Copertina d’arte: Il mondo nuovo di Aldous Huxley

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Il mondo nuovo Book Cover Il mondo nuovo
Aldous Huxley
Distopico
Mondadori
1932
Cartaceo- Ebook
334

Scritto nel 1932, "Il mondo nuovo" è un romanzo dall'inesausta forza profetica ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, nel quale ogni aspetto della vita viene pianificato in nome del razionalismo produttivistico e tutto è sacrificabile a un malinteso mito del progresso. I cittadini di questa società non sono oppressi da fame, guerra, malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. In cambio del benessere fisico, però, devono rinunciare a ogni emozione, a ogni sentimento, a ogni manifestazione della propria individualità. Al romanzo seguono la prefazione all'edizione 1946 del "Mondo nuovo" e la raccolta di saggi "Ritorno al mondo nuovo" (1958), nelle quali Huxley tornò a esaminare le proprie intuizioni alla luce degli avvenimenti dei decenni centrali del novecento. Con una nota di Alessandro Maurini.

La prima volta che ho letto Il mondo nuovo di Aldous Huxley andavo alle superiori. Avevamo appena letto 1984 di George Orwell in lingua originale, e io, una frana in inglese, ne ero uscita alquanto traumatizzata. Fu con questo spirito che mi approcciai a questo libro, che invece ribaltò tutte le mie aspettative.

La prima cosa che mi colpì fu subito la copertina ed è per questo che l’ho scelta come prima analisi di Copertina d’arte. Ai tempi non sapevo chi fosse Escher e non avevo mai minimamente incrociato Mano con sfera riflettente. Ma il gioco di specchi mi ricordò subito Il bar delle Folies-Bergère di Manet. Per cui mi misi alla lettura intrigata da questa similitudine.

Di cosa parla Il mondo nuovo?

Questo libro fa parte della cosiddetta narrativa distopica di cui i maggiori esponenti sono appunto Huxley, Orwell e Burgess.
Ci racconta una Londra del futuro dove non esistono più madri e padri, perché la riproduzione degli esseri umani è affidata completamente alla scienza. Gli individui vengono selezionati e modificati geneticamente per ricoprire un determinato posto nella società, votata unicamente al consumismo. Durante la crescita subiscono un condizionamento continuo che inculcherà in loro i principi che saranno alla base delle loro convinzioni e preferenze di adulti.

Inizialmente il protagonista è Bernardo Marx, un Alfa-Plus che però non corrisponde allo standard fisico della sua casta. Questa differenza gli causa un isolamento che lo accompagna da tutta la vita. L’incapacità di farsi accettare dagli altri lo porta a ritenersi superiore al sistema.

La sua occasione di riscatto proviene da un viaggio in una Riserva di Selvaggi, da cui tornerà portando con sé un ragazzo nato e cresciuto lì. È a questo punto che John, il Selvaggio, diventa il vero protagonista della storia.

Il confronto con Mano con sfera riflettente

Questo cambio di prospettiva a parer mio è strettamente collegato all’opera di Escher.
La prima impressione che Mano con sfera riflettente ci offre è che esso raffiguri un uomo seduto nel suo studio. Ma a un’osservazione più attenta, si coglie che quello non è altro che il riflesso di un uomo che tiene in mano un oggetto. Ed è ciascuno di noi a specchiarsi nella sfera. Lo stesso gioco di specchi porta il lettore a riconoscersi nel Selvaggio John con i suoi costumi “tribali”. Costumi che sono in forte contrasto con quelli di Bernardo Marx.

Nel corso delle loro vite però, sia Bernardo che John hanno conosciuto la solitudine che deriva dall’emarginazione. E proprio lei è il punto di contatto tra i due personaggi che consente il passaggio di testimone da un protagonista all’altro. La stessa atmosfera si percepisce nell’opera in copertina: l’uomo è seduto solo nel suo ampio studio e non ha altra compagnia all’infuori del suo riflesso. Il suo volto emana un senso d’isolamento profondo, si percepisce una barriera tra di lui e ciò che è fuori dalla stanza.

Il mondo nuovo racconta lo scontro tra due culture profondamente diverse. Ciascuna talmente arroccata nelle sue convinzioni da non riuscire a comprendere i valori dell’altra, rendendo così impossibile una convivenza. La civiltà più avanzata si ritiene la migliore possibile e si riserva il diritto di lasciare degli spazi non civilizzati lì dove non ci sarebbe un vantaggio economico ad averli. E personalmente vedo la stessa dualità nell’uomo dell’autoritratto che appende nel suo studio delle opere tribali che gli servono per confermargli la propria superiorità intellettuale.

In conclusione, sono convinta che la scelta di Mondadori di accostare queste due opere sia quantomai azzeccata. Nella mia testa libro e litografia sono indissolubilmente legate, al punto che non riesco a guardare Mano con sfera riflettente senza pensare a Il mondo nuovo. Se mi doveste chiedere chi è l’autore o di uno o dell’altra, d’istinto risponderei Huxley per entrambi.

Anche voi avete un’edizione che vi fa questo effetto?

Scrivetela nei commenti, potrebbe essere la prossima #copertinadarte!

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A presto,

Betta

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