martin eden recensione libro jack london

Recensione di Martin Eden di Jack London

Reading Time: 4 minutes
Martin Eden Book Cover Martin Eden
Jack London
Classico
Diverse edizioni, la mia Newton Compton
1908
Cartaceo- Ebook
379

Scritto e pubblicato nel 1909, all'età di trentatré anni, "Martin Eden", forse il romanzo più importante di Jack London, è al contempo la storia della gioventù dello scrittore e l'invenzione di un personaggio dietro cui si cela l'autore stesso, intenzionato, con tale finzione letteraria, a scrivere un'autobiografia celebrativa e distruttiva. Non a caso, quel mare californiano, cui guardava con infinita malinconia e ansia di ribellione, fa da sfondo alla vicenda di un rozzo marinaio, Martin Eden. Questi riesce a entrare nella ricca famiglia di Arturo, un giovane al quale ha salvato la vita, inserendosi poco a poco in un ambiente completamente diverso dal suo per cultura e per educazione. Martin diverrà scrittore, ma sceglierà di fuggire, e in modo definitivo, dal mondo civile e dalle sue convenzioni, cercando l'autenticità perduta. Saggio introduttivo di Mario Picchi. Introduzione di Walter Mauro.

«Io non sono nato per vivere la vita dell’impiegato», diceva Martin Eden, e mi sono sentita ancora più vicina a questo personaggio di Jack London, alter ego letterario del suo autore e protagonista del romanzo omonimo.
Ho letto Martin Eden per tutto marzo con un gruppo di lettura organizzato da Federica Sherwood, nella sua edizione Newton Compton (anche se disponibile nel catalogo di diverse case editrici) nella traduzione di Gian Dàuli, che forse è un po’ datata ma comunque mi ha fatto apprezzare questo romanzo scritto nel 1908.

Di cosa parla Martin Eden?

Il romanzo racconta la storia del protagonista che dà il nome al romanzo: Martin è un ragazzo alto e imponente, un po’ grezzo nei modi e che vive facendo il marinaio; un giorno incontra la bella Ruth, e se ne innamora. Solo che la ragazza viene da una famiglia borghese, e Martin non è un buon partito secondo i genitori di Ruth.
Decide così d’intraprendere la carriera di scrittore, che vede come un mezzo semplice per diventare facoltoso e meritare la mano della sua amata, e inizia a scrivere e studiare giorno e notte, con il mondo che gli rema contro e gli consiglia di andare a lavorare per guadagnarsi il pane.
Martin Eden è un classico molto bello, che parla di sogni infranti, in una parabola che mostra la crescita e l’evoluzione magistrale del suo protagonista e il suo lento processo di disillusione.

Non avevo mai letto nulla di Jack London e credo che approcciarmi a Martin Eden sia stato il modo giusto per farlo: London crea una storia sulla farsa riga della sua esperienza personale, impersonificandosi in Martin Eden ma raccontandoci la storia personale di quest’ultimo.
Le cose che mi hanno colpito di più in questo romanzo sono le varie fasi che attraversa Martin, la sua crescita, lo smantellare le certezze e ricostruirne di nuove, incontrando sempre una persona nuova e migliore. Un personaggio costruito in maniera impeccabile, con un arco di crescita e mutamento reso in maniera magistrale da London.

La vitalità di Martin lascia lo spazio allo studio matto e disperatissimo prima, alla delusione per non raggiungere con facilità i suoi obbiettivi, mostrando un uomo tenace che lotta con i denti per ottenere ciò che vuole; una volta però che i suoi sogni sono raggiunti, che potenzialmente potrebbe avere ciò che vuole, Martin ottiene l’amara consapevolezza che la sua fama e il suo denaro non gli danno la gioia che ha desiderato, che il suo amore non è quello che ha creduto, che le persone sono ipocrite e lo considerano, nonostante lui sia la stessa persona di prima. Un’evoluzione forse un po’ amara, ma che secondo me nasconde la vera morale di questa storia.

Nel mezzo London tratta moltissimi temi importanti, ma uno dei motori della narrazione è l’amore: Martin è un uomo innamoratissimo che fa di tutto per riuscire ad ottenere la sua amata; un moderno cavaliere che invece di sconfiggere il drago si butta sulla cultura. Su questo toneremo, ma l’amore di Martin ha un’escalation dapprima molto positiva, fungendo come vi dicevo da spinta per tutta la storia, fiamma che aizza quel fuoco che porterà Martin a fare di tutto e rimanere senza nemmeno un pezzo di pane pur di cercare di perseguire la sua strada.
Un amore che dapprima sembra corrisposto, ma che svela poi la diversità profonda tra i due personaggi principali della storia: se Martin si dimostra disposto a tutto per il suo amore, non è lo stesso per Ruth che è una persona superficiale per cui la’apparenza conta di più dell’amore, e lo rivelerà più volte nel corso della storia.

Ruth poi è anche la portavoce della sua categoria: la sua ipocrisia infatti è lo specchio della società borghese ipocrita e opportunista che racconta London.
Tutti sono disposti a bistrattare Martin quando è povero e non è nessuno, mentre quando diventa lo scrittore che è destinato a essere, per magia ognuno dei suoi detrattori si ricorderà di lui. Questa denuncia delle disparità sociali e dello snobismo della borghesia è un tema principale del romanzo, che London raccontata dagli occhi ingenui di Martin che pensa che basti studiare e diventare colto per arrivare allo stesso livello di quegli uomo così pieni di cultura.

Il tema delle disparità sociali è trattato anche attraverso la voglia d’innalzamento sociale di Martin – che è un personaggio affascinate anche perché lui vorrebbe elevarsi non per ilo denaro di per sé, ma solo per amore.
London racconta questa voglia di scalata di classe in maniera davvero romantica, non facendo interessare al suo protagonista puntando a un mestiere in ufficio oppure una strada più sicura, ma portandolo sulla carriera della scrittura e lo studio.
Martin idealizza un po’ inizialmente quei ricchi che parlano forbito e conoscono mote cose, ma più tempo passa sopra i libri, più ha consapevolezza del mondo, di quanto quello che credeva fosse sbagliato, di come non per forza si è una persona migliore perché si è nati nella casa giusta e si ha avuto l’opportunità di avere molti libri attorno, se quei libri non li si è aperti. Il contrasto mostrato di borghesia contro proletariato prende una critica sociale molto forte e molto aperta. E ancora oggi dopo più di 100 anni mi sembra un discorso molto più attuale di quel che si può pensare.

Leggendo Martin Eden pensavo a tutte le volte che ho sentito qualcuno dire ad altri “ma trovati un lavoro serio” o “di sogni non si vive” mentre lottavano, come Martin Eden, per crearsi una propria strada. Da questo punti di vista il personaggio di Martin è un’ispirazione di determinazione e forza di volontà, una persona disposta tutto pur di ottenere quello che vuole, che poi, pagando un prezzo amaro, questa è la triste morale di questa favola, ottiene tutto quello che desidera in modi non previsti da lui.
Si percepisce tra le pagine, soprattutto dopo la prima parte del libro, infatti una dose non indifferente di disillusione e cinismo, sfociata nell’apatia finale di questo protagonista, che sembrano rispecchiare un po’ la visione del mondo del suo autore.

Quindi Martin Eden è un romanzo che racconta la storia del suo protagonista, uno degli uomini più tenaci della letteratura ma allo stesso tempo parla d’illusione e disillusione, di sogni infranti, di differenze sociali, d’ipocrisia in una denuncia aperta alla borghesia e al perbenismo. Assolutamente consigliato.

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Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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