numero 11 recensione libro

Recensione di Numero 11 di Jonathan Coe

Reading Time: 3 minutes
Numero 11 Book Cover Numero 11
Jonathan Coe
Narrativa
Feltrinelli Editore
2015
Cartaceo- Ebook
381

L'undicesimo romanzo di Jonathan Coe è una storia dei nostri tempi: dal suicidio di David Kelly, lo scienziato britannico che aveva rivelato le bugie sulla guerra in Iraq, agli anni austeri della Gran Bretagna che conosciamo oggi. È un romanzo su quell'infinità di piccole connessioni tra la sfera pubblica e quella privata, e su come queste connessioni finiscano per toccarci, tutti. È un romanzo sui lasciti della guerra e sulla fine dell'innocenza. È un romanzo su come spettacolo e politica si disputino la nostra attenzione, e su come alla fine probabilmente è lo spettacolo ad avere la meglio. È un romanzo su come 140 caratteri possono fare di tutti noi degli zimbelli. È un romanzo su cosa significhi vivere in una città dove i banchieri hanno bisogno di cinema nelle loro cantine e altri di banche del cibo all'angolo della strada. È un romanzo in cui Coe sfodera tutta la sua ingegnosità, il suo acuto senso della satira e la sua capacità di osservazione per mostrarci, come in uno specchio, il nuovo, assurdo e inquietante mondo in cui viviamo.

Anche oggi vi parlo di un volume firmato Jonathan Coe (siamo quasi alla fine, lo prometto, mancano pochissimi libri e ho letto tutta la bibliografia).
Qualche tempo fa abbiamo letto l’undicesimo romanzo di Coe, dall’originale titolo di Numero 11.

Di cosa parla Numero 11?

Due bambine in vacanza dai nonni che scoprono una terribile signora tatuata e una carta di un ragno gigante, incomprensioni sull’omosessualità che portano due amiche di vecchia data a non parlarsi per anni, una vecchia star della musica che finisce in un reality show e fatta a pezzi dagli hater, un professore ossessionato da un film che muore in corcostanze strane, un investigatore che studia i casi in maniera sociologica a una gran serata di gala, e un’insiegnane privata a casa di una ricchissima famiglia londinese cosa avranno mai in comune? Il numero undici, e una serie di intrecci inaspettati che fanno di un libro che sembra apparentemente una raccolta di storie brevi indipendenti tra loro, un racconto unico che ci inganna fino alla fine con una sua struttura precisa e un suo senso ultimo.

Proprio la costruzione dell’opera è sorprendente: Numero 11 infatti fin praticamente la fine sembra un insieme di storie diverse tra loro, legate solo da alcuni personaggi che ci vengono riproposti nel corso di esse e dal  numero undici, che diventa una costante in tutte queste vicende. Il volume poi, nel suo epilogo, collega tutte le storie precedenti con un sottile filo, legandole in maniera coerente e arrivando alla sua fine come solo Coe sa fare. Trovo la struttura infatti la parte più interessante di questo lavoro dell’autore, tanto da farci arrivare a considerarlo quasi un romanzo per racconti.

Numero 11 può essere anche considerato l’esperimento horror di Jonathan Coe: dopo aver sperimentato diversi stili e generi nei dieci libri antecedenti, nel suo undicesimo prodotto editoriale decide di fare suo pure quello più pauroso e tenebroso. Ogni capitolo porta con sé un po’ di orrore, visto da una prospettiva sempre diversa, per poi sfociare nel sovrannaturale e inspiegabile verso la fine; il tentativo secondo me non è completamente da buttare, anche se si poteva fare di meglio a mio parere, soprattutto con l’epilogo.

Come Coe ci ha abituato nei romanzi precedenti, anche qui in Numero 11 troviamo in ogni storia raccontata un risvolto sociale e/o morale; chiari ed espliciti sono i riferimenti e la satira alla nostra società, che questa volta prende di mira i social network come veicolo del male e d’odio delle volte, continuando pure tra queste pagine le piccole non sempre troppo velate battaglie sociali dell’autore, le sue denunce, le riflessioni che fa a fare a noi lettori. Uno dei target che prende spesso di mira è la borghesia e il mondo delle famiglie ricche e potenti, che anche qui, più che in altre opere, vengono demonizzate e messe sotto il riflettore. Apprezzatissimi, a questo riguardo, i continui riferenti alla Famiglia Wishaw che appaiono qui e là: avendo io amato quel titolo, ho trovato molto piacevole trovare qualche cameo in questa narrazione.

La mia opinione

Numero 11 mi è piaciuto in quanto la sua forma di romanzo che può essere allo stesso tempo una serie di racconti, che mi è ha colpita molto per la sua originalità, portandomi a chiedere fino alla fine come potesse essere tutto unito in una grande trama; ho approvato i singoli capitolo, e pure il modo in cui sono stati collegati tutti assieme nell’epilogo. La cosa che non ho apprezzato è stata che in generale l’ultimo racconto mi è sembrato troppo  tendente all’horror (genere che non apprezzo), ma senza dare un senso vero e proprio a questo testo in questa direzione, anzi, anche introducendo elementi sovrannaturali che hanno la funzione di Deus ex machina e cercano di dare una spiegazione che sembra un po’ forzata; se devo essere onesta il finale di per sé mi ha lasciata un po’ incredula e delusa.
Il significato del testo l’ho trovato invece bello, con un collegamento alla denuncia sociale fatta nella Famiglia Wishaw, a cui viene fatto più di un chiaro riferimento, che io ho amato particolarmente dato che quel libro mi era piaciuto tantissimo.
Quindi il libro di per sé lo promuoviamo, ma con riserva.

Per chiudere, Numero 11 è un romanzo frammentato in brevi novelle apparentemente indipendenti, ognuno collegata proprio dal filo conduttore del numero undici, dando spazio a storie dal retrogusto horror e che in un modo o in un altro si collegheranno alla fine, convogliando in una denuncia di una società borghese ricca e avara, che vuole tutto a discapito di chi gli sta attorno.

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Giorgia

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