Post Office Bukowki

Recensione di Post office di Charles Bukowski

Reading Time: 3 minutes
Post office Book Cover Post office
Charles Bukowski
Narrativa
Guanda editore
2006
Cartaceo- Ebook
160

«Non potevo fare a meno di pensare, Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare. Questo è il lavoro che fa per me, oh, sì sì sì.» Il paradiso sognato da Henry Chinaski, appena assunto nell’amministrazione postale americana, viene brutalmente corretto dalla dura realtà dei sobborghi di Los Angeles, dove si muove un’umanità degradata, carica di rabbia. Tuttavia Chinaski non si lascia travolgere dalla squallida monotonia routinaria né schiacciare dalla rigidità burocratica dei regolamenti, anzi, intensifica il ritmo sincopato della sua vita allo sbando con colossali bevute. E così scorrono le istantanee, sfocate e mosse, di donne, dalla calda e accogliente Betty all’insaziabile texana Joyce, sposata quasi per caso, a Fay, contestatrice hippy che darà a Henry una figlia per poi sparire con lei in una remota comunità.
E mentre sullo sfondo si accendono i bagliori di una imprecisata rivolta nei sobborghi neri della città, Henry passa attraverso la trafila di ammonizioni e procedimenti disciplinari per ubriachezza molesta fino all’inevitabile licenziamento, coronato da una sbornia liberatoria. «La mattina dopo era mattina e io ero ancora vivo. Forse sciverò un romanzo, pensai. E lo scrissi.»

Sono in preda alla voglia di riscoprire il mio amore per la lettura. Come lo sto facendo? Aprendo il kindle e leggendo il primo libro che mi incuriosisce tra quelli che ho, facendo scelte sicure, quel tipo di libri che sono sicura che mi piacerà. Perché ogni tanto dimentico quanto amo leggere, e quanti libri ancora vorrei leggere in vita mia.
Questa volta a farmi divorare le sue pagine è stato il vecchio caro Charles “Hank” Bukowski, del quale mi sono cimentata nel suo primo vero romanzo: Post office.

Di cosa parla Post office?

Ci troviamo a Los Angeles, negli anni ’60/’70 e il signor Hank Chinasky è in cerca di un lavoro per sopravvivere alla sua vita fatta di alcol e corse di cavalli. Trova un’occasione alle poste americane e diventa postino. Ma la sua carriera da portalettere durerà poco, come la sua relazione con Betty. Si sposerà infatti con Joyce, ricca ragazza provinciale e tornerà ancora per caso a lavorare alle poste, come Impiegato questa volte, e li si fermerà per undici lunghi anni.

Post office è la storia delle disavventure e della vita al limite di un impiegato delle poste americane, tra ammonizioni, corse di cavalli, whisky e acqua e molte donne a fargli compagnia.

È incredibile l’abilità di Bukowski a farci godere nel leggere di un libro che parla di un impiegato postale. La trama di questo libro si riassume in questo in fin dei conti: l’autore famoso per la sua irriverenza racconta dei suoi dodici anni da impiegato federale; lo fa in maniera assolutamente non comune, con il suo stile diretto e senza filtri che lo contraddistinguerà nella sue opere successive. In fondo riesce proprio in questo, a far apprezzare ai suoi lettori un libro che parla delle poste.

Sicuramente è riduttivo descrivere questo romanzo solo con queste parole, perché con questo volume lo scrittore americano piazza il primo mattoncino per la creazione del mito bukowskiano. Troviamo un Bukowski meno maturo e consapevole, ma che ci propone in questo suo primo titolo quei temi che lo accompagneranno in tutta la sua carriera di scrittore: gli eccessi, l’alcol, la vita dissoluta, le donne, il sesso. Questi temi contribuiranno proprio alla creazione del culto di questo super citato scrittore, ma essendo proprio il suo esordio in un romanzo sono il primo barlume della descrizione dello stile di vita degli uomini come lui, nonché pieno fortemente autobiografici.

Noto è infatti che Bukowski abbia sempre scritto di sé nei suoi romanzi, della sua vita, delle sue esperienze al limite. Ha fatto proprio della sua vita dissoluta, del suo amore per le donne e l’alcol, per il gioco d’azzardo, il suo baluardo, la cosa che lo ha reso celebre e famoso in tutto il mondo. Così in Post office mette a nudo cose che fino a quel momento erano dei tabù negli Stati Uniti, ha messo in piazza se stesso e le sue poco raccomandabili abitudini e ne ha fatto un prodotto letterario che ancora ricordiamo.

Leggendo le sue parole infatti, condividendo o meno il contenuto di queste, non si può che non notare il talento dell’uomo con le parole che ha fatto della sua storia personale non così interessante, anzi per certi versi squallida, un romanzo che stilisticamente parlando è a mio parere più che valido, quasi geniale. Pensando anche al contesto storico culturale in cui il primo Bukowski muoveva i suoi passi possiamo chiamarlo rivoluzionario per quei tempi.

In un mondo come il nostro in cui il sesso e la vita dandy è stata sconsacrata e in un certo senso è visto in maniera “normale”, pensare agli anni ’70 degli USA in cui il libro è stato per la prima volta pubblicato, nonostante la rivoluzione sessuale e hippie di quegli anni, davvero immaginare la reazione di un titolo così “scabroso” mi fa ragionare su quanto d’avanguardia sia la sua scrittura per il suo tempo.

In questo romanzo prende vita l’alter ego storico di Bukowski, Henry Chinasky, la proiezione letteraria del suo autore che, con storie di certo romanzate, vivrà molte avventure che sono il riflesso della vita del suo scrittore. Interessante pensare che, nonostante la sfrontatezza che caratterizza da sempre lo scrittore, per parlare di sé in un libro debba creare un sosia cartaceo senza mettere il suo vero nome e cognome tra le pagine.

Come già anticipato prima i temi che B. tratta in Post office non sono argomenti leggeri, e sicuramente non condivisibili; si parla di alcolismo, di vita sregolata, racconta di sesso e violenza sessuale in maniera fin troppo naturale, tanto che potrebbe turbare la sensibilità di qualcuno. Da femminista quale sono, leggere un libro con un personaggio altamente sessista come Chinasky, urta un po’ la mia, ma c’è da dire che malgrado i contenuti io non riesco ad apprezzare lo stile di Bukowski, così ruvido, diretto, senza mezzi termini, vero.

In conclusione, Post office è il primo vero romanzo di Charles Bukowski, che nonostante lo stile ancora un po’ aspro, inizia a buttare le basi per la creazione dell’immagine che oggi tutti noi abbiamo di questo autore; da leggere per assistere alla nascita di Chinasky, e per lavorare alle poste americane con lui.

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Se invece non vi bastano mai i consigli di lettura, ne trovate tanti tanti altri qui -> le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione ❤️.

Giorgia

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