Recenione di Dance dance dance di Murakami Haruki

Recenione di Dance dance dance di Murakami Haruki

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Dance dance dance Book Cover Dance dance dance
Murakami Haruki
Narrativa
Einaudi
1988
Cartaceo e Digitale
504

Il protagonista, un giornalista freelance costretto dalle circostanze a improvvisarsi detective, si muove tra cadaveri veri e presunti attraverso una Tokyo iperrealistica e notturna, una Sapporo resa ovattata da una nevicata perenne e la tranquillità illusoria dell'antica cittadina di Hakone. Una giovane ragazza dotata di poteri paranormali lo accompagna nella sua ricerca. Ma troviamo anche una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo; e un salotto, a Honolulu, dove sei scheletri guardano la televisione. Esiste un collegamento fra tutte queste cose, un senso anche per chi ha perso l'orientamento. L'unico modo per trovarlo è non avere troppa paura, e un passo dopo l'altro continuare a danzare.

Ho riletto grazie al gruppo di lettura su Murakami il mio primo libro di questo autore, quello che mi ha fatto innamorare di uno di uno dei miei scrittori preferiti: sto parlando di Dance dance dance quarto romanzo in ordine cronologico se l’autore, scritto nel 1988 e pubblicato in Italia nel 2013 da Einaudi, e ultimo di un ciclo di libri che inizia con Ascolta la canzone de vento, con lo stesso protagonista per tutte le quattro storie, che alla fine però sono una molto diversa dall’altra.

Di cosa parla Dance Dance Dance?

La trama è complessa come molti altri libri di Murakami, e ha come protagonista un traduttore freelance che molla tutto per andare alla ricerca di una ex fidanzata di molti anni prima che sembra sparita nel nulla. Nella strada tornerà in un albergo per lui importante, incontrerà un vecchio amico d’infanzia, farà amicizia con una ragazzina di 13 anni, andrà alle Hawaii, in questo lungo viaggio di ricerca in cui tutto si incrocia.

Dance dance dance è un libro ricco di storie, personaggi, location e sottotrame, ma anche di temi. Anche qui, come in altre opere di Murakami c’è il tema ricorrente della ricerca: ricerca di qualcuno, di qualcosa che poi si rivela un viaggio alla ricerca di se stesso, del capirsi meglio, delle proprie imperfezioni.

Il protagonista è lo stesso dei due libri precedenti (Nel segno della pecora e Vento e flipper) ma ci tengo a sottolineare che il romanzo si può leggere anche slegato agli altri, come ho fatto io anni fa. Ma questa volta, leggendo i tre libri uno dopo l’altro, ho seguito lo stesso ragazzo per diverse storie, l’ho visto cambiare ed evolvere e rimanere fedele a se stesso, rimanendo, poi specie in questo ultimo racconto, un personaggio tipico nella narrativa Murakamiana: un uomo di circa trent’anni, con un lavoro che non gli piace, single con relazioni finite alle sue spalle, che vive senza far rumore ma allo stesso tempo a cui accadono tantissime cose strane, per scuoterlo, per svegliarlo dal torpore, per fagli capire cose.

Assieme a Nel segno della pecora a cui è strettamente legato, questo libro è simbolico per lo stile di Murakami, specie per la creazione di quel mondo fatto di immagini oniriche, eventi paranormali, fantasmi e presagi che sono integrati a un realismo molto marcato, che sottolinea la brutalità della vita in maniera forse anche cinica, accompagnato da una ricerca d’introspezione e analisi interiore costante.

Qui si coglie poi il fulcro dell’opera di Murakami: spiegare poco e accettare anche le cose più strane per quello che sono, senza aspettarsi troppe soluzioni ma semplicemente un flusso di bizzarrie che assumeranno un significato. Lo dico ormai a ogni recensione di un libro di questo autore: non aspettate una spiegazione a tutto perché spesso, come nella vita, a tante cose una spiegazione non c’è.

Poi altre tematiche molto presenti in questo romanzo sono la morte, costante presenza nel romanzo, in forte contrapposizione alla vita ma allo stesso complementare, che poi secondo me è uno dei temi principali, che spiega quel Dance dance dance del titolo e della trama. Infine, come si capisce dal titolo, in Dance dance dance la musica costante presenza nel romanzo, sia a livello fisico che simbolico.

Rileggere dopo tanti anni questo libro è stato bello e mi ha ricordato perché ho amato sin da subito Murakami: una scrittura fluida, storie magnetiche e criptiche allo stesso tempo, le stranezze e i viaggi fantastici con questo suo realismo magico tutto giapponese ma anche unico nello stile. Sono stata contentissima di averlo riletto, e mi sono riappassionate alla storia come fosse la mia prima lettura.

Dance dance dance dunque non posso che consigliarvelo di nuovo, perché un libro pieno di sorprese, introspezione, di viaggi nelle diverse accezioni di questo termine.

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Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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