belli e dannati recensione libro fitzgerald

Recensione di Belli e dannati di F.S. Fitzgerald

Reading Time: 3 minutes
Beautiful and Damned
Francis Scott Fitzgerald
Classico
Penguin publishing
1922
Cartaceo- Ebook
364

Il viaggio nella "generazione perduta" americana compiuto da Fitzgerald conosce una tappa fondamentale nel 1922 con «Belli e dannati», romanzo in parte autobiografico che fotografa splendidamente la vita irrequieta degli Anni Ruggenti: un mondo di passioni e grandi sogni che si accompagnano, ma a volte si scontrano, con la realtà di un travolgente boom economico. Su questo sfondo seguiamo le vicende di Anthony e Gloria, giovane coppia benestante che tra vizi e dissipatezze inganna la logorante attesa di un'eredità destinata a cambiarle la vita. Un romanzo difficile da dimenticare, che precede «Il grande Gatsby» anticipandone temi e vicende. Postfazione di Francesco Pacifico, prefazione di Sara Antonelli.

Il protagonista della recensione di oggi è un romanzo che oramai è annoverato tra i classici moderni, di uno dei più celebri scrittori statunitensi riconosciuti: vi parlo di Belli e dannati di F.S. Fitzgerald, che ho letto nelle meravigliose edizioni dei classici di Penguin publishing.

Di cosa parla Belli e dannati?

Anthony Pach è giovane, bello, ricco e viziato. Laureato ad Harvard, finge di fare lo scrittore senza nascondere l’attesa di ereditare una cospicua eredità dal nonno Adam Pach, uno dei più ricchi uomini di affari di New York. Passa le sue giornate al Ritz con i suoi amici Dick e Maurie, giocando a fare gli intellettuali tra un party e un altro, sempre con lo scotch in mano. In questo periodo consocerà la bellissima Gloria, ragazza con delle gambe da urlo che incanta tutta l’alta società newyorchese, del quale si innamorerà, e sposerà dopo poco.

Il romanzo prende così il via in un racconto di decadenza, fisica e morale, mostrando l’aspetto più vanesio di un periodo storico e riportando una fotografia sfacciata e realistica di un tempo.

Come seconda opera di Fitzgerald, Belli e dannati è stato il suo primo grande successo, scritto che lo ha consacrato sull’olimpo degli scrittori americani. Anche questo racconto (come altri nella sua produzione) contiene riferimenti autobiografici alla vita dissoluta e scintillante dello stesso autore.
La narrazione ha come scopo una arguta critica sociale sulla condizione borghese prima, durante e appena dopo la guerra mondiale; soffermandosi anche sul concetto di esistenza di questi rampolli annoiati e sul modo in cui scialacquavano sia la propria giovinezza, che i propri libretti di risparmi.

Quindi, in maniera più violenta e cinica che nel Il Grande Gatsby,  Fitzgerald descrive il nichilismo di una società ricca e annoiata, il vivere una vita assolutamente dissoluta e senza scopi, che non siano alcol feste o il mero denaro.

Belli e dannati mostra la faccia più scura di una borghesia autodistruttiva, una parabola discendente con protagonista due creature bellissime e dannate per il loro egocentrismo, per il loro non voler far nulla, per la propria superficialità. Molte volte nel libro viene chiesto al protagonista maschile «perché non vai a lavorare?», e questo tratta con disprezzo l’idea e le persone che gli propongono questa soluzione, anche quando pare non ci sia altra alternativa. Un questo piccolo esempio lampante, che mi ha colpito e mi sembra che dimostri l’intento dell’autore di voler dipingere in modo brutale questi ricchi e svogliati giovani, distruggerne l’immagine splendente per mostrarne la vera povertà d’animo, che li porterà alla rovina.

Ricchezza, feste e alcol sono sempre protagonisti delle storie di Fitzgerald e in questo volume assumono i toni più cupi di un auto distruzione già predestinata, qualcosa di voluto e quasi consapevolmente cercato e perseguito dai personaggi di questa storia.

Belli e dannati è diviso in tre parti, a cui io ho attribuito un valore simbolico: la prima parte descrive la nascita dell’amore tra Gloria e Antonhy, quella centrale tratta la vita coniugale e l’inizio del decadimento morale, la terza la disfatta totale finale, per arrivare a una conclusione che, nonostante sia sulla carta un lieto fine, chiude magistralmente il cerchio di una storia così sapientemente tessuta.

L’amore descritto nelle pagine di questo libro è effimero e vanitoso, con tanta apparenza e poca sostanza; un sentimento che è considerato solo legato all’aspetto fisico piuttosto che come legame più solido, e infatti si sgretola dopo le prime difficoltà. Anche l’accezione che prende è di sicuro non positiva, non il sentimento puro e senza ombre che si legge nelle favole, ma quello oscuro, che cambia e unisce le persone con legami morbosi e di certo non felici.
Pure il matrimonio qui è descritto, sin dalle prime pagine, come clausura, cambiamento negativo, forzatura, noia. Quelle che sono le paure di un giovane amante delle donne si rivelano una profezia che sia auto avvera per lui, mostrando la parte più malata delle relazioni e della esperienza matrimoniale.

In Belli e dannati viene distrutto tutto quello che rappresenta il sogno americano, soldi, lavoro, fatica, famiglia, per far vedere che la sostanza di quello è solo una borghesia infelice e depressa, che sfoga la sua voglia di non vivere in fiumi di liquore e tante apparenze.

Belli e dannati è un romanzo intenso, devastante, duro ma anche reso meraviglioso dalla penna di Fitzgerald che poeticamente racconta la dissolutezza del suo tempo. Da leggere per farsi incantare dalle parole anche quando le storie sono delle più degradanti.

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Se volete altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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