In copertina: Daniel Pennac all'inaugurazione di rue Gaston-Gallimard, 15 giugno 2011. Picture by LPLT [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]

Identikit letterari: Daniel Pennac

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Daniel Pennac, alias Daniel Pennacchioni, è uno dei miei autori preferiti in assoluto; non è amato solo da me però, è anche molto apprezzato dal pubblico per il suo stile e la sua ironia che lo rendono unico nel suo genere. L’ex professore di letteratura, celebre specialmente per il ciclo di romanzi dedicati alla tribù Malaussène e il capro espiatorio letterario più famoso di sempre, è uno scrittore che concilia impegno sociale con la leggerezza, e un amore spassionato per la lettura.

Un po’ della sua vita: un cattivo studente che diventa professore, e poi scrittore

Nato il 1 dicembre 1945 a Casablanca, Daniel è il più piccolo di quattro figli in una famiglia di origini corse e provenzali.

Il padre era un ufficiale dell’esercito, e viaggiava sempre con tutta la famiglia: da bambino lo scrittore ha vissuto sia in Africa, che in Indonesia, per poi tornare in Francia. 
Le sue origini sono borghesi, cosa che permette di dare a tutti i figli stimoli culturali importanti; l’altro lato della medaglia è che l’affetto non è dimostrato come in ogni altra casa: all’emotività e le effusioni in casa Pennacchiomi si preferisce l’ironia. 
Il legame più forte nella sua cerchia familiare lo stabilisce con il fratello Bernard, più grande di lui di cinque anni, molto paziente con il giovane Daniel, il quale lo aiuta anche nello studio dove il ragazzo aveva molte lacune.

Nato in una famiglia dove sono tutti laureati, dal giovane Pennac si hanno grandi aspettative: solo che Daniel non è bravo a scuola e avrà molte difficoltà a passare quel periodo della sua vita. Nel suo Diario di scuola si auto definisce infatti cattivo studente.

Ma l’incontro di un insegnante speciale, il quale comprende che Daniel ha delle spiccate doti in scrittura, cambierà la sia storia: questi infatti  investirà molto in lui al liceo, e segnerà la svolta nella sua carriera scolastica: studierà infatti letteratura all’università di Nizza, con l’obiettivo di fare lo scrittore. 
Dopo la laurea però, non trovando sbocco nella carriera editoriale, inizia ad insegnare.
Pennac sarà insegnante per 28 anni per scelta, mentre d’estate scriveva i suoi manoscritti; molte delle sue classi erano composte da ragazzi difficili, diventando l’insegnamenti la sua vocazione principale. In più di un’intervista si definisce professore, come la sua professione principale.
Iniziata la carriera letteraria cambia il suo nome e sceglie come speudonimo Daniel Pennac perchè, essendo il padre un alto rango miliitare ormai in oensione, non voleva danneggiarne la reputazione.

Durate la sua carriera riceve molti premi e onoreficienze: nel 1987 vince il Premio Polar di Le Mans; nel 1993 il Premio Cento; nel 2002 il premio Grinzane Cavour; nel 2005, è stato insignito della Legion d’onore per le arti e la letteratura: Nel 2007, riceve il Premio Renaudot per Diario di scuola.
Il 26 maggio 2013 viene insignito della laurea ad honorem all’università di Bologna, per il suo impegno nell’insegnamento e nella pedagogia e nel 2015 viene premiato con il Premio Chiara alla Carriera.

Tutte le opere di Daniel Pennac

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Il suo primo scritto è sotto forma di pamphlet, con una critica al mondo militare che conosceva molto bene visto l’esperienza paterna, dal titolo Le service militaire au service de qui? nel 1973.

Dalla saggistica fa un esperimento, che ebbe ben poco successo, con la fantascienza producendo sue scritti dai rispettivi titoli Les enfants de Yalta, 1977, e Père Noël, 1979.
Questo esperimento fallito lo porterà a dedicarsi a storie per l’infanzia: sono gli anni di Abbaiare stanca (1982) e L’occhio del lupo (1984).

Per scommessa con degli amici che non lo credevano capace di scrivere un libro giallo, inizia la redazione di Il paradiso degli orchi che verrà pubblicato nel 1985; e mai scommessa fu più fortunata perché questo darà inizio a una delle saghe più fortunate degli ultimi vent’anni, chiamata la saga dei Malaussène o il ciclo di Belleville, con protagonista Benjamin e i suoi fratelli a risolvere misteri strampalati nelle periferie parigine.

Il primo volume sarà seguito a ruota da La fata carabina (1987) e La prosivendola (1989) rispettivamente secondo e terzo capitolo della stessa serie di romanzi.

Nel 1991 scrive, con Robert Doisneau, Le vacanze; un altro successo però è dietro l’angolo: l’anno successivo pubblica Come un romanzo, saggio educativo che parla di come tramandare ai giovani l’amore per la lettura.

