The great gatsby: la recensione del film con di caprio del 2013

Un libro al cinema: The great Gatsby (2013)

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Uno dei miei titoli preferiti quando si parla di cinema è tratto da un grandissimo classico della letteratura, ed è uno dei remake del grande romanzo di cui sto parlando: con protagonista il bravissimo Leonardo di Caprio oggi vi parlo di The great Gatsby.

La pellicola del 2013, tratta dall’omonimo volume firmato da Francis Scott Fitzgerald, ha alla direzione Baz Luhrman, già regista di Romeo+Giulietta e Moulin rouge, e vede un casta d’eccezione: Leonardo Di Caprio, Carey Mulligan, Joel Edgerton e Tobey McGuire.

Sulla carta abbiamo di fronte il quarto remake dell’opera: l’originale muto è del 1926, il secondo del 1949 in bianco e nero, mentre il terzo nel 1974 a colori, sceneggiato da Francis Ford Coppola

Trama del film

Nick si è appena trasferito a New York per fare carriera come agente di borsa; affitta un piccola casetta vicino ad un’immensa magione di cui il proprietario è il misterioso miliardario Gatsby, che fa feste con tutti i newyorchesi dell’alta società degli anni ’20, party fatti di eccessi, alcol e scintillii.

Una sera Nick vien invitato ad una di queste feste, da un biglietto ricevuto direttamente da Gatsby, dove conoscerà la figura leggendaria di questo ricco uomo.

I due diventano amici e un giorno questo gli chiede di organizzare un tè pomeridiano con la cugina di Nick, Daisy. Si scoprirà che i due si conoscevano e si erano innamorati molto prima di quel pomeriggio.

Da qui inizia l’evoluzione della disfatta del Grande Gatsby, del suo amore profondo per Daisy, della sua speranza e anche della sua forza di volontà che supera molti ostacoli, per riportare la relazione con la sua amata com’era quando erano giovani e facevano progetti.l per il futuro.

Recensione di The great Gatsby (film)

Già dai primi minuti di questa trasposizione, lo spettatore si rende conto di trovarsi di fronte ad una rivisitazione post moderna di un classico della letteratura americana, che nonostante l’arricchimento visivo e musicale, risulta altrettanto fedele al libri: avendo io visto prima la pellicola che letto il classico, tra le pagine di Fitzgerald rivedevo le immagini del film, le battute, le descrizioni, lo scintillio descritto durante le feste di Gatsby.

Luhrman non si risparmia con gli effetti visivi, aiutato dalla fotografia di Simon Duggan: hanno lavorato molto sulla composizione dei colori, giocando con profondità di campo e sfumature, ma anche con i movimenti di macchina tra carrellate, panoramiche e dolly, aiutandosi pure con qualche trucco digitale.

La New York dell’epoca è resa degnamente da una serie di ambientazioni che sembrano farci fare un viaggio nel tempo; le feste scintillanti e rappresentate fino all’eccesso sono un bel dipinto di quel periodo storico. La assoluta fedeltà storica, come si può notare da alcuni dettagli, non è la priorità di chi a creato questo spettacolo visivo; ma lo si puo perdonare dando in cambio una fotografia ineccepibile, con dei costumi che immergono i protagonisti in quel che era quel mondo, senza soffermarsi su  cose piccole che nel contesto non rovinano la credibilità del l’ambientazione.

La colonna sonora da un qualcosa in più a tutto l’insieme, unendo le sonorità degli anni venti, quindi Jazz e Charleston a ritmi più moderni, usando anche le voci di Lana del Ray, Fergie e Brian Ferry.

