle famose aragoste della Tasmania, che saranno pure buone ma non mi stanno molto simpatiche, ve lo confesso.
Abbiamo lavorato molto di sera e notte perché di giorno i voli, anche merci, sono rari e suscettibili di cancellazioni, e dunque oltre le tante ore ci si sono messi pure gli orari di lavoro strani e imprevedibili.
La nota positiva è che mi hanno dato qualche responsabilità in più e sto aiutando le ragazze in ufficio con del book work serale, e sono felice di fare questa nuova esperienza.

In compenso ho letto vivacemente e voracemente lo stesso, concedendo ai libri quasi tutto il mio tempo libero. Sarebbe folle raccontarvi tutte le letture degli due mesi passati ma vi elenco qualche titolo degno di nota di questo periodo: mi sono innamorata di Carver e i suoi racconti in Cattedrale; Emily Brontë mi ha incantata con le sue Cime tempestose; Stephen King mi sta incollando alle sue pagine di L’ombra dello scorpione; Murakami mi ha fatto ancora sognare con La ragazza dello Sputnik in e i suoi saggi in Il mestiere dello scrittore; Roxanne Gay mi ha fatto ragionare sul femminismo e le discriminazioni tra le righe di Bad Feminist. Poi tanti libri per la mia rubrica sulla scrittura, molti romanzi, alcuni in inglese, tantissimi gruppi di lettura. Insomma in questi primi quattro mesi dell’anno ho letto 33 libri, con una media di otto libri al mese e per il momento nessuna insufficienza grave, anzi: tanti titoli di ottima qualità e ne sono felice.

Questo Diario letterario è stato uno stringato riassunto di quel che mi è accaduto nell’ultimo periodo; si lo so, non vi ho detto chissà che, ma non ho molto altro da dire perché effettivamente è successo solo questo. Giuro.
Devo confessarvi che mi mancano le mie passeggiate sulla spiaggia e il poter vedere posti diversi da questo. E anche sono un po’ pensierosa per quel che accadrà nei prossimi mesi perché di certo saranno incerti e molti dei miei piani salteranno. Ma per il momento vivo le mie giornate al meglio, lasciando domani a domani, ragionando sul breve termine. Nuove sfide arriveranno, ne sono certa, così come nuove avventure.

E poi non solo i miei di piani sono stati sconvolti, cosa sono io in confronto al mondo intero bloccato per questa pandemia?

Spero che vi abbia fatto piacere il ritorno su questi schermi del diario letterario, nonostante il flusso di coscienza che vi ho proposto, e prometto di raccontarvi la mia vita australiana più spesso. Spero che voi stiate bene, nonostante questa quarantena.

Un abbraccio forte a tutti, virtuale si intende

A presto

Giorgia

P.s. se non sapete di che ho farneticato fino a ora e volete capire cosa è questo diario letterario, vi invito a vedere la sezione del blog a lui dedicata -> Diario letterario di un’italiana in Australia!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *