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Recensione di Siddartha di Hermann Hesse

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Siddartha Book Cover Siddartha
Hermann Hesse
Classico
Adelphi editore
1975

Chi è Siddhartha? È uno che cerca, e cerca soprattutto di vivere intera la propria vita. Passa di esperienza in esperienza, dal misticismo alla sensualità, dalla meditazione filosofica alla vita degli affari, e non si ferma presso nessun maestro, non considera definitiva nessuna acquisizione, perché ciò che va cercato è il tutto, il misterioso tutto che si veste di mille volti cangianti. E alla fine quel tutto, la ruota delle apparenze, rifluirà dietro il perfetto sorriso di Siddhartha, che ripete il «costante, tranquillo, fine, impenetrabile, forse benigno, forse schernevole, saggio, multirugoso sorriso di Gotama, il Buddha, quale egli stesso l’aveva visto centinaia di volte con venerazione».
"Siddhartha" è senz’altro l’opera di Hesse più universalmente nota. Questo breve romanzo di ambiente indiano, pubblicato per la prima volta nel 1922, ha avuto infatti in questi ultimi anni una strepitosa fortuna. Prima in America, poi in ogni parte del mondo, i giovani lo hanno riscoperto come un loro testo, dove non trovavano solo un grande scrittore moderno ma un sottile e delicato saggio, capace di dare, attraverso questa parabola romanzesca, un insegnamento sulla vita che evidentemente i suoi lettori non incontravano altrove.

Siddartha, Hermann Hesse e il cammino verso la ricerca di sé

«Quando qualcuno cerca, allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo

Passeggiando per le strade di Trieste, mi ritrovai un giovedì in una delle mie zone preferite della città: Cavana. Quartiere colorato, verde, artistico e un po’ ribelle.
Il giovedì mattina c’è sempre un piccolo mercatino dell’usato, dove spesso trovo anche la bancarella dei libri di seconda mano. Rovistando tra le novità della settimana, mi imbatto in un’occasione più unica che rara, e mi porto a casa per la bellezza di un solo euro l’edizione tascabile di Siddartha, di Herman Hesse.

In un libro piccolo, Hesse ci racconta una grande storia, quella di un ragazzo e la sua ricerca dell’equilibrio e della spiritualità. Siddartha è un giovane benestante che abbandona la sua vita di agi e ricchezze alla ricerca della sua strada, assieme al suo amico Govida, il tutto ambientato nell’India dell’undicesimo secolo.

La storia ci porta a esplorare il cammino di Siddartha alla ricerca di qualcosa. Si imbatte dapprima nei Samara, uomini umili che vivono con poco ed entrano in empatia completa con tutto ciò che li circonda, che lo indirizzano verso il Buddha Gothama, a capo di una setta.
Dopo aver incontrato Buddha, Siddartha proseguirà da solo il suo viaggio, mentre l’amico si unirà ai discepoli di quel baba molto rispettato. A questo punto della storia il protagonista si lascerà andare alle pulsioni della carne con la bella e affascinante Kamala, che lo inizierà all’arte dell’amore. Dopo aver passato anni interi con la sua amata, la disperazione pervaderà il protagonista che riprenderà la strada per la ricerca di sé.
Siddartha avrà ancora molte lezioni da apprendere nel suo percorso, dove rincontrerà l’amico perduto, ormai monaco, un barcaiolo molto saggio, e un figlio ribelle.
Un libro molto poetico e spirituale, che racconta con un’escalation di avvenimenti la storia di Siddartha e la sua ricerca del nirvana.

Un romanzo che ha avuto, e ha tutt’ora, un successo internazionale e ha reso celebre Hesse, e gli è valso un nobel per la letteratura nel ’46. Tra gli anni sessanta e settanta del secolo scorso ha ottenuto ancora più fama, perché iniziò a essere considerato un romanzo di formazione, e sempre molto attuale.

Questo breve romanzo è un compendio sulla crisi adolescenziale, e quindi parafrasa attraverso la storia di Siddartha quei dubbi che ogni giovane ha in alcuni momenti della sua vita. Il dubbio sul futuro, la ricerca di qualcosa e l’inquietudine spirituale che affligge ognuno in quegli anni che precedono la vera età adulta. Un libro che indirizza sulla strada, che rassicura ogni lettore e lo accompagna verso la ricerca di qualcosa di più grande, il proprio io. Infatti la morale della favola di Hesse è proprio questa, molte volte cerchiamo qualcosa lontano da noi, mentre la risposta l’avevamo già.

Nel libro c’è una fortissima componente mistica e ascetica. La cultura indiana incontra l’autore, che la fa sua e se ne fa portavoce in maniera impeccabile, lasciando trasparire una filosofia così lontana sia da lui che da noi lettori. L’abbandono dei beni materiali e la ricerca di qualcosa che ci completi e vada oltre è uno dei pilastri del racconto.
Insieme a questa troviamo la pace come valore essenziale e la ricerca del paradiso in terra, il nirvana spirituale, la perfezione e l’ascesa della propria mente a un livello successivo. L’autore ne parla come se lui stesso avesse compreso appieno la disciplina buddista, e induce un po’ il lettore a voler abbracciare questa filosofia di vita
Personalmente nel periodo successivo alla lettura volevo convertirmi per davvero!

Hesse ha uno stile magistrale, unisce nel suo libro prosa e poesia, lirica fusa con la meditazione, elevazione e sensualità, aggiungendo quel che basta di filosofia. Un romanzo che si racconta con tranquillità, rendendo scorrevole e piacevole la lettura.
Ho adorato l’inquietudine e al tempo stesso la tranquillità che pervade questo libro. Mi ci sono buttata a capofitto cercando di tenere un pezzo di Siddartha sempre con me, per ricordarmi di riequilibrare il mio karma e fare del bene alle persone e le cose che mi circondano. Poi parliamoci chiaro, un po’ tutti abbiamo affrontato questo viaggio dentro noi stessi…

Consigliatissimo a tutti, di qualsiasi età, sesso e religione. Un libro molto piccolo, che ho letto in poche ore sulla spiaggia, ma spirituale, filosofico e catartico. Un capolavoro della letteratura, da leggere per immergersi nel nirvana delle parole, per avvicinarsi un pochino alla propria spiritualità e al proprio io.

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Giorgia

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