Recensione di La trilogia della città di K. di Agota Kristof

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La trilogia della città di K.

La trilogia della città di K. è uno di quei libri che volevo leggere da un bel po’ di tempo; quando vivevo in Australia ci ho provato, ma non ho potuto perché non esiste la versione digitale, e in inglese leggo solo libri che sono stati scritti in inglese originariamente. Appena tornata però ho iniziato a cercarlo. Ora poi che ho iniziato a frequentare la biblioteca del mio quartiere la ricerca è stata breve. La trilogia della città di K. è stato per questo motivo il primo libro iniziato nel 2022, l’ho letto in mezza giornata ipnotizzata da questa storia disturbante per il più del tempo e dallo stile magnetico.

Di cosa parla La trilogia della città di K.?

È difficile spiegare bene la trama di questo libro senza fare spoiler. Vi dirò solo che il libro è diviso in tre parti, che sono nati come tre romanzi brevi distinti ma dello stesso ciclo, ma pubblicato in Italia da Einaudi in un solo volume. Tutti e tre i romanzi raccontano la storia di due gemelli, che a ogni libro cambiano e rimangono sempre se stessi. Dapprima legatissimi come se fossero una sola persona, poi separati per seguire la storia solo di uno, per poi concludere con il loro burrascoso ritrovo. Ma questo riassunto non è niente rispetto alla potenza strabiliante di questa storia, che ha sullo sfondo un paese senza nome colpito da una durissima guerra.

La cosa che fin dall’inizio mi ha incollato alle pagine di questo libro è stata la brutalità delle cose che vi succedono, allo stesso tempo raccontare con una naturalezza devastante. Nonostante la storia cambi punto di vista della narrazione a seconda di quale dei tre volumi stiamo leggendo, lo stile di Kristof è secondo me sempre perfetto: duro, senza orpelli ma eccezionale in tutta la sua essenzialità. Contrapposto poi a queste sua storia o meglio dire storie dure, brutali, crudeli, che a volte fanno letteralmente rabbrividire, posso affermare con certezza che questa commistione rende tutto qualcosa di unico ed eccezionale.

I temi trattati in questo testo sono diversi, ma il contesto storico è di certo interessante: Kristof racconta di questa fantomatica città di K., colpita da una guerra tremenda e che vive anni di agonia sotto il peso della conquista di un invasore straniero; anche se non ben specificato, potrebbe rimandare alla seconda guerra mondiale, e Kristof mostra con estrema nitidezza quanto i conflitti siamo spietati, e si ritorcano contro la povera gente principalmente. Il come racconta poi la guerra dalla parte delle persone comuni è terribile e straziante, mostra come eventi come questi levino e privino di umanità un po’ tutti.

I gemelli protagonisti di questa trilogia poi sono personaggi mutevoli, che cambiano di romanzo in romanzo, prima descritti come inseparabili, freddi, svuotati di ogni umanità per mettersi alla prova nella propria soglia di dolore, per poi essere separati nel secondo romanzo e per rincontrarsi in qualche modo completamente inaspettato nel terzo. Il tema del doppio viene raccontato sempre attraverso questi due gemelli, collegandosi al tema dell’identità applicata al doppio, dove i confini e i nomi si confondono, anche grazie a un brillante gioco di parole e anagrammi tra Klaus e Lukas.

Anche la famiglia è un tema ampiamente trattato, e approfondito, raccontata in maniera molto sfaccettata ma sempre sottolineando la disfunzionalità della stessa; non troviamo infatti famiglie amorevoli, ma condite di rancori, legati da strani equilibri, tra rimpianti ed errori, relazioni complesse e contorte. Dove c’è sempre una costante oscura, e la morte va in parallelo con la vita.

La narrazione di Kristof si basa per tutti e tre i racconti su colpi di scena che lasciano il lettore un po’ attonito, dove niente è quello che sembra e tutto è diverso da quello che è, dove menzogna e verità si uniscono e non si riesce bene a capire quali siano i fatti veri e propri.
Io per tutto il libro sono rimasta senza parole, non capivo e volevo sempre più cercare di capire cosa stava succedendo: questa è la magia di Kristof, il lasciarti sempre sul filo del rasoio alla ricerca di comprensione, per poi portarti alla fine di questo libro dove non necessariamente tutte le domande avranno risposta. Ma in fondo va bene così perché nel suo complesso romanzo rimane un libro davvero spettacolare. Preparatevi mentalmente a farvi prendere in giro dunque da questa scrittrice che fa delle bugie vera e propria letteratura.

Consiglio La trilogia della città di K. dunque? Sì assolutamente, da leggere per rimanere ipnotizzati da Kristof, in una storia che parla di dolore, di sofferenza, di guerra, di famiglia e di identità.

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Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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