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Identikit letterari: Sibilla Aleramo

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C’era una volta una donna che costretta ad avere una vita decisa da altri, si ribellò e decise del suo destino; non sapendoche sarebbe diventata una delle più imporanti scrittrici italiane del primo novecento e una delle prime femministe dele nostro paese.

L’identikit letterario di questo mese vi racconta la vita della straordinaria Sibilla Aleramo, una delle voci letterarie italiane femminili del primo novecento, nonché una delle prime scrittrici femministe del nostro paese e oggi troppo poco valorizzata.

La vita e le opere di Aleramo

Sibilla Aleramo nasce alla anagrafe come Rina Faccio il 14 agosto 1878, ad Alessandria. Passa la sua infanzia a Milano e si trasferisce ancora a bambina a Cittanova Marche perché il padre viene assunto come direttore di una fabbrica.
La madre di Sibilla si suicida buttandosi giù dal balcone a causa del matrimonio infelice in cui viveva, lasciando un trauma nella vita della donna. Un destino simile sarebbe toccato alla figlia, che però riuscì a trovare il coraggio di cambiare la sua vita.

A 16 anni Rina inizia a lavorare come contabile nella azienda del padre: lì viene stuprata da uno dei dipendenti della fabbrica. Rimasta incinta, viene costretta a sposare il suo violentatore Ulderico Pierangeli.
Perderà il primo bambino, ma dall’unione con Pierangeli avrà suo figlio Walter. Quello con Pierangeli è un matrimonio infelice che porta la donna a una forte depressione, che la spinge a tentare il suicidio come unica via di uscita a quella esistenza odiata. Riesce però a trovare il coraggio dopo altra violenza subita perché causa del suo desiderio di separarsi da quell’uomo, e nel 1902 a lascia marito e figlio, decisione dolorosa ma necessaria per Rina Faccio.

Già prima di lasciare casa trova rifugio nella scrittura: in quel periodo inizia a scrivere Una donna, quello che sarà il suo primo romanzo autobiografico che usci nel 1906 con un grande successo.
Sibilla Alderamo a collaborare con molte riviste femminili e femministe, si trasferisce a Roma dedicandosi in un intensa attività letteraria tra prosa e poesia, e cambia il suo nome per dare un taglio radicale con la sua vecchia vita.
Ebbe in quel periodo molte relazioni con intellettuali e artisti, tra cui Boccioni e Quasimodo, ma delle sue relazioni si ricorda maggiormente quella complicata con Dino Campana (da cui è anche stato tratto un film dal titolo Un viaggio chiamato amore).

Scriverà nella sua vita molti romanzi tra cui Il passaggio, Amo, dunque sono, Gioie d’occasione, Orsa minore, Il mondo è adolescente, oltre che al più celebre Una donna; e raccolte di liriche come Momenti, Sì alla Terra, Aiutatemi a dire.

Morì a Roma nel 1960 a causa di una malattia.

Sibilla Aleramo, rivoluzione e indipendenza

La scrittrice ha assunto l’identità di Sibilla Aleramo con la sua rinnovata indipendenza dopo la separazione, come una sorta di rinascita a nuova vita. Sibilla era una donna bella, intelligente, innamorata della vita, sociale e attiva; considerata una degli intellettuali della sua epoca, si definiva femminista, pacifista, e comunista. Non fece segreto neppure di aver avuto alcuni rapporti omosessuali nella sua vita.

Dopo la prima parte della sua vita in cui fu costretta in quello che era il destino di molte donne nella sua epoca, decise di essere diversa e di non volersi mai adeguare alla figura tradizionale e voluta della donna. Se si pensa agli anni in cui Aleramo ha vissuto e ha prodotto le sue opere sembra davvero una scelta di vita rivoluzionaria, una precorritrice di cose che sarebbero state la normalità solo molti anni dopo e che nel periodo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale erano di certo straordinarie, e giudicate aspramente dalla comunità.

In un periodo in cui in Europa si presagiva il vento del cambiamento in questa direzione, nel 1906 Sibilla Aleramo pubblica un libro scandaloso, Una donna, autobiografia dell’autrice ma anche denuncia della condizione delle donne: non più madre e moglie devota che subisce, ma una rivendicazione, una richiesta ad alta voce di parità dei sessi.

Continuò così in tutti i suoi libri, e nonostante il fascismo, a cui ebbe il coraggio di chiedere di essere ammessa all’Accademia d’Italia, (massimo organo culturale italiano). Cosa che ovviamente gli venne rifiutata in quanto donna.

Per tutta la vita, come testimoniano i suoi diari e la sua opera intera, ha predicato uguaglianza e praticato libertà, rimanendo fedele a se stessa fino ai suoi ultimi giorni, ma soprattutto sempre libera.

Al mese prossimo con un nuovo approfondimento degli Identikit letterari.

Giorgia

Le fonti usate per questo articolo
http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/sibilla-aleramo-rina-faccio/
http://www.zam.it/biografia_Sibilla_Aleramohttps://www.repubblica.it/le-storie/2019/01/12/news/sibilla_aleramo-216430718/

In copertina: SHRINE JAYANJ VINAAYAG PTR, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

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