recensione di la madre di grazia deledda

Recensione di La madre di Grazia Deledda

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La madre Book Cover La madre
Grazia Deledda
Classico
Infopress
1920
Cartaceo- Ebook
271

La Madre, Elias Portolu: due tragedie, due ribellioni impotenti contro l'ingiustizia sociale, sullo sfondo di una civiltà pastorale e arcaica e dei paesaggi aspri della Sardegna. La Madre è il destino di una donna del popolo lacerato dall'amore empio di suo figlio, un prete, per una defunta moglie del suo villaggio. Questo libro di passione istintiva, non corrotto dal sentimentalismo, aveva abbagliato D. H. Lawrence che preferiva l'edizione inglese.La scrittura di Grazia Deledda conferisce le dimensioni stesse del mito e della favola, la fatalità della passione e della colpa, l'ossessione della colpa e dell'espiazione. Attraverso l'aura poetica, l'atmosfera allucinante e magica dei suoi libri, l'eccesso stesso dei sentimenti intensamente vivi dei suoi personaggi, la loro densità emotiva, la liberazione del proibito e l'attenzione alla vera personalità della donna, l'opera di Grazia Deledda fa in qualche modo da contrappunto, nel Mediterraneo, a ciò che le sorelle Brontë erano in Inghilterra nell'Ottocento, ad esempio.

«Un vento non troppo forte ma incessante e monotono che pareva fasciasse la casa con un grande nastro stridente, sempre più stretto, e tentasse sradicarla dalle sue fondamenta e tirarla giù».

La madre di Grazia Deledda è un romanzo del 1920, pubblicato qualche anno prima che le venga conferito il Premio Nobel per la letteratura. L’edizione che ho letto io, assieme al mio gruppo di lettura donne attraverso la letteratura, è stata pubblicata nel 2020 da informapress.

La storia racconta la vita di Paulo, sacerdote di provincia, che vive con sua madre nella parrocchia della piccola cittadina di origine della genitrice. Solo che la tranquillità della vita da prelato verrà minata da relazioni che non dovrebbero essere, e presagi sinistri portati dal vento.

Dopo un inizio un po’ lento ci addentriamo in questo romanzo che è breve ma intenso, forte dello stile di Deledda che a mio avviso è perfetto: lirico, poetico, che crea delle immagini dipinte e suggestive, vivide.

La storia riporta dei temi principali, con elementi che ricordano i romanzi gotici e altri quelli vittoriani; troviamo infatti fantasmi e suggestioni, cattivi presagi e un vento simbolico segno di cambiamento, di sventure, che passa e porta via con sé le preoccupazioni dopo essere stato lui stesso ad averle portate. Principale però in tutta la storia è anche il tema l’amore impossibile tra Paulo e la sua amante, che diventa romantico nell’accezione di amore proibito ma scoperchia alcune cose che smuovono a trama e ci mettono sotto gli occhi il contesto sociale dell’epoca.

Vediamo infatti il diventare sacerdote non tanto per vocazione ma più per costrizione, dove l’alternativa era trovarsi un mestiere; assistiamo al conflitto interiore di un giovane uomo che per natura e indole si trova attratto dall’altro sesso ma allo stesso tempo ha fatto un voto e non può permettersi di dare scandalo nel paese. Il paese è un personaggio anche lui, anche se solo abbozzato, ma presente e giudicante in maniera costante: la morale di inzio Novecento si percepisce bene, con tutto quello che si può o non si può fare, con la gente che mormora e addita al peccato.

E poi c’è colei che da il titolo a questo romanzo: La madre, personaggio quasi marginale nella narrazione, ma fondamentale per il senso della storia. Vediamo il rapporto madre e figlio, un legame fatto di imposizioni e contrasti: è lei che decide il futuro del figlio, è lei che lo spinge ad andare in quel paesino dove è nata, dal quale è partita da serva per tornare da signora. Se per la madre il figlio è sinonimo di rivalsa sociale, per il figlio le scelte della madre sono soverchianti, a cui involontariamente si ribella in cerca della sua felicità. Il finale in questo senso chiude il cerchio e da un senso completo a questa storia, comprendendone fino in fondo la morale.

Dopo aver letto questo secondo libro di Deledda, devo dire che sono sempre più sorpresa della sua bravura con le parole. E sono certa ora che come scrittrice non abbia nulla da invidiare ad alcune autrici sue contemporanee di certo molto più popolari, come le Brontë o Woolf per esempio; anzi, sono sempre più convinta che meriti di essere anche essa annoverata tra le migliori autrici del Novecento.

Per concludere La madre di Grazia Deledda è un po’ il nostrano Uccelli di rovo, con una prosa magnetica e una storia fatta di conflitti tra madri e figli, e il vento che porta con sé fantasmi e brutti presagi.

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Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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