Quel che resta del giorno recensione libro kazuo ishiguro

Recensione di Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro

Reading Time: 3 minutes
Quel che resta del giorno Book Cover Quel che resta del giorno
Kazuo Ishiguro
Narrativa
Einaudi Edizioni
1989
Cartaceo- Ebook
294

La prima settimana di libertà dell'irreprensibile maggiordomo inglese Stevens diventa occasione per ripensare la propria vita spesa al servizio di un gentiluomo moralmente discutibile. Stevens ha attraversato l'esistenza spinto da un unico ideale: quello di rispettare una certa tradizione e di difenderla a dispetto degli altri e del tempo. Ma il viaggio in automobile verso la Cornovaglia lo costringe ben presto a rivedere il suo passato, così tra dubbi e ricordi dolorosi egli si accorge di aver vissuto come un soldato nell'adempimento di un dovere astratto senza mai riuscire ad essere se stesso. Si può cambiare improvvisamente vita e ricominciare daccapo?

Kazuo Ishiguro è nato a Nagasaki nel 1954, ma vive a Londra dall'età di cinque anni. Nel 1982 esce presso Einaudi il suo primo romanzo Un pallido orizzonte di colline e nel 1994 Un artista del mondo effimero, ambedue ambientati in Giappone. Quel che resta del giorno è stato tradotto in ventidue lingue.

Il libro di cui parlo oggi è scritto da un recente Premio Nobel per la letteratura, l’anglo-giapponese Kazuo Ishiguro, che con la sua scrittura è diventato uno dei più apprezzati scrittori in lingua inglese contemporanei.
Il romanzo di cui vi parlo oggi è Quel che resta del giorno, del 1989.

Di cosa parla Quel che resta del giorno?

Mr Stevens è un maggiordomo che ha passato una vita intera al servizio di un potente signore inglese decaduto, sostituito di recente da un ricco americano. Su suggerimento del nuovo padrone si prende la sua prima vera vacanza e inizia un viaggio in auto per andare ad incontrare una vecchia collega e amica.

La traversata del paese prenderà forma di diario: uno scritto intimistico che oltre a parlare del viaggio fisico sarà che ci permetterà pure di avventurarci nei ricordi di un uomo, ormai vecchio e che ci trova al punto di analizzare la sua intera esistenza in un unica e prima escursione solitaria.

La dimensione intima e introspettiva è sicuramente la parte preponderante di questo romanzo. Facciamo un’immersione totale in un uomo, nella sua vita, nella sua forma mentis, nelle sue esperienze, nei suoi sacrifici. Una prospettiva privilegiata su quel genere di persona che di solito sta al margine e serve, osserva ma non è mai osservato.
Interessante è dunque la scelta di Ishiguro in Quel che resta del giorno di porre sotto il riflettore la storia di un individuo che ha deciso di mettere la sua esistenza in funzione di quella di altri, che in genere nei libri è sempre sottovalutato o non preso in considerazione, o al massimo è l’assassino.

Il protagonista di questa storia è un uomo che grazie ai suoi ricordi svela una mentalità formata da un lavoro: la discrezione, la devozione, la formalità, l’intransigenza, la rigorosità, il distacco emotivo. Caratteristiche che faranno la fortuna della sua carriera, ma che poi dopo anni lo faranno riflettere e meriteranno di essere vagliati con una domanda terribile e necessaria, ovvero: ne è valsa davvero la pena?
Se inizialmente questo protagonesta risulta cinico, freddo e indifferente, man mano che il suo viaggio prosegue si rilassa e si apre con noi lettori, lasciando trasprire sentimenti, rimorsi, rimpianti. Il lavoro di Ishiguro è magistrale per questo: ha creato un personaggio di uno spessore incredibile, pieno di sfumature e avvolto da una spessa corazza per proteggersi dal mondo esterno, un individuo che esiste nella nostra fantasia ma potrebbe esistere anche nella vita vera.

Il tragitto fisico diventa quindi una metafora per un percorso psicologico, alla scoperta di se stessi, di consapevolezza, di crescita, di bilanci. Una di quelle valutazioni che fa ognuno verso la fine della propria esistenza, per scoprire con orrore solo in questo momento il proprio sé e mettendo insieme dei tasselli che gli permetteranno di capirsi meglio, di accorgersi di aver sprecato in qualche modo i suoi anni migliori.

Sullo sfondo di questo viaggio di esplorazione di sé la storia, l’ambiente nobile e politico dell’Inghilterra degli anni ’30-40, il nazismo e le collusioni che ha avuto con il padrone del nostro protagonista. Una punto di vista di certo originale, che pare per certi versi giustificare i comportamenti terribili di chi ha favorito una delle peggiori dittature della storia. Se, per come ve lo racconto io, verrebbe da giudicare un simile comportamento, la storia però è raccontata con compassione e affetto per quell’uomo a cui il suo cameriere era così affezionato.

Se all’inizio ho letto il libro velocemente senza capire il fulcro della storia, dopo la metà Ishiguro mi ha incantata con le vicende del suo protagonista, con un’esistenza votata al servizio dimenticando la propria identità. La cosa che ho apprezzato di più è stata la maniera in cui il suo autore scrive questa storia, esplorandola appieno ma con un modo quasi poetico e indulgente, nonostante la malinconia che pervade tutto il testo.

Quel che resta del giorno è un romanzo introspettivo e per certi versi triste: un viaggio in ricordi e rimpianti, delicato e nostalgico, ei un uomo che ha servito per tutta la sua vita e si ritrova a guardarsi indietro per capire che forse quello che aveva di più prezioso, lo ha ormai sprecato.

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Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con un nuova recensione!

Giorgia

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