il ballo recensione libro irène Némirovsky

Recensione di il ballo di Irène Némirovsky

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Il ballo
Irène Némirovsky
Classico
Diverse edizioni, la mia Garzanti
1930
Cartaceo- Ebook - Audiolibro
77

Antoinette ha appena compiuto quattordici anni. Sogna di partecipare al grande ballo che i suoi genitori, i Kampf, stanno organizzando per far mostra con tutta Parigi della loro fortuna, recentemente conquistata a prezzo di duri sacrifici. Ma Rosine, la madre di Antoinette, è talmente determinata a guadagnare prestigio e accettazione sociale da non rendersi conto di quanto sia bruciante il desiderio della figlia: non solo le impedisce di partecipare al ballo, ma le confisca la sua stanza da letto e la confina in uno sgabuzzino. La vendetta di Antoinette è terribile come solo può esserlo quella di una bambina alle soglie dell'età adulta, ancora inconsapevole degli equilibri del mondo: un gesto spietato e spiazzante che finirà per rivelare il vero volto delle persone che le stanno intorno. "Il ballo" (1929) è uno dei primi racconti di Irene Némirovsky: nel difficile rapporto tra madre e figlia traspare in filigrana uno dei grandi nodi irrisolti della storia personale dell'autrice, che tornerà a riecheggiare nelle opere della maturità.

La lettura del mese per il percorso annuale alla scoperta di grandi aurici della storia della letteratura è stata un racconto abbastanza breve di Irène Némirovsky, intitolato Il ballo. Il testo è stato scritto nel 1930, tradotto da Lanfranco Binni nella mia edizione Garzanti del 2016.

La storia racconta l’organizzazione di un ballo a casa Kampf, borghesi da poco arricchiti. Hanno una figlia appena adolescente, Antoinette, che dopo aver ricevuto la notizia di non poter andare alla pomposa festa che si sta organizzando pensa di vendicarsi nei confronti della madre, con cui ha un rapporto conflittuale.

Con una scrittura limpida Irène Némirovsky ci ipnotizza con questa sua breve storia, che in poche pagine descrive il rapporto conflittuale tra due donne in momenti molto diversi della propria vita.
Dapprima entriamo infatti nella mente di Antoinette, adolescente che vuole prendere la vita a morsi, troppo grande per sentirsi bambina ma ancora troppo piccola per fare le cose dei grandi: immagina molte cose per il suo futuro e vede nella famiglia, incarnata nella figura della mamma troppo presa da se stessa e un padre emotivamente assente, l’ostacolo per la sua felicità. L’abilità di Némirovsky è proprio nel descrivere sentimenti che tutti hanno provato almeno una volta nella vita, in quel periodo delicato dell’adolescenza.
Il personaggio della madre poi viene approfondito nella seconda parte del racconto in tutte le sue fragilità: donna non più giovane che sta sfiorendo, e vuole l’ultima occasione per essere felice e godere una vita che prima di allora è stata fatta solo di sacrifici e rinunce. PErò la sua esistenza invece di inziare sta per finire e sta andando inesorabilmente contro il declino.

Questo conflitto tra donne quasi agli antipodi, una all’inizio e l’altra alla fine della propria vita, è il cuore del libro, espletato in un conflitto classico ma mai descritto in maniera banale: le immagine che crea Némirovsky sono perfette e vivide, rappresentano appieno pensieri e emozioni senza edulcorazioni in un immagine di due figure femminili imperfette. Cosa che per gli anni 30 del Novecento è ancora difficile da trovare in letteratura. Sicuramente fonte di ispirazione di questo racconto è l’esperienza personale, sia nel conflitto con la madre ma anche per gli ambienti della nuova borghesia descritta: viene raccontata il mondo di questi nuovi ricchi, persone venute dal basso che ostentano e mostrano opulenza, e vogliono essere accettati dalla società, organizzando balli con «magnaccia e puttane» invece, sperando nell’accettazione sociale. Il tema dello status è anche questo ricorrente nel testo, uno dei cardini della narrazione.

Il racconto è brevissimo e si legge in poche ore: io l’ho letto tutto d’un fiato trasportata nella storia di Irène Némirovsky e nel trascinare noi lettori nel suo piccolo dramma, che è esasperato e grottesco a tratti, ma nel dipinto finale risulta perfetto. Per questo vi dico che Il ballo è un piccolo gioiellino da leggere assolutamente, perfetto nella sua brevità che ci racconta la tragedia del primo ballo in casa Kampf.

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Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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