La vicenda è raccontata da un narratore onnisciente, ma interno a questa storia, come accade poi nel romanzo da cui prende ispirazione.
Nick Carraway racconta le vicende di Gatsby da una prospettiva avvantaggiata, vicino alle stesse, ma allo stesso modo con un certo distacco non essendone il vero protagonista; nell’opera cinematografica lo fa sempre dal futuro, ma aggiungendo alla trama originale che essa è rivelata durante alcune sedute con uno psichiatra.
Quella della trasposizione su schermo è una posizione meno in ombra del personaggio rispetto al testo originale, usando questo espediente per a dare fluidità alla narrazione in modo da poterne godere meglio; tanta importanza è data a Nick che viene fatto diventare un alter ego di Fitzgerald e trasformato in un vero scrittore.

La scelta del cast risulta perfetta, che esalta i personaggi e gli dà degna rappresentazione; il Nick di McGuire è un ottimo ponte tra normalità e borghesia americana e questa Daisy è malinconica ma anche cinica interpretata dalla Mulligan.
La vera star di questo show però è Di Caprio, con una delle sue migliori performance; il ruolo di Gatsby sembra disegnato per lui, nel quale l’attore rappresenta perfettamente il miliardario dal cuore legato al passato con questo suo volto da eterno ragazzino, e dandogli una profondità incredibile.

Paragone tra libro e film

Parlando invece di paragoni con la versione cartacea di The great Gatsby, possiamo fare un paio di segnalazioni.

Come si diceva più su, il film generalemente è molto fedele all’opera originaria, tanto che le ultime parole della traspasizione sono le stesse che si trovano sull’ultima pagina di Fitzgerald.

Tra i due poi abbiamo una stessa prospettiva: nella pellicola il narratore è Nick, come nel romanzo; forse nel classico americano Calloway ha meno importanza nell’intera storia e assume un ruolo più marginale da spettatore, a differenza della centralità, se così si può chiamare, che gli hanno dato nel remake su schermo. In più non è veramente uno scrittore come lo dipingono, ma come adattamento può essere realistico.
È reso benissimo il punto di vista che lo scrittore americano aveva voluto dare alla sua trama, come se fosse un osservatore esterno ai fatti.

Sempre parlando di Nick, nella trasposizione è stata eliminata la sua relazione con Jordan Backer.

Il messaggio che è stato trasmesso è in linea con quello che lo scrittore aveva intenzione di trasmettere a suo tempo, anche se, a mio parere, il pathos del finale della pellicola rende ancora più intensa la parabola ricca di emozioni raccontata. Dunque il registra racchiude tra i suoi frame quell’essenza di bellezza e dissolutezza, di ricchezza e arroganza della borghesia che annoiata cerca in ogni modo frivolo un qualcosa che la appaghi, delle caste e la rigidità dello status sociale, della mentalità conservatrice dominante.

Le immagini e i movimenti degli attori mirano a questo, a rafforzare la morale di questa triste favola, a ingigantirla e renderla grottesca in alcuni punti ma efficace.

L’interpretazione di Di Caprio poi, magnifica, del personaggio di Gatsby mostra l’altro risvolto della medaglia, della sua venerazione cieca e incondizionata per la donna che amava, della sua determinazione nel fare di tutto per realizzare quel desiderio d’amore e coronare i suoi sogni, nel non vedere la vera essenza di quella persona cinica ed egoista in cui aveva riposto ogni sua speranza di felicità, della negazione del tanto desiderato e mitico sogno americano.

Per concludere The great Gatsby è una pellicola che merita un voto altissimo per una serie di motivi, sia estetici che interpretativi: l’ambientazione del romanzo di Fitzgerald è stata dipinta in maniera fedele e sfavillante, come il romanziere americano la descrive tra le sue pagine; e in più l’interpretazione nei panni di Jay Gatsby di Di Caprio è, secondo me, davvero magistrale.
Un’opera quindi che merita gli onori dell’originale, uno di quei film da vedere assolutamente!

Vi segnalo la recensione fatta da me del classico in questione → Recensione di il Grande Gatsby.

Voi lo avete visto? Cosa ne pensate?

Il mese prossimo vi parlerò di un nuovo film, tratto da un nuovo libro, quindi a presto.

Giorgia

Guarda il trailer ufficiale qui

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