Recensione di L’ombra dello scorpione di Stephen King

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L'ombra dello scorpione Book Cover L'ombra dello scorpione
Stephen King
Distopico
Bompiani
1978
Cartaceo
929

L'errore di un computer, l'incoscienza di pochi uomini e si scatena la fine del mondo. Il morbo sfuggito a un segretissimo laboratorio semina morte e terrore. Il novantanove per cento della popolazione della terra non sopravvive all'apocalittica epidemia e per i pochi scampati c'è una guerra ancora tutta da combattere, una lotta eterna e fatale tra chi ha deciso di seguire il Bene e appoggiarsi alle fragili spalle di Mother Abagail, la veggente ultracentenaria, e chi invece ha scelto di calcare le orme di Randall, il Senza Volto, il Male, il Signore delle Tenebre.

Nel 1978 Stephen King ha pubblicato una prima versione di questo romanzo; dopo oltre dieci anni, l'autore lo presenta per la prima volta restituito alle forme e alla lunghezza originali, riscrivendo di fatto il romanzo per una nuova generazione di lettori e sviluppando a ruota libera la sua titanica impresa narrativa. 

Oggi vi parlo di un libro che mi ha rapita, cosa che prima di quest’anno non credevo mai potesse accadere: questo perché non avevo mai letto nulla del suo autore, celeberrimo e amato in tutto il mondo. Il romanzo protagonista di questa recensione è L’ombra dello scorpione di Stephen King.
Nella sua prima edizione The stand (titolo originale dell’opera) è uscito nel 1978, e 10 anni dopo King decide di pubblicare la versione integrale di questo volume, quella originaria, che conta oggi ben 929 pagine.

Di cosa parla L’ombra dello scorpione?

Un virus mortale uccide in fretta l’America, dopo aver per sbaglio contagiato una famiglia: Captain Trips lo chiamano, perché viaggia velocemente e non risparmia nessuno. O quasi, perché alcune persone si scoprono immuni a questo virus, come Frannie e Harold, Larry, Stu e Nick.

Dopo che l’epidemia ha decimato gli Stati Uniti, ed è quindi “la fine del mondo”, ogni singolo gruppo si mette in viaggio alla ricerca di altri esseri umani, iniziando a girare il paese tra le macerie di quello che prima era la società.
Durante il viaggio tutti i sopravvissuti sono accompagnati da sogni di una signora anziana di colore che li aspetta a Boulder, alternati da alcuni incubi, popolati da un misterioso uomo nero che li terrorizza.

Questo è parte di quel che accade in questo maestoso racconto, massiccio e ricco di storie da raccontare, che comincia da un evento disastroso come un virus con una mortalità del 99 percento e si sviluppa durante la fine del mondo e la sua ricostruzione; ma è molto di più di questo.

L’ombra dello scorpione è un romanzo corale, popolato da moltissimi personaggi tutti molto diversi tra loro, che in principio sembrano scollegati gli uni agli altri, ma poi in un modo o in un altro entrano tutti in contatto tra loro.
Abbiamo la ragazza del Main in cinta, l’operaio silenzioso del Texas, il musicista newyorchese, il ragazzo muto che da sempre è stato emarginato, il ragazzino intelligente ma considerato “sfigato”; a questi nel corso di questa storia se ne aggiungono altri man mano che la vicenda si snoda.
La coralità del racconto è resa anche dal cambio di prospettiva, dove un narratore che tutto sa ci racconta, anticipa, delle volte spoilera cosa accadrà.
La narrazione è intervallata, specie all’inizio, da frammenti di giornali, racconti paralleli, diari personali, riempiendo la storia di moltissimi punti di vista a cui attingere.

Sempre al riguardo dei personaggi, nonostante la loro numerosità, sono ben caratterizzati e sfaccettati. Ognuno ha una singola evoluzione che sarà importante nell’intero arco narrativo. Ed è  difficile non affezionarsi a qualcuno di loro: King infatti, facendoli affrontare un evento catastrofico come quello dell’influenza Captain trips, un’apocalisse in tutto e per tutto, mostra l’umanità di ognuno di essi, le loro debolezze, i loro pregi e i loro difetti, rendendoli limpidi agli occhi del lettore.
Mi sono soffermata sulla caratterizzazione perché trovo che sia uno dei punti forti di questo romanzo, la cosa che ti incolla alla storia all’inizio e ti spinge ad affrontare le sue oltre 900 pagine con curiosità e interesse.

Lo stile di King poi è appassionante, facendo di questo romanzo un vero e proprio page turner: vuoi sapere che succede a ogni costo. Non si riesce a smettere di leggerlo grazie alla suspense che lo scrittore crea in noi spettatori, ma anche con l’aiuto alle piccole anticipazioni di cui ho parlato sopra, che fanno domandarsi il come si arrivi a un certo punto.

L’ombra dello scorpione inizia parlando di un virus mortale, e devo dire che cominciarlo a marzo di quest’anno (cosa che ho fatto io) in concomitanza con l’inizio del problema Covid a livello mondiale, è stato un po’ difficile: troppo facile era immedesimarsi.
Il romanzo però, checché se ne creda, non parla del virus, o almeno non lo fa in maniera esclusiva. L’influenza, anzi, mi è sembrata più che altro un pretesto, l’evento scatenante, per raccontare questa distopia che prende vita nelle pagine di Stephen King.
Perché a tutti gli effetti L’ombra dello scorpione è un romanzo distopico, in un presente (futuro per lo scrittore) post apocalittico, in cui i sopravvissuti cercano di ricostruire una società.

La ricostruzione di un equilibrio sociale è uno degli altri aspetti interessanti della storia: il raccontare la rinascita della società, con dubbi etici e morali, il ritorno alle buone vecchie abitudini che però non sono sempre buone.
Si trattano dai problemi più semlici, come la riattivazione l’elettricità o il trovare un medico per non morire per cose che fino a poche settimane prima sembravano una sciocchezza, al riformare una democrazia o la forma di governo da scegliere o il fondare una nuova forza di polizia. È bello vedere come King racconti questa cosa, e come, in qualche modo, rifletta in essa una certa critica sulla società moderna e tutte le sue contraddizioni.

L’ombra dello scorpione come tema centrale ha la lotta eterna tra bene e male, dando un’implicazione anche religiosa al tutto. Ci si trova davanti il bene, incarnato in un’anziana devota anima e corpo a dio, e il male visto nella figura del misterioso uomo nero, Randall Flagg, che assolda i cattivi del mondo con lo scopo di governare su di esso.
In questo contesto strano l’elemento fantastico è incastrato alla perfezione, diventandone parte integrante e fondamentale, con sogni e visioni psichiche (a cui viene data una sorta di spiegazione), ma anche poteri sovrannaturali e premonizioni dal futuro.
L’unico piccolo neo è, secondo il mio modesto parere, la figura del cattivo che non mi ha soddisfatto appieno. Ma non vi spiego altro per non rovinarvi la trama.

Durante il finale in compenso si ritrova un senso di circolarità, dando un significato totale e definitivo a tutta la storia.

Per concludere, L’ombra dello scorpione è un romanzo che incolla il lettore alle sue pagine nonostante la sua mole. Una storia che si divora per vedere gli effetti di Captain trips su quella che una volta era l’America.
Davvero un gran bel libro, consigliatissimo.

Se volete leggere il libro, potete acquistarlo al link affiliato Amazon (dove si riesce a trovare solo la versione in inglese del volume, vi consiglio per l’usato o di comprarlo in libreria se volete leggerlo in italiano).

Se volete altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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