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Recensione di La signora Dalloway di Virginia Woolf

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La signora Dalloway Book Cover La signora Dalloway
Virginia Woolf
Classico
Diverse edizioni, la mia Einaudi
1925
Cartaceo- Ebook - Audiolibro
196

13 giugno 1923. Clarissa Dalloway, una signora dell'alta borghesia londinese, esce a comprare i fiori per la festa che sta organizzando per la sera. Passeggia per le strade di Londra, sfiora la vita di tanti sconosciuti, ma non ha il fare allegro di chi si prepara a qualcosa di lieto. Il suo incedere è incerto e continuamente ostacolato da pensieri che le affollano la mente, da ricordi che si intrecciano con la nostalgia di ciò che è sfuggito e mai potrà tornare. Desideri, angosce e paure della solitudine, della morte ma anche della vita, si rincorrono in un flusso incessante di parole che aprono ad altre parole.
Con La signora Dalloway, qui proposta in una nuova traduzione, Virginia Woolf ci regala un grande romanzo lirico, capace di rivelare tutta la precarietà degli esseri umani, feriti dalle circostanze, inermi di fronte alle correnti della sofferenza e della gioia.

«La signora Dalloway disse che i fiori sarebbe andata a comprarli lei» Inizia così uno dei più celebri romanzi di Virginia Woolf, lo spartiacque nella sua carriera da scrittrice; comincia con una semplicità disarmante e ci fa entrare in una storia anche essa apparentemente semplice ma dalle trame fitte e complesse al suo interno.
La signora Dalloway
lo abbiamo letto ad aprile con il gruppo di lettura dedicato alla letteratura femminile, il progetto donne attraverso la letteratura; io ho letto l’edizione Einaudi, ritradotta da Anna Nadotti nel 2014.

La storia di Clarissa Dalloway è abbastanza celebre: la narrazione si sviluppa tutta intorno a una giornata della moglie di Richard Dalloway, aristocratica e apparentemente snob signora che ha da poco passato i 50 anni dell’alta società inglese. Clarissa sta organizzando un party, e la seguiamo nel corso della sua giornata fino allo svolgimento della festa, nei suoi incontri e nei suoi pensieri, ma anche di quelli di alcuni dei personaggi che la circondano.

In un lungo flusso di coscienza Virginia Woolf ci racconta una storia apparentemente lineare, che sarà poi il racconto come vi dicevo di una singola giornata, che man mano che il giorno avanza prende uno spessore e una profondità incredibile.
Parlando come prima cosa dello stile di Woolf devo dire che la scrittrice inglese ha una penna divina, al limite con la poesia. La signora Dalloway è un racconto lirico, pieno di immagini folgoranti e di descrizioni di una Londra che non si ferma e freme tutto intorno alle scene raccontate. Devo dire che Virginai Woolf è una di quelle scrittrici che per la mia esperienza di lettura fa passare in secondo piano la trama vera e propria e mi fa concentrare sulle parole: sempre perfette, che emozionano. Sono stata fortunata a scegliere anche la traduzione giusta, che rappresenta appieno l’anima di Virginia secondo me con l’impeccabile lavoro di Anna Nadotti.

La signora Dalloway è un libro breve con una trama abbastanza semplice, ma pieno di significati. Leggerei di sicuro molto volentieri alcune analisi critiche sul romanzo perché  non è semplice analizzare per me un libro di Virginia Woolf; anzi, cono convinta che se potesse leggere questa recensione probabilmente la odierebbe.
Tornando sul romanzo però si possono rintracciare alcuni temi portanti, partendo sicuramente dal personaggio che dà il titolo al libro. Seguiamo l’evoluzione di Clarissa Dalloway per tutto il libro: apparentemente una snob dell’alta società, che ha scelto di sposare l’uomo giusto e vive una vita frivola tra feste e merletti. Clarissa però non è semplicemente lo snob della signora borghese inglese: è una donna complessa che si nasconde dietro una maschera, con le debolezze di chi pensa di aver rinunciato all’amore, di una persona che ha perso il fascino giovanile ed è ormai matura, in fondo infelice della sua vita.
Clarissa poi è la signora Richard Dalloway, identificata solo nella sua funzione di moglie, velata critica forse femminista di Woolf, ma allo stesso tempo è una persona con la sua individualità che scopriamo piano, nonostante il mondo che la circonda la identifichi come una snob irreprensibile.
L’alter ego di Virginia è Septimus, poeta provato dalla sua esperienza in guerra che affronta la malattia mentale e la mancanza di voglia di vivere. La depressione, che Virginia Woolf conosceva molto bene, è raccontata con la delicatezza perfetta ma nella sua essenza.

Ma oltre ai due protagonisti molte sono le voci in questo romanzo: è come se Woolf mettesse una lente di ingrandimento su ognuno delle sue comparse, ed entrasse nei loro pensieri per fermare un stante di quella stessa giornata.

Il primo titolo di questa opera è stato Le ore, che poi Woolf ha cambiato, ma questo ancora ora identifica un altro tema centrale del romanzo: il tempo. Il tempo che scandisce le giornate, con il Big Ben che rintocca ogni ora, il tempo che passa inesorabile, ma anche una dilatazione del tempo: perché se la trama si svolge in un arco temporale ben definito, noi viviamo assieme ai personaggi ricordi e pensieri passando per altri tempi, in un racconto in cui passato e presente si congiungono e diventano uno, per raccontare questa storia si deve per forza tornare indietro e raccontare quello che è stato per capire meglio cosa è questa realtà allo stesso tempo irreale, un flusso di eventi che sono normali e quasi consuetudine che però danno l’idea di essere quasi qualcosa d’inafferrabile.

Affondava come una lama nelle cose, e tuttavia ne restava fuori, a osservare. Aveva la perpetua sensazione, anche mentre guardava i taxi, di essere altrove, altrove, in mare aperto e sola; la sensazione che fosse molto, molto pericoloso vivere anche un giorno soltanto.

Vita e morte poi hanno un legame molto stretto in tutto il romanzo,  si legano indissolubilmente per tuttala storia, con presagi costanti per tutto il testo, che culminano nel finale in cui la morte si fa presenza alla festa e da uno scossone a Clarissa Dalloway.

La signora Dalloway è dunque un viaggio nella complessità di una giornata normale, con le parole di Virginia Woolf che raccontano con una profondità unica la complessità della vita attraverso le cose di tutti i giorni, attraverso un giorno solo.

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Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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