gita al faro recensione libro virginia woolf

Recensione di Gita al faro di Virginia Woolf

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Gita al faro Book Cover Gita al faro
Virginia Woolf
Classico
Diverse edizioni, la mia Bur
1927
Cartaceo- Ebook
226

In una sera del settembre del 1914, la famiglia Ramsay, in vacanza in una delle isole Ebridi, decide di fare l'indomani una gita al faro con alcuni amici. Per James, il figlio più piccolo, quel luogo è una meta di sogno, piena di significati e di misteri. La gita viene però rimandata per il maltempo. Passano dieci anni, la casa va in rovina, molti membri della famiglia sono morti. I Ramsey sopravvissuti riescono a fare la gita al faro, mentre una delle antiche ospiti finisce un quadro iniziato dieci anni prima. Passato e presente si intrecciano, il tempo assume un diverso significato.

Come avrete capito quest’anno mi sono appassionata a una scrittrice che mi ha incantato con la sua scrittura, ma che pure ha lasciato un importante segno nella letteratura del suo tempo e non solo: sto parlando di Virginia Woolf. Con l’amica bookblogger Samantha, di Leggo quando voglio abbiamo condiviso la lettura di Gita al faro, breve capolavoro della scrittrice inglese che ha condizionato la concezione moderna di romanzo.

Di cosa parla Gita al faro?

I signori Ramsey e i loro otto figli passano qualche giorno di vacanza nella loro casa al mare, vicino a un isola con un gran bel faro, accompagnati da alcuni amici di famiglia. Volevano programmare una Gita al fato, ma il paternalistico e rigido signor Ramsey annulla la gita a causa del maltempo. Dieci anni dopo, la famiglia ridotta a ranghi più stretti tornerà in quegli stessi luoghi per fare la gita al faro annullata anni prima.

Con una prosa poetica Woolf racconta una storia con pochi avvenimenti salienti ma densa comunque di emozioni, in cui la scrittrice con un talento incredibile esprime al meglio questa vicenda, usando delle parole ponderate nei minimi dettagli, dando ampio spazio all’esistenzialismo e all’introspezione degli attori di questa storia. Lo stile dunque è sicuramente la forza di questo racconto, con una penna magistrale che sfoglia una serie di sfaccettature dei suoi protagonisti, dando una profondità e uno spessore incredibile ai suoi personaggi.

La storia narrata, se si conosce la biografia di Woolf, richiama alla mente la numerosa famiglia della scrittrice, così come il mestiere di letterato del padre o la prematura dipartita della madre, che in un certo modo rimandano alla trama del libro. Informandomi su questo romanzo infatti ho scoperto che la famiglia Woolf dopo la nascita di Virginia usava davvero andare in vacanza alla House a St. Ives in Cornovaglia. La famiglia a differenza del racconto dell’autrice non è più tornata assieme al faro, ma Virginia e sua sorella invece sì, e dopo anni assieme hanno affrontato un viaggio negli stessi luoghi in cui passavano le vacanze da bambine.

Gita al faro è un romanzo che ha come ruolo chiave la figura della signora Ramsey, il suo essere schiacciata dalle responsibilità e dal carattere impossibile del marito, con riflessioni anche da parte di un’altra figura femminile, Lily, su di essa, pittrice che sta dipingendo un quadro proprio con soggetto la signora Ramsey e uno dei suoi figli. La stessa Virginia Woolf in alcuni dei suoi celebri diari scriverà «Fino a quarant’anni e oltre fui ossessionata dalla presenza di mia madre… Poi un giorno, mentre attraversavo Tavistock Square, pensai Al faro: con grande, involontaria urgenza. Una cosa ne suscitava un’altra… Che cosa aveva mosso quell’effervescenza? Non ne ho idea. Ma scrissi il libro molto rapidamente, e quando l’ebbi scritto, l’ossessione cessò. Adesso non la sento più la voce di mia madre. Non la vedo. Probabilmente feci da sola quello che gli psicoanalisti fanno ai pazienti. Diedi espressione a qualche emozione antica e profonda». Con queste sue parole oltre a confermare i riferimenti biografici in Gita al faro, racconta anche l’urgenza del voler raccontare una storia ben precisa, e il legame controverso con la dipartita della genitrice, che sarà fondamentale anche nel romanzo oltre che nella vita della stessa scrittrice.

I temi trattati in Gita al faro sono diversi, tra cui il lutto e la perdita, il raggiungimento di sogni che sembrano impossibili, la frustrazione, l’insoddisfazione e il sentirsi costretto a una vita che non si desidera; ma anche con una componente femminile e femminista importante, centrando la vicenda su alcune figure femminili che sono opposte e raccontano la propria prospettiva di vita.

In più, con una potenza narrativa incedibile Woolf racconta l’esistenza nella sua terribile normalità. Lo fa con un cambio di prospettiva continuo, spostando il punto di vista da persona a persona, seguendo uno sguardo immaginario su una scena che diventa un meraviglioso dipinto con riflessioni dei singoli personaggi, ma che assumono la forma di riflessioni più generali, quasi dell’autrice, sull’esistenza.

La seconda parte del romanzo poi è sincopata, diversa dal resto del testo, che stacca dalla storia e dal ritmo lento e gentile delle parti che la precedono e la seguono; un capitolo che pare sperimentale e davvero intrigante per costruzione e punti di vista. Woolf dice su di questa «Il più difficile e astratto brano di scrittura che abbia mai tentato».

Gita al faro dunque è un capolavoro, un piccolo gioiello letterario che mi ha rubato il cuore per una prosa impeccabile e poetica. Uno di quei libri che secondo me andrebbe letto almeno una volta nella vita.

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Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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