sulla scrittura recensione libro charles bukowski

Recensione di Sulla scrittura di Charles Bukowski

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Sulla scrittura Book Cover Sulla scrittura
Charles Bukowski
Raccolta di lettere
Guanda
2020
Cartaceo- Ebook
226

Charles Bukowski è uno scrittore fuori dal coro, un lupo solitario che non si è piegato alle regole di un sistema che ha sempre disprezzato. Proprio per questo la sua voce è unica, e i suoi racconti, le sue poesie, i suoi romanzi memorabili. In questa raccolta di testi inediti l’autore condivide con i lettori il suo pensiero sull’arte dello scrivere: impulso irrefrenabile, esigenza che non lascia scampo, unica cura al male di vivere, la scrittura non può essere un esercizio studiato a tavolino,né tantomeno un mestiere.

I cultori del Vecchio Sporcaccione troveranno qui delle vere e proprie gemme disseminate nelle lettere che Bukowski ha scritto nel corso della sua vita agli editori, ai redattori delle riviste, agli amici e ai colleghi scrittori. Henry Miller, Lawrence Ferlinghetti e John Fante sono solo alcuni dei destinatari del suo originalissimo epistolario, impreziosito da schizzi e disegni. Brutale, crudo, ma anche commovente e ironico, Sulla scrittura dipinge un ritratto di Bukowski da una nuova e più intima prospettiva, mettendo in luce la spigolosa e complessa umanità di una delle più grandi icone americane.

Oggi vi racconto Sulla scrittura di Charles Bukowski,  raccolta di lettere del celebre autore americano pubblicata qualche mese fa in Italia da Guanda.

Il volume raccoglie un insieme di lettere di Bukowski nel corso degli anni, dal 1945 al 1993, collezionando quelle dell’autore sul tema scrittura.

Tra le sue lettere, esplicative anche loro dello stile di Bukowski e della sua indole, intravediamo frammenti della sua vita, che per chi ha letto qualche suo romanzo o racconto sono una conferma del Bukowski che ci siamo sempre immaginato: dipendente della bottiglia e dai cavalli, con un rapporto decisamente contrastante con le donne, con un passato ricco di lavori che ha odiato, ma anche di letteratura musica classica e quadri. E sempre l’amore per il suono della macchina da scrivere.

Da questa raccolta si evincono molte alcune cose sull’autore, almeno, io ho fatto alcune considerazioni,
La prima è che Hank è decisamente come nei suoi libri: vero, spudorato, e un alcolizzato che molte volte si siede davanti la macchina da scrivere dopo aver scolato qualche bottiglia. Ma anche che Bukowski amava follemente scrivere, e non è un’iperbole: per lui era qualcosa che non poteva controllare, che lo faceva sopravvivere, una malattia senza cura come la ha definita in qualche occasione.
E in più ho constatato come egli odiasse gli scrittori accademici, quelli che scrivevano alla perfezione, con molto stile e mente e poco cuore. Lui al contrario aveva una scrittura d’impulso, con una tecnica non eccelsa ma tanto sentimento. Lo dimostra nelle sue lettere, distinguendosi secondo me sempre per la sua genialità e il suo talento, quel talento che poi va ricercando anche lui quando legge e crede sia componente fondamentale dei libri. Sostiene anche che i libri debbano parlare di vita vera, cosa che fa fatica a trovare nelle letture.

É vero che Bukowski in Sulla scrittura parla di talento e meno disciplina, che la aborra per la sua natura da outsider. Allo stesso tempo vive il rifiuto in maniera rabbiosa ma consapevole che tante volte che i no ricevuti sono stati fatti perché non aveva scritto qualcosa di buono, nella sua vastissima produzione. E anche se la sua grammatica e la sua ortografia non erano perfette, Bukowski ha scritto quasi tutti i giorni della sua vita.

Da queste lettere osserviamo pure una critica spietata all’ambiente letterario degli anni ’60/’70, di riviste letterarie, di autori a lui contemporanei famosi, dei suoi reading di poesie, della pubblicazione, dei diritti e di tutto ciò che poi ha riempito la carriera letteraria di Hank. Ma pure Scopriamo i suoi gusti letterari le sue contraddizioni, le sue epopee editoriali.

Sulla scrittura, questa raccolta epistolare di un autore controcorrente e controverso, parla pure di letteratura dove l’autore a modo suo ci racconta dei suoi modelli, di quello che i libri gli hanno lasciato, quasi ossessivamente.

Io amo lo stile di Bukowski, anche se come persona non era un esempio e aveva idee che vanno contro molti dei miei ideali, è stato accusato più volte di misoginia e censurato in alcuni paesi, e credo che se fosse vissuto in questo periodo probabilmente non avrebbe pubblicato un libro; lo apprezzo però per il modo in cui, con la sua spontanea passione e talento, ha rivoluzionato in un certo modo la letteratura, con la sua voce unica, per la sua attività da poeta e per i suoi racconti fuori dal coro, che parlano di una fetta di umanità mai mostrata prima. Andando oltre alle convenzioni del buon romanzo e della buona scrittura, ma scrivendo d’istinto.

L’immagine del poeta maledetto che Bukowski ha oggi, molto pop e decantata, è vera: era un decadente, venuto dal basso e ha fatto successo in età avanzata, che aveva votato la sua vita al vizio sempre portando tutto verso l’eccesso; può essere una ispirazione letteraria secondo me solo per alcune cose, perché incoerente ma geniale a modo suo, a cui difficile paragonarsi. Dovrebbe essere d’esempio per il suo scrivere in continuazione, il leggere e prendere il buono che si legge per sé, lo scrivere di sé e delle esperienze vissute, ma anche per lo scrivere ciò che si vuole senza seguire mode o schemi. Per gli aspiranti scrittori che vogliono emulare Hank invece dico che sarà difficile, se non si vive dell’amore e della dipendenza che quest’uomo così controverso provava per la scrittura.

Per questo consiglio Sulla scrittura, per assaporare un po’ dell’essenza appassionata e maledetta di questo scrittore che ha fatto la storia a modo suo.

Se volete leggere il libro, potete acquistarlo al link affiliato Amazon.

Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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