Recensione libro lamento di portnoy di philip roth

Recensione di Lamento di Portnoy di Philip Roth

Reading Time: 3 minutes
Lamento di Portnoy Book Cover Lamento di Portnoy
Philp Roth
Narrativa
Einaudi edizioni
1969
Cartaceo- Ebook
236

Travolto da desideri che ripugnano alla coscienza e da una coscienza che ripugna ai desideri, Alex Portnoy ripercorre con l'analista la propria esistenza, a partire dalla famiglia ebraica. Quel che gli interessa piú di tutto, però, è il sesso: dopo un'adolescenza trascorsa chiuso in bagno, Alex si butta in una storia dietro l'altra, sempre con ragazze non ebree, quasi che penetrandole potesse penetrarne anche l'ambiente sociale. «Questa è la mia vita, la mia unica vita, e la sto vivendo da protagonista di una barzelletta ebraica».

Per il gruppo di lettura #libridiroth il mese scorso abbiamo letto Lamento di Portnoy, del premio Pulitzer Philip Roth, per l’appunto.

Di cosa parla Lamento di Portnoy?

Siamo di fronte a un lungo monologo del protagonista, Alexander Portnoy, che si racconta in un costante flusso di coscienza in seduta dal suo psicanalista, ripercorrendo la sua vita intera.

Figlio di ebrei molto rigidi, ribelle sin da giovane, uomo di successo ma con l’impossibilità di stabilire legami, Portnoy ci racconta la sua esistenza tra la madre super opprimente e la sua ossessione per il sesso e l’autoerotismo.

Un libro che diventa un lungo, estenuante discorso a senso unico di un uomo che si sfoga, alla ricerca di risposte; il lamento di una persona dall’apparenza normale e stimata dai suoi conoscenti, con una serie di turbe e ossessioni mentali.

Il primo vero grande successo di Philip Roth è un romanzo irriverente e senza peli sulla lingua. Pubblicato per la prima volta nel 1969, Lamento di Porntnoy è di certo un libro trasgressivo per l’epoca per i temi di cui parla, soprattutto dal punto di vista sessuale.
Non cerca di essere un romanzo in qualche modo erotico, anzi, racconta le ossessioni e le perversioni di un uomo borghese.
Il protagonista di questa storia è una persona che da fuori viene etichettata come “per bene”, ma che qui smaschera pulsioni che non si pensa possano esser dietro questa categoria. E così, dimenticando il perbenismo, si parla senza filtri delle manie e dei problemi di un individuo come tanti in fondo, nonostante la sua vita sia una di successo all’apparenza.

I personaggi descritti dal protagonista diventano macchiette, caricature divertenti delle compagne di divertimenti, ma pure di una madre ossessiva e soverchiante, un padre lavoratore e una sorella senza spina dorsale prendono vita tra le pagine di Roth, portandoci qualche volta a sorridere. Mostrando però anche il complesso edipico di Portnoy, il suo odio e amore per la sua famiglia di origine, il suo forte senso di ribellione da quei familiari così rigorosi e ortodossi.

Oltre a enfatizzare ampiamente la componente sessuale, Roth demolisce l’America ebrea e borghese, parlando da membro di tale cerchia, ironizzando e prendendo in giro la cultura ebraica, al limite della blasfemia in alcuni punti. Quello che fa è mettere in luce luci e ombre di una tradizione così impressa dentro il suo protagonista, ma anche dentro il suo autore, che fa parte di lui ma allo stesso tempo detesta.

Lo stile di Roth in questo libro è peculiare e di certo lo consacra come un capolavoro contemporaneo. Una prova di stile che l’autore fa e gioca con il monologo interiore facendolo diventare qualcosa di molto di più.

Personalmente devo dire che ho letto questo libro nel periodo più sbagliato, perché non ero dell’umore giusto. Credo infatti che ogni libro abbia il suo momento e questo non era il nostro.
Avendolo letto per un gruppo di lettura mi sono tra virgolette sforzata, e il risultato è che non lo ho apprezzato quanto avrei voluto. E mi dispiace: perché questo genere di libri hanno molta presa su di me, sia per i temi che tratta che nel modo spettacolare in cui lo scrive l’autore.
Poi il finale è sublime, la parte che ho apprezzato maggiormente: questo avrebbe potuto essere la prima conclusione di un romanzo che mi avrebbe fatto fare pace con Roth e i suoi finali bruschi.
Lo rileggerò, me lo sono ripromessa, tra qualche tempo perché secondo me ne varrà la pena.

Per concludere, Lamento di Portnoy è un monologo di un uomo che affronta le sue ossessioni e demoni interiori, mettendosi a nudo completamente davanti il lettore; un lamento letterale di questa persona che cerca di capire un po’ meglio la sua solitudine e repulsione per la stabilità.

Se volete leggere il libro, potete acquistarlo al link affiliato Amazon.

Se volete altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *