Diario letterario di un’italiana in Australia- Giorgia vs lobster

Diario letterario di un’italiana in Australia- Giorgia vs lobster

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Stessa storia, stesso posto stessa rubrica.
Ciao ragazzi, rieccoci qui in un nuovo avventuroso appuntamento del mio Diario letterario: sono sempre in Australia, esattamente in Tasmania, pronta a tediarvi con i miei vaneggiamenti sulla mia vita e letture dall’altra parte del mondo.

Cosa sto facendo? Vivo in un villaggetto sperduto sulla costa est dell’isola tasmana, meglio conosciuta come Bicheno.
Quando ci siamo sentiti la ultima volta eravamo rimasti che ero approdata qui perché aspettavo il colloquio alla fabbrica di aragoste, dove già lavorano i miei amici. L’incontro sarebbe dovuto essere venerdì di ormai due settimane fa. Bene, sapete cosa? Era una bugia, perché il giorno dopo le aragoste non le ho viste nemmeno con il binocolo, poiché l’induction è stata rimandata per altri sette giorni. Sarai andata a raccoglier ciliegie mi chiederete voi? Eh no, non ho cambiato idea, ma il destino mi ha remato un po’ contro in questo periodo.
L’induction con le Lobster mi era stata posticipata, con le ciliegie non si è fatto niente e sono rimasta ancora settimana qui a Bicheno, dando l’ultima e definitiva speranza a questo benedetto contatto, e ad aspettare di avere l’impiego con i crostacei.

Cosa ho fatto, chiederete voi, in questo periodo? Giacché a Bicheno non ci sono troppi intrattenimenti (vedi diario precedente) mi sono data alle mie passioni. Ho letto, tanto: ho superato di gran lunga la metà (era anche ora) del secondo volume della saga di Il trono di spade, Scontro tra re;  ho finito un racconto della Christie con protagonista Poirot dal titolo Il segreto di Greenshore; e terminato anche una novellina natalizia, La notte prima di natale di Gogol’; ho poi inziato un nuovo romanzo in digitale (Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino) e uno in cartaceo, un bel mattonazzo che metterà alla prova il mio inglese, Belli e dannati di Fitzgerald; ho pure ascoltato un audiolibro intero, e iniziato uno nuovo; e per finire in bellezza sto leggendo qualche manoscritto in betareading.
In più, ho trovato delle valide piattaforme online che offrono alcuni corsi gratuiti, tutti in linea e in inglese, che mi hanno fatto compagnia ma anche dato l’opportunità dopo un po’ di tempo, di pensare alla mia crescita personale.
Come potete vedere ho cercato di tenermi occupata il più possibile, perché qui c’è da diventare pazzi!

Ho fatto passeggiate sulla spiaggia in abbondanza, ho persino la tessera della biblioteca locale, siamo stati a pescare e io al abbiamo preparato i biscotti natalizi, con l’intenzione di farne un piccolo business.
Ecco, forse la smetterò con la modalità liste della spesa e inzio ad approfondire qualcosa: si, ci siamo messe a fare i biscotti con le formine di da Santa Claus, fiocco di neve e pallina natalizia, che sono un amore davvero, e non so come ho fatto a viver senza questi stampini fino ad ora; si, l’intento non è di mangiarli noi, ma di rivenderli: l’idea è stata di Anna Lu’ e io come al solito, incapace di dire no, e piena di tempo libero, mi sono buttata nell’avventura biscottifera, però vediamo come va a finire sta storia di pasta frolla.

Tornando alla mia vita da disoccupata (spoiler, ex disoccupata), al secondo rimando della fabbrica di lobster io ho scapocciato, e stavo per raccogliere le mie cose e andarmene via.
Insomma, mi sono sentita presa per i fondelli, perché questi mi hanno fatto trasferire, per tre settimane, in questa landa dimenticato da dio, e senza lavorare, tenendo conto dei prezzi elevati da località turistoca, non mi sembrava più il caso.
Dopo essermi calmata, i nostri amici hanno parlato in azienda e si sono fatti promettere il colloquio per la terza volta, sempre di venerdì. Con la disillusione nel cuore ormai io non ci credevo più, e ho affrontato questa nuova settimana (che è passata in un battibaleno) ed ebbene si: ce l’abbiamo fatta, abbiamo avuto questa induction finalmente.
Nulla di eccezionale in verità, compilamento moduli e un discorso un pelo scoraggiante sul non ci sarà lavoro, e quando avrebbero avuto bisogno noi lavoratori saremmo dovuti essere pronti a correre, cose così.
Invece poco più tardi abbiamo avuto delle conferme: uno dei tizi di questa azienda ci dà da intendere che noi saremo chiamati nei giorni successivi per inziare questa oramai leggendaria occopazione con le Lobster, e la gioia e la tranquillità si sono un attimo riappropriati di questo corpo.

