Book-tique Elianto, una roccambolesca fiaba post-moderna di Stefano Benni

Recensione di Elianto di Stefano Benni

Reading Time: 3 minutes
Elianto
Stefano Benni
Narrativa - Fanstastico
Feltrinelli Editore
1993
Cartaceo
312

Riusciranno i nostri intrepidi eroi a superare tutte le prove e trovare l'elisir che guarisca il giovane Elianto e gli faccia salvare la contea? Se si fugge di notte da Villa Bacilla sulle ali di una diavolessa sexy, sorvolando Tristalia, assieme a tre equipaggi che si spostano contemporaneamente, può accadere di visitare gli otto mondi alterei della mappa nootica. Capita così di conoscere la terra primordiale di Ermete Trismegisto, Protoplas; i mari incantati di Capitan Guepière a Posidon; i cinquanta casinò e i locali notturni di Bludus; Mnemonia con i suoi fuochi fatui e l'insidia dell'embambolia; Medium con le sue giornate di Beneficenza Ben-evidente. E poi è possibile incontrare Siperquater e Triperott a Neikos, o gli angeli cannibali nel deserto freddo di Yamserius. L'importante è fare in tempo a guarire il giovane Elianto, affetto dal Morbo Dolce, perché possa liberare le contee dal dominio del Grande Chiodo. C'è speranza di riuscire, assieme ai protagonisti (oltre a Elianto, Fido PassPass, Fuku Occhio di Tigre, Tigre Triste), a districarsi tra le mille prove e di attraversare gli infiniti mondi creati dalla fantasia di Stefano Benni? 

«Ma che paese è questo dove gli unici che hanno ancora qualche speranza vengono chiamati disperati?»

Stefano Benni è il mio autore italiano preferito, adoro la sua ironia, la sua satira nascosta non così tanto ma soprattutto il suo modo di giocare con le parole. Tutto ebbe inizio quando Betta mi prestò uno dei suoi cari libri (con la minaccia di restituirlo intonso data la sua maniacale ossessione da bibliofila). Questo libro era Elianto di Stefano Benni, e mi sembra inutile dirvi che fu amore a prima vista.

Elianto ha una storia molto colorata che racconta le avventure surreali in una terra senza tempo, Tristalia. Qui l’unica speranza per salvare questa terra triste e inquinata dall’oppressione del governo centrale è Elianto. Elianto è un bambino super intelligente nonché l’unico ragazzo delle Contee a poter sfidare Baby esatto durante i giochi dell’indipendenza e strappare quindi finalmente il suo paese dall’oppressione. Purtroppo però Elianto si ammala del Morbo dolce e viene ricoverato a Villa Bacilla, una clinica grottesca, e da qui prende inizio il divertimento della tragicomica avventura che Benni ci racconta.

Nella serie di vicissitudini che ci porteranno alla fine della storia troviamo i ragazzi intrepidi in viaggio per cercare una cura per il loro amico Elianto, i diavoli in missione speciale per conto di lucifero e Fuko Occhio di Tigre e i due yogi alla ricerca di un campione di arti marziali per superare la loro sfida con il governo. Benni dà libero sfogo alle sue fantasie per raccontarci la sua favola, creando più mondi immaginari, tra il fantastico, il paradossale e il surreale.

Un Benni un po’ fantascientifico, che con la sua sfrontatezza fa una ironia più o meno velata sulla sua Italia e sulla società che la compone. Tristalia è un chiaro ed evidente richiamo alla nostra triste patria appunto: favolosamente con le sue parole fa sempre satira. Non la satira, però, con cui poi l’ho conosciuto nei suoi successivi libri, più tangibile e riconoscibile, che in questo caso è nascosta in un racconto fiabesco, criptata tra le sue parole.
Qui maschera quindi la sua critica ironica nel mondo da lui creato prendendo ispirazione da politici e volti della TV del nostro tempo, mostrando una comicità drammatica in una storia che vuole essere una fiaba postmoderna.

I suoi mondi oltre a essere visionari, hanno qualcosa di collegato alla fantascienza. Troviamo nel libro una società controllata ventiquattro ore su ventiquattro, dove ogni uomo è indottrinato e collegato a un super computer: tutti i contatti sociali sono controllati ma anche l’informazione è regolata dal potere centrale. Magari con qualche pretesa di troppo, lo vedo vicino al futuro ipotizzato da Orwell in 1984, con il suo Big Brother che spia l’intera società.

Elianto, una roccambolesca fiaba post-moderna di Stefano BenniCome già anticipato un libro che ha uno sfondo satirico e di critica alla società, dove possiamo vedere una chiara denuncia sulla perdita dei valori da sempre contemplati nel mondo contemporaneo. Oltre allo scherno, possiamo vedere nei personaggi che popolano questa storia rispecchiano e anticipano la crisi dell’umanità, il cinismo e l’annichilimento moderno, anticipando di quasi vent’anni i tempi.

Lo stile di Benni è quindi molto ironico e crudo sempre. In questo libro risulta a volte anche poetico. Adoro come gioca con le parole e se ne inventa di nuove, con un’abilità e una simpatia fuori dal comune. Scorrevolissimo e ci tiene incollati alle pagine del suo libro tramite un incrocio strano di trame che dapprima sembrano senza senso, ma che si vanno a ricomporre assieme mostrando un puzzle ben studiato nel finale.

Adoro le favole. Nonostante la mia età mi piace tenere sempre viva la bambina che c’è in me, e le storie fantastiche riescono a mantenere accesa la fiammella dell’entusiasmo e la curiosità che avevo a cinque anni. Mi sono innamorata di Stefano Benni anche perché ho incontrato uno dei miei autori preferiti grazie a una fiaba moderna, immergendomi nella fantasia delle parole.

Elianto è un libro incantevole con tanti spunti di riflessione, divorato in poche ore. Consigliato a grandi e piccini, da leggere per aprire la mente alla fantasia e alla magia delle parole!

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Giorgia

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