Recensione di L’anulare di Yoko Ogawa

Recensione di L’anulare di Yoko Ogawa

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L’anulare Book Cover L’anulare
Yoko Ogawa
Narrativa
Adelphi
1994
Cartaceo
103

Quando viene assunta dall’impeccabile signor Deshimaru, la giovane protagonista di questo libro enigmatico è alquanto disorientata. E tuttavia non ci metterà molto ad abituarsi al nuovo lavoro, che consiste nell’accogliere «con gentile professionalità» le persone che vengono a consegnare un oggetto – il quale, nel laboratorio sotterraneo a cui solo il signor Deshimaru ha accesso, sarà, con amorevole cura, trasformato in un «esemplare». La ragazzina che chiede loro di conservare (dopo averli debitamente catalogati) i tre piccoli funghi spuntati sulle macerie della casa in cui sono morti i suoi genitori non tornerà mai a vederli, né mai tornerà il vecchietto che ha portato le ossa calcinate del suo padda; ma, come tutti gli altri «clienti», avranno raggiunto il loro scopo: separarsi per sempre da ciò che hanno perduto. A poco a poco la docile impiegata – che, a causa di un incidente occorsole nella fabbrica di bibite dove lavorava prima, ha perduto anche lei qualcosa: un «pezzetto di carne a forma di conchiglia» della punta dell’anulare sinistro – si lascerà come inghiottire dall’atmosfera ovattata del laboratorio, dal silenzio lancinante che vi regna; né tenterà di sottrarsi alla perversa fascinazione che esercita su di lei il sempre più inquietante signor Deshimaru. L’universo ossessivo, feticista e straniato di Ogawa Yoko, una delle «ragazze terribili» della nuova letteratura giapponese, si impone con soave autorevolezza, e l’ingannevole trasparenza della sua scrittura ci inchioda a queste pagine – dalle quali nessuno potrà uscire indenne.

I libri ti chiamano, più trascorre il tempo e più ne sono certa. Era però da qualche tempo che non compravo un libro sulla fiducia, così, a una bancarella, senza saperne niente né averne mai sentito parlare. Così ho incontrato L’anulare, un libro piccino di quelli della meravigliosa collana de La piccola biblioteca Adelphi scovato in una bancarella di libri usati, che mi ha proprio chiamato. E ho poi letto in un pomeriggio. L’autrice è la giapponese Yoko Ogawa che l’editore presenta come una delle «ragazze terribili» della nuova letteratura giapponese, ed è tradotto in italiano da Cristina Ceci.

La trama è abbastanza strana e decisamente inglobante: una ragazza giovanissima si candida per caso per un lavoro nello studio del signor Deshimaru, senza esperienza ma più per curiosità. Si troverà a lavorare in un posto unico, dove il proprietario nel suo laboratorio rende oggetti «esemplari», un luogo con un alone di mistero e circondato da storie di persone che vogliono incorniciare in maniera unica una parte difficile della propria vita.

Il racconto è breve, intenso e misterioso, che cattura il lettore proprio per la peculiarità della sua trama: cosa sono questi esemplari? Cosa fa esattamente quella specie di scienziato nel suo laboratorio?
La storia affascina in un misto di stranezza e visceralità, dove seguiamo in parallelo la storia della nuova receptionist, che ha perso una piccola parte del suo dito nella fabbrica di gazzosa dove lavorava in precedenze, ma anche di quelle delle persone che lasciano qualcosa per trasformarlo in «esemplare».

L’anulare è un libro porta con sé un miscuglio di sentimenti, come tristezza, malinconia e traumi; in questa storia le  persone abbandonano un oggetto, un qualcosa, una parte di loro stessi, in tutti i casi dopo aver subito un evento traumatico; il concetto è quello di fissare un momento, un attimo che nonostante sia brutto, rimane sempre qualcosa di importate, tanto da volerlo rendere unico.

Leggiamo anche la storia di questa protagonista senza nome che si lascia coinvolgere al cento per cento da un luogo strano, da un uomo enigmatico che fissa questi attimi delle persone in file di diverse dimensioni e le archivia, che ispira la fiducia della gente nonostante la sua eccentricità.

L’anulare è dunque un libro grottesco, a tratti inquietante, che mi ha dato l’idea di avere al suo interno una atmosfera rarefatta come in quel laboratorio nascosto.
Il libro mi è piaciuto da morire, e mi piacerebbe approfondire la conoscenza con questa autrice a me fin’ora sconosciuta; uno di quei librini che mi ha fatto pensare che davvero gli Adelphi sono dei libri unici. Per questo non posso fare altro che consigliarlo, come lettura estiva ma estraniante, unica nel suo genere.

Se volete leggere il libro, potete acquistarlo al link affiliato Amazon.

Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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