Il grande romanzo americano recensione libro philiph roth

Recensione di Il grande romanzo americano di Philip Roth

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Il grande romanzo americano Book Cover Il grande romanzo americano
Philiph Roth
Einaudi
1973
Cartaceo- Ebook
426

C'è un colossale crimine contro la verità che è stato perpetrato dalle autorità costituite americane a partire dal 1946: la storia della Patriot League di baseball è stata completamente cancellata dalla memoria collettiva. Colpa di un complotto comunista e forse anche di un intrigo capitalista. E cosí nessuno si ricorda piú di Gil Gamesh, l'unico lanciatore che abbia mai provato a uccidere l'arbitro. Letteralmente. O dei Ruppert Mundy, la prima e unica squadra senzatetto di un campionato maggiore. Né dell'ex carcerato John Ball, «il Babe Ruth della galera», il prima base che non ha mai battuto un fuoricampo da sobrio. Uno dei romanzi piú divertenti di Philip Roth, che trasforma il baseball da sport nazionale, e mito intoccabile, in un fuoco di fila di invenzioni comiche e personaggi difficili da dimenticare.

Oggi vi racconto uno dei capolavori di Philiph Roth che ho letto grazie a uno degli innumerevoli gruppi di lettura a cui partecipo, Il grande romanzo americano di Philip Roth, titolo pubblicato per la prima volta nel 1973.

Di cosa parla Il grande romanzo americano?

La trama del libro è legata alla Patriot League, lega americana di baseball, e alla squadra fittizia dei Mundys, popolata da grotteschi giocatori. Il team, a causa di un complotto, vede la storia è stata cancellata dagli annali per colpa dei suoi “legami” con il comunismo.
Ma questo libro, tra le sue pagine, racconta molto di più di una squadra di Baseball, per di più abbastanza scarsa nel gioco.

Il grande romanzo americano sembra un libro che parla, in fin dei conti, di sport. Faccio una considerazione personale sin da subito: io di questo – né di altri sport – non ne capisco un tubo. Nonostante le dinamiche della trama in alcuni casi mi siano state un po’ ostiche, devo confessarvi che nella struttura complessiva non mi è pesata come cosa. Al contrario, hanno avuto un peso infimo sulla mia lettura del volume.
Ridurre infatti Il grande romanzo americano solo a un libro che parla di uno sport sarebbe davvero riduttivo: questo è un volume straordinario, specie per la scrittura del suo autore, che dimostra il suo potenziale qui, sfruttando l’ironia e le parole a suo favore.
Roth è riuscito in un esercizio di stile lungo un romanzo, mischiando un argomento popolare come può essere il baseball e i suoi campionati negli States in qualcosa per l’appunto di spettacolare, buttando dentro la sua storia raccontata con ironia tematiche importantissime come il razzismo, la società americana, la politica.
La trama dunque passa in secondo piano in confronto allo stile del vincitore di Pulitzer, che gioca con tematiche a lui care ma specialmente con le parole.
Qui più che in ogni altro libro mi sono resa conto che molte volte a trama non è così importante, se il come viene raccontato una storia è spettacolare come fa Roth.

Il sogno americano, questa volta trasfigurato nel baseball, di nuovo viene demolito con dei giochi stilistici eccezionali e con dei personaggi raccontati al limite della comicità.

Non dimentichiamo poi un’introduzione davvero geniale sul concetto di grande romanzo Americano, un mito ricercato da tantissimi autori degli Stati Uniti e mai completamente raggiunto, dove Roth si prende la licenza di prendere in giro capisaldi della letteratura del suo paese, primo tra tutti Hemingway, ma anche Mark Twain e Melville.
Da subito si comprende il tono del libro, e con un inizio del genere non ho potuto che amare la cinica satira e spietata ironia che popolano nelle quattrocento pagine di questo romanzo.

Il grande romanzo americano, per concludere, è un abile esperimento di Philip Roth, che gioca sull’idea della tanto ricercata opera definitiva che rappresenti il suo paese, buttandoci dentro sport e politica, in modo satirico, irriverente, di certo non politicamente corretto. Questo è un romanzo che consiglio come lettura necessaria se sia ama la letteratura americana.

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Alla prossima con una nuova recensione.

Giorgia

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