bad feminist recensione libro roxanne gay

Recensione di Bad Feminist di Roxanne Gay

Reading Time: 3 minutes
Bad Feminist Book Cover Bad Feminist
Roxanne Gay
Saggistica
Harper Perennial
2014
Cartaceo- Ebook (solo in inglese)
320

Pink is my favorite color. I used to say my favorite color was black to be cool, but it is pink—all shades of pink. If I have an accessory, it is probably pink. I read Vogue, and I’m not doing it ironically, though it might seem that way. I once live-tweeted the September issue.

In these funny and insightful essays, Roxane Gay takes us through the journey of her evolution as a woman of color while also taking readers on a ride through culture of the last few years and commenting on the state of feminism today. The portrait that emerges is not only one of an incredibly insightful woman continually growing to understand herself and our society, but also one of our culture.

Bad Feminist is a sharp, funny, and spot-on look at the ways in which the culture we consume becomes who we are, and an inspiring call-to-arms of all the ways we still need to do better.

Il libro di cui vi parlo oggi è un titolo che volevo leggere da molto e non è un’opera di narrativa, ma di saggistica, disponibile solo in lingua originale perché non è stato tradotto in italiano. La raccolta di saggi di cui la recensione vi racconta oggi è Bad feminist dell’attivista femminista e scrittrice Roxanne Gay.

L’opera è una raccolta di saggi di critica culturale, una collezione di testi più o meno brevi che analizzano diversi aspetti della società americana, della cultura pop di libri film e serie TV, focalizzandosi su discriminazioni di genere e di razza, ma anche estetiche e di body shaming.

Bad Feminist è un testo che dalla prospettiva della sua autrice parla di molte cose, da l’essere una donna di colore e gli stereotipi sulle donne, di femminismo, di preconcetti di genere e razza in film e show televisivi ma anche il sessismo nei libri e nella politica; si passa dunque da argomenti più leggeri come l’intrattenimento, a questioni molto delicate come la cultura dello stupro o l’aborto.

Una antologia di saggi che, partendo molte volte dall’analisi di film, serie e libri, snocciola il pensiero della sua autrice su condizioni razziali e sessiste, criticando la cultura pop di TV, cinema e letteratura in base ai suoi stereotipi. E così che parla del principe azzurro, del ruolo dei personaggi di colore nel cinema, delle donne nei libri e nei film. Si parla di cultura dello stupro, di sessismo, di femminismo parlando dell’argomento da molti punti di vista diversi.

Quello che Gay fa è mostrarci i suoi punti di vista da “cattiva femminista” perché nessuno è perfetto, e lo dichiara apertamente anche lei di essere una Bad feminist per una serie di motivi ma allo stesso tempo non si tir indietro nel mette in luce le criticità di una società in cui le disparità ancora ci sono, in cui l’uomo, e ancora molte donne, additano le femministe come estreme e radicali.
Nonostante abbia cercato di raccontarvi i contenuti di Bad feminist il più possibile, devo dire che questo è un volume difficile da riassumere: parla di tante cose, parla della sua autrice e delle sue esperienza, parla degli Stati Uniti e della sua società, si parla di disparità di genere, di pregiudizi per il colore della pelle, di body shaming.

Leggere una serie di saggi come questo, dove la protagonista è una donna, sovrappeso, di colore, apre la prospettiva a noi di una persona discriminata tre volte per tre ragioni diverse, in quanto donna, in quanto nera, in quanto grassa. Una prospettiva sicuramente che illumina su discriminazioni che personalmente non posso immaginare, ma fa capire anche quanto inclusivo ancora dovrebbe essere il movimento femminista, che non dovrebbe focalizzarsi esclusivamente sull’integrazione femminile ma puntare all’inclusività e la parità di diritti per tutti.

Ho trovato il testo davvero una lettura interessante, con infiniti spunti di riflessione, facendomi persino realizzare, che su alcune questioni, la società italiana non è poi così diversa da quella statunitense, specie se si parla di un certo tipo di pregiudizi. Leggendo questo libro è stato poco difficile paragonare la mentalità del italiano medio a quella dell’americano, notando che condividiamo ancora troppi preconcetti negativi e che molte cose che accadono lì sono molto simili da noi, come per esempio dichiarazioni sessiste e contro l’aborto, preclusioni in base all’etnia e al sesso.

La cosa che, da femminista, ho apprezzato degli scritti di Gay è che tutte queste tematiche non vengono trattate non viene fatto con distaccata superiorità femminista, ma da una persona normale che analizza le criticità di alcune opere main stream e della società, ogni tanto esprimendo opinioni forti, certo, ma argomentando finemente le proprie idee e mostrando esempi su esempi di quel di cui parla.

Bad faminist è un libro che andrebbe letto da chiunque, che dà moltissimi spunto di riflessione e cerca attraverso questa costellazione di saggi di abbattere le barriere di pregiudizi di sesso, etnia, estetici; Gay con la sua prosa parla di tantissime tematiche, mostrando la faccia meno libertaria degli Stati Uniti, portando di condizioni sociali, di status, di corpo, di pregiudizio, dal punto di vista di una cattiva femminista.

Se volete leggere il libro, potete acquistarlo al link affiliato Amazon.

Se volete altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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