Disaccordi imperfetti

Recensione di Disaccordi imperfetti di Jonathan Coe

Reading Time: 3 minutes
Disaccordi imperfetti Book Cover Disaccordi imperfetti
Jonathan Coe
Raccolta di racconti
Feltrinelli Editore
2014
Cartaceo- Ebook
128

I primi quattro racconti di questa raccolta sono percorsi da una vena di ironica malinconia per le occasioni mancate e per il passaggio inesorabile del tempo. In Nona e Tredicesima un musicista di piano-bar sogna ciò che avrebbe potuto essere; in V.O. Versione originale un regista della giuria di un festival dell’horror e del fantasy tentenna tra due rapporti possibili per ripiombare nell’inconcludenza di una vita mediocre; in Ai ferri corti una coppia di pensionati vive nella solitudine rassegnata di una casa sul mare alla quale non sono riusciti a dare un nome, neppure dopo anni di lunghe discussioni; in Leida una donna spiega la nostalgia a un giovane ammiratore. I successivi tre racconti sono storie compiute e allo stesso tempo – come dice l’autore nella nota introduttiva – schizzi e frammenti per un’opera di più ampio respiro intitolata Unrest, che traccia la storia di una famiglia borghese nella seconda metà del Ventesimo secolo. In Ivy e le sue sciocchezze l’io narrante è il figlio più piccolo, che a dieci anni, mentre la famiglia allargata è riunita per Natale, vede il fantasma di un uomo assassinato dalla moglie che cerca di uccidere la nonna. In Pentatonica assistiamo alla prima frattura di un matrimonio che rivela la fondamentale diversità nel sentire dei coniugi, durante il saggio a scuola della figlia. E in Rotary Park una donna scompare proprio alla vigilia di Natale nell’impossibilità di porre rimedio al senso di inquietudine che domina il suo matrimonio. Infine, Billy Wilder. Diario di un’ossessione, il racconto che chiude la raccolta, evoca la vera ossessione dell’autore per un film amato di Billy Wilder, La vita di Sherlock Holmes, e in particolare per la colonna sonora. Tutti i racconti di Jonathan Coe e un diario della sua ossessione per Billy Wilder scritto per i “Cahiers du Cinéma”. (

Ragazzi, per la vostra gioia, si perché lo so di avervi annoiato, ho quasi terminato con i libri di Jonathan Coe e tra un paio di mesi sarà tutto finito.
Il mese scorso abbiamo letto l’ultimo libro ufficiale per il gruppo di lettura dedicato allo scrittore inglese (anche se mi mancano da recuperare ancora due titoli per raggiungere il mio obiettivo) ed è stata la sua raccolta di racconti dal titolo Disaccordi imperfetti.

La raccolta contiene otto racconti, otto storie una indipendente dall’altra, ma con riferimenti a libri che l’autore ha pubblicato in passato.

In Nona e tredicesima abbiamo Musicista codardo e sognatore; in V.O. Versione originale invece il protagonista è un famoso compositore giudice a  un festival e i suoi problemi con le donne; in Ai ferri corti una coppia di anziani che non sanno dare un nome alla loro casa; in Leida un libro ricaricato da un uomo per anni, per poi essere ritrovato per caso, assieme alla persona che glielo mostrò un tempo.

Nei successivi tre scritti, come dice Coe, invece ci troviamo di fronte a narrazioni fatte e finite ma che allo stesso tempo sono per lui le basi per lavori più grandi, forse romanzi, ma per il moneto pubblicate così come sono.

Tre di queste vengono riunite sotto il titolo Unrest, e chiaramente collegate all’universo creato da Coe in la pioggia prima che cada, dove nel primo vediamo il fratello di Gill, David, che vede un fantasma tentare di uccidere la nonna, mentre in Pentatonica si parla di un avvenimento che porterà a una frattura tra marito e moglie. In Rotary park, invece, una donna scompare il giorno di natale.

Disaccordi imperfetti è una serie di racconti tutti quanti legati dal retrogusto agrodolce che contraddistingue le storie firmate dalla penna di Jonathan Coe: un po’ malinconiche, tristi, dal sapore di sconfitta, che mostrano molte volte i più repressi istinti dell’animo umano.

A livello tematico, possiamo fare una distinzione tra la prima e la seconda parte: prima sezione dove questa atmosfera malinconica si respira molto più prepotentemente, dove l’inettitudine umana viene esplorata in diverse forme. Nei primi testi, a parer mio, ci vengono mostrate descrizioni di personaggi che non hanno coraggio di vivere a pieno la loro vita, la affrontano con difficoltà, specialmente quando si parla di relazionarsi con il resto del mondo in maniera sana per essi e per gli altri, dove vedo il filo conduttore vede uomini e donne che non sono abbastanza impavidi per affrontare le proprie paure e sfruttare la propria esistenza appieno.

Nella seconda parte abbandoniamo in qualche modo la tristezza, la malinconia e la difficoltà dei rapporti umani per sfociare a parlare di ossessione: ossessione dei fantasmi, delle note musicali, della colonna sonore di un film; anche nei romanzi di Coe la componente ossessiva risolta un tema concorrente, quindi non mi sembra strano ritrovarla nelle sue composizioni brevi.

I racconti sono molto ben scritti e scorrevoli, la raccolta si legge facilmente anche se devo dire che preferisco Coe come romanziere, perché con la sua abilità di indagare l’animo umano e ricostruirlo in personaggi vivi sulla carta e nella nostra immaginazione, credo che abbia più potenziale su opere più lunghe e strutturate. La sua potenza narrativa si va un po’ a perdere sul breve secondo me: non sto dicendo che i racconti non siano meritevoli ne tanto meno li sto giudicando brutti, ma che forse avrebbero potuto essere più belli per il talento che credo il suo autore abbia.

Per finire, Disaccordi imperfetti ci porta in otto micro universi tutti diversi tra loro con come filo comune alcuni temi portanti; una lettura breve e piacevole consigliata di certo a chi ama le storie brevi ma intense.

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