L'agrodolce storia di Margherita Dolcevita, romanzo di Stefano Benni

L’agrodolce storia di Margherita Dolcevita

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“Beh, lo confesso, il treno mi erotizza, perché penso che lì incontrerò il mio grande amore. Immaginavo che da un momento all’altro sarebbe entrato nello scompartimento. Come sarebbe stato? Un giovane rivoluzionario come il Che del poster? Un bruttino intellettuale e dolcemente triste come il cantante dei Radiohead? Una lesbica nera vestita da Batgirl? Il mio adorato Hannibal? Oppure il controllore più sexy del mondo?”

Abitavo in una delle vie centrali di Trieste fino all’anno scorso. Tornando a casa dal lavoro una sera mi sono fermata al bar di fiducia a fare due chiacchiere con il mio amico barista. 
Delle volte, le chiacchiere che fai con uno sconosciuto, sono illuminanti, e quello che mi accadde quella calda sera d’estate. Mi misi a chiacchierare con una ragazza sola come me, e, tra una parola e l’altra, venne fuori l’argomento libri. Ne viene fuori che a entrambe piaceva Stefano Benni, e mi diede della pazza perché avrei dovuto leggere necessariamente Margherita Dolcevita, suo libro preferito dell’autore.

L’ho trovato la prima volta che sono stata da Libribelli, l’ho letto e confesso: mi sono innamorata di Margherita Dolcevita, follemente e spudoratamente!
Mi sono innamorata prima della copertina, poi, appena iniziato a leggere della storia, ho amato ogni parola.

Il racconto ha come protagonista l’adolescente col cuore malandato Margherita. Lei ha capito il mondo ed è una ragazza sveglia, sfacciata, furba e colorata. Ha una famiglia bizzarra, composta da un papà aggiusta-tutto col riporto, una mamma malata di soap che fuma sigarette virtuali, un nonno marinaio innamorato di un fantasma, il fratello maggiore ultras e quello minore genietto game player. 

A rovinare l’idillio della casa di Margherita, nella periferia al limite tra campagna e città, è l’arrivo della famiglia Del Bene e del loro cubo nero. La storia si evolve in maniera bizzarra e un po’ criptica, attraverso tecnologie mai viste, angeli, fantasmi, amici immaginari, armi e misteri.

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Ho amato il libro specialmente per il personaggio principale, la giovane Margherita. Una ragazza un po’ cicciottella, a cui però poco importa dell’aspetto fisico e si concentra su altre cose nella sua vita. Scrive poesie brutte, incipit di racconti mai finiti, e inventa titoli di libri ostentando tanta sicurezza da farli sembrare veri. Un piccolo personaggio geniale che passa da momenti estremamente infantili, all’argutezza non proprio di una ragazza della sua età, alle polemiche di una donna di ottant’anni. Ogni tanto zittisce il lettore con frasi eccessivamente adulte per la sua età, ma infondo Margherita Dolcevita è troppo sognante per essere già una donna e troppo irriverente per essere ancora una bambina.


Ho trovato nel libro il simbolo del passaggio dall’infanzia all’età adulta: un passaggio che fa percepire purtroppo  le atrocità che l’esistenza presenta, che fa spegnere quel luccichio negli occhi.

Margherita, essendo cresciuta quasi in campagna, ha un forte legame con la natura e tutto ciò di cui questa è composta.
La componente della natura è vissuta per questo motivo come parte fondamentale della storia. Nonostante la leggerezza che pervade tutto il libro, l’ecologia e l’amore per i prati, i fiori, gli alberi e gli animali è un argomento trattato in maniera molto concreta.
Lo fa attraverso la purezza della visione della vita di Margherita Dolcevita, amante dei doni che madre natura ci ha dato. Questo amore viene contrapposto alla brutalità e la conquista della “civilizzazione” e la tecnologia portato in quel piccolo angolo di paradiso.

La natura è anche vista come forza sovrumana che si ribella alle brutalità dell’uomo che non riesce capire la sua importanza: un’energia implacabile che prevarica contro l’essere umano che si sente troppo potente. Una forte metafora sulle sorti del nostro pineta che stiamo pian piano uccidendo, una premonizione sulle future reazioni della Terra agli abusi subiti negli ultimi secoli.

Margherita dolcevita è una storia di spie e di fantasmi, anche se in fondo si rivela un libro drammatico, con un finale che lascia spiazzato il suo lettore, me compresa. L’ho dovuto metabolizzare, rileggere, capire e interpretare.

Consiglio sempre Benni per sdrammatizzare un po’ la lettura e per farsi coinvolgere dal divertimento delle parole. Margherita dolcevita è un libro da leggere, per indossare degli occhiali rosa e guardare il mondo con la malizia di una bambina!

Giorgia

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