resto qui recensione libro marco balzano

Recensione di di Io resto qui di Marco Balzano

Reading Time: 3 minutes
Resto qui Book Cover Resto qui
Marco Balzano
Narrativa, romanzo ztorico
Einaudi
2018
Cartaceo- Ebook - Audiolibro
192

Quando arriva la guerra o l'inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole.
L'acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale giace il mistero di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua che hai imparato da bambino è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora non resta che scegliere le parole una a una per provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia durante gli anni del fascismo. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all'improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l'altro, la costruzione della diga che sommergerà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine.

Resto qui di Marco Balzano è stato uno di quei libri che hanno avuto molto successo alla propria uscita nel 2018, anche perché candidato al Premio Strega di quell’anno. Curiosa mi sono decisa a ascoltarlo su Audible e mi sono ritrovata di fronte a una sorpresa incredibile.

Di cosa parla Resto qui?

La narratrice racconta in prima persona all figlia nella storia della sua vita a Curon, tra le montagne tirolesi, dall’arrivo del fascismo fino a poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Trina era una maestra che non poteva insegnare a causa del fascismo, sposata con l’uomo che ha sempre amato che lotta per non far costruire la diga nella loro valle. Arriveranno a rimandare i lavori prima i fascisti, poi i nazisti e poi la guerra, con tutto quello di drammatico che portano con loro.

Resto qui dunque è un romanzo storico, che copre la vita della valle in cui è ambientato e dei suoi protagonisti per tutto il fascismo e la guerra, ma anche una parte del dopoguerra. È interessante osservare il racconto di periodi storici in qualche modo popolari in letteratura attraverso la prospettiva di un territorio di confine: l’Alto Adige infatti subisce pesantemente le conseguenze del fascismo perché di madrelingua tedesca, per poi subire un fascino del nazismo, ma di fatto non appartenendo né a Germania né all’Italia; un popolo che rimane neutrale e ostile a entrambe le dittature. È bella la voce che viene data a una terra di confine, ai suoi cambiamenti e a quello che ha subito in un periodo così turbolento.

Protagonista insieme ai personaggi è infatti senza ombra di dubbio la valle di Curon, che Balzano riesce quasi a farci vedere con le sue descrizioni, per quanto è bravo a raccontarcela: vediamo i suoi abitanti, schivi e quasi tutti contadini, vediamo le sue montagne, i suoi masi, le sue mandrie e persino la chiesetta prima che l’acqua la ricoprì quasi tutta. Un luogo che si fa anche identità, che vive insieme ai protagonisti di questa storia, con le sue lotte perdute ma doverose.

Oltre però il contorno storico e ambientale, ci sono i personaggi di questa storia: Trina racconta in prima persona la sua vita a quella figlia che scopriremo presto non esserci più; le racconta dai suoi occhi, e lo fa descrivendo tutto nei minimi dettagli: espediente narrativo intelligente che rende la narrazione fluida, dove le cose si descrivono da sole, dando carattere e una voce ben precisa a questo romanzo.

In questa storia viene raccontata la vita e la resistenza di una famiglia, la lotta per mantenere la propria terre, e quella la propria libertà: resistere è proprio la parola d’ordine, resistere ai fascisti, resistere ai nazisti, resistere alla neve e alla povertà, resistere agli italiani che vogliono costruire una diga ma anche resistere a dolori e drammi che mai guariranno. Come il vedersi portare via una figlia tanto amata.

Il rapimento di Marica, portata via con la forza o di sua volontà, crea un vuoto incredibile nella narratrice di questa storia che non se e riesce a fare una ragione; vuoto che condiziona anche il rapporto con il marito, con l’altro figlio. Un fantasma che contraddistingue a modo suo tutta la narrazione, dotandola di una profondità ancora più marcata.

I personaggi di questa storia, proprio per il modo in cui questa è raccontata, hanno una caratterizzazione, permettetemi il termine, pazzesca: sono così dettagliati in sfumature che si possono notare solo in persone reali, tanto da farci credere che forse è esistita davvero una Trina, che si nascondeva con suo marito tra le montagne durante la Seconda Guerra Mondiale.

Insomma, ho trovato Resto qui un romanzo molto pieno, intenso, ma che non mette troppa carne al fuoco anzi: la storia per questa narrazione è completa, perfetta, che racconta un pezzo di storia ma anche le persone che l’hanno fatta la storia; perché poi alla fine tutti vedono solo un campanile che spunta da un lago, ma chi se lo immaginerebbe che ci sia stato tanto vissuti dietro a quel campanile?

 

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Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

 

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