Tutto è possibile recensione libro elizabeth strout

Recensione di Tutto è possibile di Elizabeth Strout

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Tutto è possibile Book Cover Tutto è possibile
Elizabeth Strout
Racconti
Einaudi
2017
Cartaceo
254

Ad Amgash, Illinois, le vetrine dell'unica libreria ospitano l'ultima fatica di una concittadina, Lucy Barton, partita molti anni prima alla volta della sfavillante New York e mai più ritornata. E non vi è abitante del paese che non voglia accaparrarsene una copia. Perché quel libro, un memoir a quanto pare, racconta senza reticenze la storia di miseria e riscatto di una di loro, e insieme racconta la storia di tutti loro, quelli che sono rimasti fra le distese di mais e di soia del minuscolo centro del Midwest, con il suo carico di vergogna e desiderio, di gentilezza e rancore. A Patty Nicely la lettura di quelle memorie regala una dolcezza segreta, come avesse «un pezzo di caramella gialla appiccicata in fondo alla bocca». Patty, da bambina tanto graziosa da meritare, insieme alle sorelle, l'appellativo di «Principessina Nicely», è oggi una vecchia e grassa vedova, ancora tormentata dalla vergogna di un antico scandalo familiare e zimbello dei ragazzini della zona. Eppure lei, dal libro di Lucy Barton, si sente finalmente capita. Livida e aggressiva appare invece la reazione di Vicky, sorella maggiore di Lucy, quando, con il fratello Pete, invecchiato in solitudine senza mai davvero crescere, i tre si ritrovano nella casa di famiglia per la prima volta dopo diciassette anni. Vicky, rimasta al palo delle occasioni mancate, non perdona alla sorella scrittrice di aver tagliato i ponti con un passato insopportabile, di avercela fatta, e le parole che i tre fratelli si scambiano sono coltelli che affondano nella carne viva dei loro ricordi di bambini. Eppure Vicky si è presentata all'incontro con un commovente velo di rossetto sulle labbra, e Pete, nel disperato tentativo di rendere la casa casa, ha comprato un tappeto nuovo. Certo, le cicatrici sono quasi più della carne, per i personaggi di questi racconti; certo, «siamo tutti quanti un casino, e anche se ce la mettiamo tutta, amiamo in modo imperfetto». Ma se ci si può rinnamorare ben oltre i settant'anni su un lungomare italiano, come capita a Mississippi Mary; se si può trovare sollievo dal dolore indicibile dell'esistenza in un momento di assoluta condivisione nella stanza anonima di un bed and breakfast, come capita a Charlie Macauley; se si può scovare un amico, un amico vero, nel retro di un teatrino amatoriale, proprio alla fine di ogni cosa, come capita a Abel Blaine, allora tutto, ma proprio tutto, è possibile.

Elizabeth Strout è una delle più promettenti voci statunitensi contemporanee, insignita anche del Premio Pulitzer nel 2009. Ricordiamo dei suoi lavori sicuramente il bellissimo Olive Kitteridge, ma oggi vi parlo di uno dei suoi ultimi titoli: Tutto è possibile, pubblicato nel 2017, in Italia edito da Einaudi e il seguito ufficiale del già celebre Mi chiamo Lucy Barton.

Di cosa parla Tutto è possibile?

Lucy Barton è scappata da Amghas, Illinois, riscattando un’infanzia terribile e diventando una affermata scrittrice che vive a New York. Il suo ultimo libro parla di quel paese di provincia che l’ha vista crescere.
I racconti di questo libro ruotano intorno alla figura di Lucy, parlando però di chi è rimasto: il suo vicino, i suoi cugini, suo fratello e altri abitanti di questo paesino.

Tutto è possibile una raccolta di racconti corale, composto da frammenti di vite che si raccontano; ognuna di queste esistenze è legata all’altra in qualche modo, ma allo stesso tempo sono tutte persone molto diverse tra loro. Qualcosa li accomuna: non sono più giovani, sono sopravvissuti a quell’America di provincia che li ha messi tutti duramente alla prova nel corso della loro vita, e lottano per superare alcuni dolori del proprio passato.

Strout ha una penna grandiosa e sa mettere una lente d’ingrandimento sulla gente normale, osservandoli nella loro intimità, nei loro drammi interiori, ampliando la loro umanità e mostrandoceli nel profondo.
La scrittrice, con un linguaggio semplice e parlando di persone comuni che affrontano la vita come tanti altri come loro, disegna un quadro più che verosimile delle difficoltà dell’esistenza, fatte di errori, di rimpianti, di rimorsi; l’autore mostra come i traumi del passato si ripercuotano sul presente, e inevitabilmente sulla quotidianità che ognuno di questi protagonisti cerca di vivere.

Lo si potrebbe definire anch’esso un romanzo per racconti, un po’ come Olive Kitteridge, con questa volta il filo conduttore di Lucy e della provincia americana. In Tutto è possibile infatti non c’è una vera e propria trama, ma una serie di voci che si raccontano nel presente e nel passato.
Vivere è faticoso, e Strout ne racconta l’essenza della vita attraverso i suoi personaggi, ognuno con i propri demoni e problemi.

Il racconto che ho preferito è quello che narra della protagonista (se così vogliamo definirla) della storia, Lucy Barton, che torna al paese dopo molti anni d’assenza.
Un racconto drammatico che fa scavare nel cuore e nei ricordi dei personaggi di questa storia breve, che mi ha impressionato particolarmente per l’intensità con il quale è raccontato e la verosimiglianza di questo. L’ho trovato vero, una scena che si potrebbe osservare nella vita reale.

Tutto è possibile dunque è un libro intenso, da assaporare piano per godere delle sfumature delle storie che ci racconta, in una narrazione delicata e che mette l’accento sulla tragicità dell’esistenza e su vite apparentemente banali.

Se volete leggere il libro, potete acquistarlo al link affiliato Amazon.

Se volete altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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