Io 1992 sarà l’anno di un’altra serie di libri, la saga di Kamo, che lo vedranno cimentarsi in tre volumi: L’evasione di Kamo, Io e Kamo, Kamo: l’agenzia Babele. Questi volumi sono dedicati a un pubblico più piccolo e raccontano, per l’appunto, la storia del giovane Kamo e le sue avventure. Terminerà questa serie per ragazzi l’anno successivo con il quarto romanzo dal titolo Kamo: l’idea del secolo.

Nel 1994 esce Il giro del cielo, e nel ’95 torna sui Malaussène con un quarto libro dal titolo Signor Malaussène, seguito da Ultime notizie dalla famiglia (1996).
Il ritmo di produzione non si arresta e pubblica Signori bambini l’anno dopo.

Il 1998 è l’anno dell’ultimo capitolo ufficiale della saga di Belleville dal nome La passione secondo Therésè.

Dopo un paio di anni di pausa esce nel 2000 in libreria con Guardiani e traghettatori, nel 2003 con La lunga notte del dottor Galvan, nel 2004 con Grazie, e nel 2005 con Sahara.

Nel 2006 pubblica un volume che racconta la sua esperienza in giro per i teatri del nostro paese, mentre il 2007 sarà l’anno della sua biografia da studente e il suo Diario di scuola: un volume che racconta la sua epopea da somaro a professore liceale.

Abbiamo ancora Scrivere del 2008, Storia di un corpo e Ernest e Celestine nel 2012, Una lezione d’ignoranza del 2015.

Le sue più recenti pubblicazioni sono Mio fratello, del 2018, e una prima parte di un attesissimo ritorno: il ciclo di Belleville torna in libreria dopo circa vent’anni nel 2017 e lo fa con il primo volume di una chiusura in grande stile dal titolo Il caso Malaussène. Mi hanno mentito.

Lo stile: società, ironia e giochi di parole

Appassionato di libri sin da ragazzo, passione ereditata dalla nonna e dalle abitudini di lettura del padre, scopre l’amore per la scrittura solo al liceo, quando il suo professore di lettere capisce il suo talento potenziale e gli fa mettere nero su bianco un romanzo a puntate, per combattere anche la dislessia del giovane Daniel.

Dice di scrivere perché lo rende felice. Quest’immagine poetica è l’essenza di questo scrittore che trasmette a noi lettori la sua gioia e la sua passione quando lo fa. Dice di farlo anche per sopportare la realtà e per allontanare la paura della morte.

Lo stile di Pennac è quel che mi ha colpito maggiormente di lui sin dal suo primo libro letto: creare storie per Pennac è sinonimo di critica e impegno sociale, ma lo fa sempre col sorriso. Niente saggi seriosi, ma leggerezza e giochi di parole escono dalla sua penna anche quando parla di cose molto serie, usando a pieno l’arte di sdrammatizzare e mostrare con sarcasmo e acume le brutture di questa società; ma allo stesso modo è difficile infatti trovare qualcuna delle sue produzioni che non abbia un significato più profondo e impegnato.

La critica e la satira di Pennac dunque non sono dirette e spietate, ma vengono costruite facendo ridere e divertire chi legge le sue pagine.

Infatti anche l’ironia è tratto che più caratterizza la sua penna, sia quando scrive un saggio, che un romanzo, che la sua autobiografia scolastica.

Portato in Italia da Stefano Benni, e presentato a Feltrinelli editore, che ancora è l’editore italiano dei suoi romanzi, ha conquistato il pubblico nostrano certamente per i temi mediterranei che tratta, tra cui l’immigrazione, le periferie, il degrado, l’integrazione, ma anche la famiglia e la genitorialità, e molti altri argomenti sociali che condividiamo con i nostri cugini francesi.

 

Per finire Daniel Pennac ha rubato il cuore a molti lettori come me per il suo unire divertimento, temi importanti e amore per le parole e i neologismi nelle pagine da lui scritte, per trasmettere la passione che ha per la scrittura ma soprattutto per i libri e la lettura.
E poi diciamolo chiaro e tondo: quanto sarebbe stata più bella la scuola e le lezioni di letteratura con un professore così?

Potete trovare tutte le recensioni dei titoli dell’autore → qui.

Al mese prossimo con un nuovo approfondimento degli Identikit letterari.

Giorgia

 

In copertina: Daniel Pennac all’inaugurazione di rue Gaston-Gallimard, 15 giugno 2011. Picture by LPLT [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]
Altre fonti per la stesura di questo articolo
http://www.tinas.it/letteratura/Pennac
htmhttp://www.mangialibri.com/speciali/daniel-pennac-al-secolo-daniel-pennacchioni
https://www.tropismi.it/2015/04/14/un-pennac-per-ragazzi-levasione-di-kamo/
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Daniel_Pennac#
https://en.m.wikipedia.org/wiki/Daniel_Pennac#

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