1Q84 recensione trilogia libri libro murakami haruki

Recensione di 1Q84 di Murakami Haruki

Reading Time: 4 minutes
1Q84 Book Cover 1Q84
1Q84
Murakami Haruki
Distopico
Einaudi
2009-2010
Cartaceo. Ebook
1170

Tokyo, 1984. Aomame è spietata e fragile. È un killer che in minigonna e tacchi a spillo, con una tecnica micidiale e invisibile, vendica tutte le donne che subiscono una violenza. Tengo è un ghost writer che deve riscrivere un libro inquietante, pericoloso come una profezia. Persi sotto un cielo ostile in cui brillano due lune, entrambi si giocano la vita in una storia che sembra destinata a farli incontrare.
Mai come in 1Q84 Murakami ha esplorato i nostri incubi per dare vita a un mondo così personale, onirico e malinconico, in cui nessuna realtà parallela ripaga per la nostalgia di un'amicizia d'infanzia, per un amore mancato.

Tra giugno e luglio mi sono approcciata a uno dei libri che era nella mia lista dei buoni propositi dell’anno: il mastodontico 1Q84, trilogia di libri che supera le 1000 pagine dello scrittore giapponese più popolare in Italia ma anche nel mondo Haruki Murakami.

Parlare di 1Q84 non è facile: è un libro lungo, con una trama complessa e articolata, piena di colpi di scena e di cose apparentemente senza senso. Difficile è anche riassumerla: si articola in tre libri ma la cui storia è legata dall’inizio fino all’ultima pagina.

Partiamo con il parlare della prospettiva: la storia segue punti di vista alternati dei due protagonisti (come accade anche in Kafka sulla spiaggia per esempio), Aomame e Tengo, in capitoli dedicati ai due punti di vista che si susseguono prima senza alcun apparente legame, per poi intrecciarsi e mostrare come le due storyline si uniscono.

Aomame è un’insegnante di fitness di giorno e di notte un’assassina di uomini violenti per conto di una anziana signora che ha una associazione contro la violenza sulle donne. Tengo invece insegna matematica a una scuola preparatoria e scrive racconti nel tempo libero: il suo editor gli chiede di riscrivere un romanzo che ha molto potenziale per un concorso per nuovi scrittori ma pecca di stile; conosce così la giovane e strana Fukaeri, scappata dalla comune/setta dove vivevano i suoi genitori e che nella sua storia racconta qualcosa che sembra fantasia mentre è più reale di quel che si possa immaginare.

I due entrano misteriosamente nel 1Q84 o paese dei gatti, mondo strano dove ci sono due lune e strane forze che lo governano: ritrovarsi i due sarà lo scopo dell’intera serie.

Riassunta un po’ la trama andiamo ad analizzare la narrazione di Murakami: questo libro può essere considerato secondo gli standard normali un libro fantasy o distopico/ucronico, ma categorizzare così il lavoro di Murakami è difficile. Infatti lo scrittore ci immerge in un mondo fantastico dominato dalla mancanza del comune senso logico e realtà; nonostante la sua storia abbia due lune e creature magiche come i little people ci sono personaggi reali, caratterizzati nei minimi dettagli e sfumature, di cui conosciamo la storia, le sofferenze, i traumi e l’interiorità. Persone vere, che hanno traumi come tutti in cui non è difficile immedesimarsi. Questo suo stile viene chiamato unrealism per la prima volta da Charles Baxter nella recensione di questo libro per New York Review of Books,  che ancora meglio del termine realismo magico rispecchia questo testo. Una realtà non reale, un mondo finto e vero allo stesso tempo, dove non si può non accettare i vari elementi fantastici e sovrannaturali come se fossero normali e non avessero bisogno di spiegazioni, in contrasto con la vita e la società giapponese normale del tempo descritto.

Il lato introspettivo quindi è molto importante per questo testo: 1Q84 ha una storia che si svela lenta, passando al vaglio oltre che le azioni sentimenti, emozioni, vissuto dei propri protagonisti che si mostrano in tutta la loro umanità. Questi sono personaggi che non sono eroi, ma sono tutti dei perdenti, dei reietti della società, persone con delle mancanze, con una vita se non proprio triste almeno incompleta; Tengo e Aomame condividono questo stare ai margini della società, come anche Fukaeri, Ayumi, Tamaru e Ushikawa.
La storia diventa quindi popolata non da vincitori ma da persone che spesso sono vinte, che però non cercano una rivincita sociale o un riscatto, ma capitano nelle file di questa narrazione fuori dal comune per caso o per destino.

L’amore è un altro dei temi portanti di tutta la storia, dove i due protagonisti, persone che non sono mai state amate nella loro vita, cercano l’unica persona che può amarle: Tengo e Aomame sembrano legati da un amore prescritto nelle stelle, che va oltre la loro volontà ma è qualcosa che deve essere anche se non si sono visti per 20 anni.

Murakami prende in prestito dalla letteratura classica più il tema del doppio per giocarci e riproporcelo con estrema fantasia e inserirlo nel mondo caotico da lui creato. Il caos è poi il tema predominante del romanzo: un caos scoperchiato che avvolge il mondo sconvolgendone le regole, un caos indomabile che parte dallo sconvolgere la singola vita, per attivare a tutta la società. Il 1Q84 è l’anno in cui il caos regna sovrano, il doppio del 1984 che però cambia le regole del gioco.

1Q84 però è un libro ottimista, nonostante le inquietanti figure che lo popolano e la violenza delle sue pagine. Il messaggio che più mi ha colpito di questa saga è che l’amore può combattere mostri, sette segrete e cospirazioni del tempo in cui siamo. L’amore è la speranza per chiudere quel caos aperto, l’amore alla fine in qualche modo salverà il mondo.

Durante tutti il testo poi notiamo un senso circolare, un continuo rimando ad altro, indizi, ripetizioni quasi a voler sottolineare alcuni aspetti fondamentali: quest’ultima cosa da lettrice mi ha dato fastidio, ho letto la trilogia tutta d’un fiato e alcune cose le ho trovate ridondati, ma capisco che a fini narrativi  la cosa ha senso, se si predono i libri singolarmente e non come un unico come ho fatto io.

Ci sono poi, come spesso in Murakami, moltissimi riferimenti letterari: a partire dal legame con 1984 del titolo ma non solo, troviamo rimandi a Proust e Cechov per esempio, ma anche molti richiami musicali, altra passione viscerale dell’autore: uno dei motivi portanti di questa storia è la sinfonietta di Janacek; Wikipedia al riguardo dice che dopo l’uscita del libro in Giappone ha avuto un boom di vendite.

Alla fine della testo rimangono tanti interrogativi aperti: Murakami come autore mi ha insegnato che non è sempre necessario dire o spiegare tutto. Negli altri suoi libri letti l’ho dato per scontato, qui però mi sarei aspettata qualche spiegazione in più visto la lunghezza del libro e il tempo che da lettrice vi ho investito; anche sapevo in cuor mio nessuna spiegazione sarebbe mai arrivata.
Quindi un consiglio per amare 1Q84 è di certo di prendere Murakami, le sue storie, i suoi folli e intricati intrecci per quello che sono, con la meraviglia per come riesce a coinvolgere noi lettori con i sui assurdi intrecci, senza chiedere però spiegazioni perché la bellezza dei suoi libri sta proprio in questo, nel voluto mistero.

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Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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