Passato un altro week end in questo isolato borgo senza auto ne trasporti economicamente convenienti, lasciato passare lunedì e martedì, con l’intenzione ancora di muoverci se lavoro non ci fosse stato (come potete vedere mi scoraggio facilmente negli ultimi tempi), alla fine ci hanno chiamato e abbiamo iniziato a lavorare: ho cominciatola mia futura e brillante carriera nel campo aragostifero.
Mercoledì è stato il mio primo giorno, e direi che l’ho superato brillantemente. O almeno credo.
Certo, le aragoste sono bestie immonde, bruttissime e abbastanza scalpitanti, ma ho superato la giornata senza vomitare, ne essere aggredita, ne abbandonare questi sogni di gloria da lavoratrice in fabbrica. Non le ho toccate subito, perché sono proprio brutte eh, ma dopo un po ci si fa l’abitudine a quelli che ho rinominato ragni di mare.

Il mestiere in sé mi avevano detto che era leggerino, le lobster sono un settore fichissimo dicevano, ma così non è stato: la nostra prima giornata è stata piena, e pure quelle successive, invece di guardare e basta, anche per fare buona impressione giustamente, mi sono impegnata al massimo. Insomma, mercoledì sera ero stanca morta ma felice di fare qualcosa dopo due mesi di vacanza e cazzeggio.

Quasi mi scordavo che è quasi natale: mancano solo cinque giorni a questa amatissima festività, e al conseguente festeggiamento della mia natalità, ma visto che qui il clima al riguardo è gelido, ma non nel senso che credete voi, vi do i miei aggiornamenti sul non natale australiano.
Spuntano fuori le prime decorazioni in questa landa desolata: pinguini con cappellini rossi e bianchi sono ora in ogni dove, ogni angolo della cittadina è battuto dai cartonati in questione, carini e coccolosi; sugli alberi del parchetto sono apparse strani festoni che più che natalizi sembrano la bandiera dell’Italia (GIURO!), nei negozi pure, e davanti alla chiesa c’è addirittura un presepe: se è natale anche qui in questo buco desolato c’è ancora speranza di riattivare lo spirito natalizio!

Venerdì sera è arrivato, ho lavorato in questi giorni e non poco, infatti il mio corpo chiede venia; con le lobster non me la sono cavata male devo dire, essendo anche l’unica donna che lavora in quel luogo (e sospetto che abbia mai lavorato li) penso fatto un figurone. Certo, non sento più le gambe e la schiena chiede pietà, ma questo non lo diciamo a nessuno.
L’ambiente è un po’ strano, i colleghi australianissimi ci guardano male e non ci parlano un granchP, il nostro suopervisor mi ha chiesto il mio nome dopo tre mattine che vedeva la mia faccia: bene, ma non benissimo insomma.
Ma onestamente non mi interessa più di tanto, e sono pronta per forse lavorare qualche giorno la prossima settimana, e festeggiare alla meno peggio questo natale.
Niente aspettative elevate come l’anno scorso, ne grandi piani, ma l’unico l’obiettivo di bittarsi sul l’alcol per consolazione, con Federico che mi farà le lasagne. Yuppie.

Tanti cari auguri a voi e famiglia (scherzo, eh. Queste cose sono le uniche che non mi mancano del natale a casa).

Ci aggiorniamo prima della fine dell’anno, promesso.

Dal fronte tasmaniano è tutto, passo la linea alla regia

Giorgia

P.s. se non sapete di che ho farneticato fino a ora e volete capire cosa è questo diario letterario, vi invito a vedere la sezione del blog a lui dedicata -> Diario letterario di un’italiana in Australia!

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