Le notti bianche

Recensione di Le notti Bianche di Fëdor Dostoevskij

Reading Time: 3 minutes
Le notti bianche Book Cover Le notti bianche
Fëdor Dostoevskij
Classico
Feltrinelli Editore
da feltrinelli nel 2015
Cartaceo- Ebook
152

Un giovane sognatore, nella magia vagamente inquieta delle nordiche notti bianche, incontra una misteriosa fanciulla e vive la sua “educazione sentimentale”, segnata da un brusco risveglio con conseguente ritorno alla realtà. Un Dostoevskij lirico, ispirato, comincia a riflettere sulle disillusioni dell’esistenza e dell’amore nell’ultima opera pubblicata prima dell’arresto e della deportazione, esperienze che modificheranno in maniera radicale e definitiva la sua concezione dell’uomo e dell’arte. In questa edizione, al celebre racconto viene affiancata la visione “diurna” di Pietroburgo contenuta nei feuilletons che compongono la Cronaca di Pietroburgo, vero e proprio laboratorio per la scrittura dostoevskiana. Lo stretto legame tra pubblicistica e letteratura, che accompagnerà Dostoevskij negli anni della maturità, viene così a manifestarsi fin quasi dal suo esordio. Il racconto Le notti bianche ha ispirato il film omonimo di Luchino Visconti (1957), con Marcello Mastroianni e Maria Schell, e il film Quattro notti di un sognatore di Robert Bresson (1971).

«Un attimo di vera beatitudine! È forse poco per riempire tutta la vita di un uomo?» 

Leggere i classici è una parte importante della formazione di un lettore; almeno secondo me.
Per questo, come qualcuno di voi già sa, mi sono data alla lettura di grandi classici della letteratura per recuperare alcune mie giganti lacune.
Questa settimana, al riguardo, ho finito di leggere un pilastro della letteratura, uno dei più celebri autori russi che si dice ognuno debba leggere almeno una volta nella propria vita: Fëdor Dostoevskij.
Mi sono approcciata a Dostoevskij leggendo Le notti bianche, uno dei suoi scritti più celebri.

Le notti bianche è una novella ambientata a San Pietroburgo, dove un uomo, scrittore e sognatore, passeggia per le vie della città. La sua solitudine lo ha portato a scoprire anche gli angoli più sconosciuti della capitale russa. Passeggia solitario di notte, condividendo con noi lettori i suoi pensieri e le sue riflessione, pieno di malinconia. Fin quando a un certo punto si ferma a osservare una giovane donna dal cappellino giallo, a cui si avvicina e e a cui incomincia a parlare. Da questo timido incontro, nascerà un’amicizia tra i due, dove la donna si fa promettere che l’uomo non si innamori mai di lei. I due si iniziano a incontrare così notte dopo notte, raccontandosi pian piano e aprendosi l’uno all’altra sempre più.

L’incipit di questo racconto è uno dei più belli che io abbia mai letto, in cui Dostoevskij rompe da subito le barriere tra scrittore e lettore e si rivolge direttamente a noi spettatori della sua storia. Così scrive una lunga lettera rivolta a un egregio lettore, raccontandosi: leggiamo forse Dostoevskij stesso, che parla con noi, come se fosse una confessione.
Lo scrittore di questa storia, quello che passeggia nelle luminose notti bianche della capitale, si rivela un sognatore, pieno di solitudine, che si sente diverso da tutto il mondo che lo circonda. Si rifugia per questo nella sua fantasia, unico luogo che lo appaga, senza il coraggio di vivere veramente la realtà. Prima d’incontrare la bella Nasten’ka, che diventerà un palliativo alle sofferenze dell’uomo, e alla sua solitudine.

Questo rapporto di confidenza ben presto si trasformerà in amore per quel sognatore, che non riuscirà a guardare con disinteresse quella creatura che cerca conforto per le sue pene sentimentali con lui. E così anche lei si lascerà illudere da queste attenzioni e sentimenti che l’uomo prova per lei, credendo di aver dimenticato colui che le spezzò il cuore.
Ma anche il rapporto con la bella ragazza si svelerà un semplice sogno, un’evasione dalla realtà a cui tutti prima o dopo devo però ritornare.

Le notti bianche

Il libro non è diviso in capitoli ma in notti, per poi arrivare all’epilogo che si svolge al mattino: e le notti ci fanno viaggiare in un mondo onirico, il mattino diventa il simbolo del risveglio, del ritorno alla realtà, dell’abbandono delle illusioni, per ritornare in maniera dura con i piedi per terra. Dostoevskij ci dimostra un po’ di cinismo, catapultandoci prima in una fiaba che sembra dover avere necessariamente un lieto fine, per poi bruscamente portare il lettore alla realtà.

Ho amato le parole di Dostoevskij e il suo racconto, nonostante il finale non sia stato quello sperato; anzi, probabilmente proprio perché il finale non è stato quello che credevo. Come ho già detto altre volte, non amo particolarmente i lieto fine, dunque con questo suo libro Dostoevskij non può che avermi conquistata.
Il suo protagonista poi ha toccato poi le mie corde più profonde per la sua natura idealista, e mi sono sentita particolarmente vicina al suo modo di pensare e alle sue fantasie. Un grande classico che nonostante la concretezza con cui finisce, mi ha letteralmente rubato il cuore.

Le notti bianche è un libro sognante e malinconico, che ci riempie di speranza ma poi ci spezza il cuore. Una bellissima quanto agrodolce parabola, da leggere per svegliarsi da un bel sogno, e arrivare bruscamente al mattino.

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Se volete altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con un nuova recensione!

Giorgia

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