Shirley jackson

Identikit letterari: Shirley Jackson

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C’era una volta na scrittrice che si definiva una strega, non sapeva che sarebbe rimasta alla storia come una delle più grandi esponenti della letteratura gotica americana.

L’identikit letterario di questo mese è dedicato a Shirley Jackson, celebre autrice statunitense che con la sua letteratura ha contribuito alla diffusione del genere gotico e che Stephen King, considerato re dell’horror, annovera tra i suoi maestri.

La vita e le opere di Shirley Jackson

Shirley Jackson nacque a San Francisco il 14 dicembre 1916.
Sin da bambina affrontò una vita difficile a causa del rapporto conflittuale con la madre, che fu sempre molto dura con la figlia, tradizionalista e con critiche costati all’aspetto fisico e che continuò a giudicare aspramente lo stile di vita della figlia per tutta la vita. Questo rapporto conflittuale lo troviamo in molte delle storie dell’autrice, che culminano in matricidi.

Shirley studia giornalismo, dopo essersi ritirata dalla facoltà di arti visive a New York a causa di una forte depressione, e fonda in quegli anni The Spectre con il futuro marito Stanley Hyman. Lui divenne critico letterario, Shirley Jackson continuò a scrivere racconti e romanzi gotici e articoli per delle riviste femminili di economia domestica.

Anche il rapporto con il marito fu complicato, perché egli presto si rivelò retrogrado e maschilista, traditore, e si sostiene che in vita Jackson non sia stata così celebre anche a causa sua. I traumi e il matrimonio complesso, costrinsero Jackson a rifugiarsi nell’alcol e nelle anfetamine, ma anche ad avere svariati tracolli depressivi. Nel 1942 dopo aver scritto Abbiamo sempre vissuto nel castello non scrisse per due anni e si rinchiuse in casa per sei mesi. Alla fine di questo periodo buio si rimise a scrivere, un romanzo ottimista, che però non riuscì mai a terminare.

Shirley Jackson morì nel sonno agosto del 1965, all’età di 48 anni a causa di un’insufficienza cardiaca.

La letteratura dell’orrore di Jackson

Quella di Jackson è una letteratura fatta di fantasmi e orrori, spesso ambientati in antiche dimore, ma che descrive appieno anche la percezione della condizione femminile del suo tempo, di donne relegate in casa che non riescono a sopravvivere da sole e hanno problemi d’identità a causa di quella vita solitaria.
Una strana commistione, che rende di certo Jackson peculiare, una scrittrice che da sempre ha dimostrato una doppia faccia, quella della scrittrice gotica che allo stesso tempo scriveva in riviste femminili consigli di economia domestica. Lo stile di Jackson è pulito, fluido, immediato, e la sua più grande qualità nei suoi racconti è quella di riuscire a spaventare non sempre attraverso fantasmi o mostri nel senso più tradizionale del termine, ma con la cattiveria che è dentro l’essere umano stesso, riuscendo a creare un’angoscia e un terrore diverso, più profondo, più concreto.

Una letteratura che parla della sua autrice moltissimo, che amava definirsi una strega, e descriveva mondi in cui la cattiveria esiste e non è dovuta a qualche trauma, ma vive di leggi tutte sue, a volte magiche e inspiegabili. Se personalmente quindi si trova ad affrontare i suoi demoni e traumi per tutta la vita, nei suoi libri racconta un tipo di orrore diverso, necessario.
Spesso prendendo come esempio le sue esperienze, come nella Lotteria dove gli abitanti del villaggio non sono altro che i suoi vicini di casa; il racconto alla sua uscita sul New yorker suscitò scalpore e indignazione da parte dei lettori (dove la rivista ricevette il più alto numero di segnalazioni al riguardo della sua storia), ma oggi è ritenuto tra i migliori racconti della lettura americana ci abbia mai dato.

Ridurre l’opera di Jackson solo alla paura e un genere secondo me sarebbe davvero sminuire il suo lavoro: un talento innato il suo, nel raccontare il disagio umano, la solitudine, la cattiveria e la malvagità con dovizia di particolari, rendendo le sue storie vivide, realistiche, spaventose perché sembrano uscire direttamente fuori dalla realtà. È sicuramente l’autrice si di una delle più riuscite storie di fantasmi della storia della letteratura come L’incubo di Hill House, ma ha anche analizzato nella sua opera la condizione femminile e la psiche umana. Anche perché sosteneva che «La cosa più bella dell’essere una scrittrice è che puoi permetterti di abbandonarti alla stranezza quanto vuoi». E secondo me, ci è riuscita benissimo.

 

Al mese prossimo con un nuovo approfondimento degli Identikit letterari.

Giorgia

Le fonti usate per questo articolo:

Shirley Jackson diceva di essere una strega

https://it.wikipedia.org/wiki/Shirley_Jackson
https://www.zam.it/biografia_Shirley_Jackson
in copertina: Armen, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

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