Il vecchio e il mare, tra introspezione e lotta contro l'oceano

Il vecchio e il mare, tra introspezione e lotta contro l’oceano

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“Nessuno dovrebbe mai restar solo, da vecchio, pensò. Ma è inevitabile.”

Ernest Hemingway è uno dei più grandi scrittori americani. Una vita un po’ dissoluta, un carattere burbero e un grande amore per l’alcol hanno contribuito a creare nel pubblico l’immagine di scrittore maledetto.
Prima di oggi, però, non avevo mai letto nulla del grande Hemingway. Mancanza di stimolo? Può darsi; ma quando mi sono trovata in libreria davanti agli occhi una versione tascabile de Il vecchio e il mare, la curiosità mi ha spinto a portarlo a casa e leggerlo.

Il vecchio e il mare è uno dei più famosi scritti dell’autore americano, al limite tra romanzo e racconto lungo.
La storia parla di un vecchio pescatore cubano, che, spinto dalle maldicenze del villaggio che sostenevano che oramai non fosse più buono a pescare, si spinge in alto mare per prendere un pesce grosso. Si ritroverà sperduto nell’oceano per giorni, in una lotta tra lui e il più grande pesce che avesse mai visto. Uno scontro che in fin dei conti perderà, perché non riuscirà che a portare con sé la lisca di quel pescecane lungo cinque metri sulla spiaggia del villaggio.
La vita di un uomo raccolta nel suo rapporto con il mare, grande amore e grande nemico, in una allegoria della solitudine, rappresentata dalla sfida più grande della sua esistenza.

La solitudine è proprio uno dei temi fondamentali de Il vecchio e il mare. L’uomo è contrapposto alla vastità del mare, immenso e desolato, dove si ritrova solo contro il mondo. Con questa metafora Hemingway vuole paragonare quel singolo uomo con l’umanità intera, costretta alla solitudine e a una guerra molto personale, dove non è detto che ne esca vincitore.

La solitudine e la vecchiaia viaggiano sullo stesso piano nel racconto, affrontando anche quest’ultima come argomento principale nelle pagine del libro. Non importa che tu sia stato un grande uomo e abbia compiuto azioni grandiose nella tua vita, quando l’esistenza sarà vicina al suo epilogo sarai solo considerato un vecchio, non il grand’uomo che eri.

Il protagonista non è che un anziano che cerca con tutte le sue forze di dimostrare che è ancora in grado di essere all’altezza di quello che era. L’atto estremo di un uomo e un’ultima dimostrazione di forza. Orgoglio, vittoria e disfatta dunque sono traversali per tutta la storia. Nonostante però una lotta che gli costa molto, sia fisicamente che emotivamente, alla fine ne uscirà sconfitto. La sconfitta è anche un’amara vittoria, che nonostante tutto, riesce a riconquistare la fiducia e l’apprezzamento delle persone.

Il destino infausto dunque è il significato finale. Questo è portatore delle sventura del vecchio e di tutti gli uomini, che non possono contare sulla “fortuna beffarda”, ma costretti tutti a prestarsi al gioco di un triste fato.

Il vecchio e il mare, tra introspezione e lotta contro l'oceano

La scrittura di Hamingway è diretta e asciutta. Molti tecnicismi sul mondo delle imbarcazioni, in alcuni punti, rendono lenta la lettura. Le parole dell’autore compensano i termini marinareschi e scorrono lisce per questo suo lungo racconto.
Il vecchio e il mare, per la maggior parte, è strutturato come un lungo monologo interiore  dove il vecchio è protagonista con la sua voce e con i suoi pensieri della narrazione.

Il libro mi ha tenuta incollata alle sue righe. All’inizio non avevo ben chiaro dove la storia andasse a parare. Man mano che andavo avanti ho iniziato a tifare per quell’uomo. Volevo che vincesse la sua battaglia, che riuscisse a dimostrare il suo valore.
Il finale agrodolce mi ha lasciato sia l’amaro in bocca che una strana sensazione di quiete. Nonostante la volontà di un lieto fine devo ammettere che il finale è perfetto per la storia creata da Hemingway, chiudendo il cerchio e riscattando il personaggio di Santiago, in maniera inconsueta e inaspettata.

Il vecchio e il mare è un libro che ho apprezzato molto, una storia densa, dura, ma con una metafora chiara sulla visione della vita da parte di Hemingway. Lui stesso definì il suo scritto come il migliore mai creato in vita sua, e non si può che dargli ragione: un capolavoro della letteratura.

Da leggere per immaginare l’oceano, i pescecani e i pesci volanti, per lottare insieme a quel vecchio e l sua lenza.

Giorgia

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