Recensione di Brick lane di Monica Ali

Recensione di Brick lane di Monica Ali

Reading Time: 3 minutes
Brick lane Book Cover Brick lane
Monica Ali
Narrativa
Il saggiatore
2003
Cartaceo
473

Costretta a emigrare in Inghilterra per sposare un uomo con il doppio dei suoi anni, Nazneen, nata nel fango di un villaggio in Bangladesh, passa le sue giornate rinchiusa in un piccolo appartamento di Brick Lane, nel cuore delI'East End londinese, insieme a un marito che insegue progetti destinati a non realizzarsi mai. Fino a quando nella sua vita fa irruzione Karim, giovane e affascinante attivista impegnato nella difesa delle comunità musulmane e che rappresenta tutto ciò che il marito non è mai stato. Da quel momento niente per Nazneen sarà più lo stesso.

Brick lane è il potente romanzo di esordio di Monica Ali. Lei è originaria di Dacca, in Bangladesh, e crescita e vissuta a Londra. La sua storia editoriale è curiosa: è stata scovata dall’editor di Jonathan Safran Foer su una rivista per il quale scriveva, e questo ha voluto assolutamente pubblicare il suo romanzo nel 2003. Nasce così Brick lane, entrato nella shortlist del Man Booker prize dello stesso anno ed edito in Italia da Il Saggiatore. Purtroppo, a parte alcune copie su Amazon e alcuni altri siti online, mi è sembrato di capire che questo libro sia fuori catalogo ed è un vero peccato perché secondo me merita assolutamente di essere letto.

Di cosa parla Brick lane?

La storia racconta di una donna bengalese, Nazneen, che con il suo buon marito si trasferisce dal paesino della Bangladesh a Londra, nella zona di Brick lane. Lei è una moglie devota, silenziosa e rispettosa secondo i canoni stabiliti dalla sua cultura. Tutto il contrario della sorella Hasina, che invece scappa dal marito e vive una vita da rinnegata, sempre secondo gli stessi canoni.

In un romanzo che non è veloce, ma esplora con semplicità la vita di una donna allontanata dalla sua cultura che cerca di riadattarsi, assistiamo al cambiamento di Nazneen, ai suoi dolori, alle sue tristezze, ai suoi sacrifici, ai suoi peccati, alle ingiustizie che è costretta a subire.

Brick lane è una via di Londra, una zona da sempre multiculturale vissuta da una forte presenza della minoranza bengalese. A Brick lane scopriamo la storia parallela di due sorelle originarie di quel paese, una che si sposta nel Regno Unito con il marito perfetto e una vita che si prospetta già segnata e l’altra che invece scappa dalla vita che altri hanno scelto per lei, che conosciamo attraverso le sue sgrammaticate lettere che manda alla sorella in Inghilterra. Monica Ali grazie alle sue protagoniste dà voce a un luogo e ne racconta storie poco conosciute, dando spazio a comunità generalmente poco visibili, persone che lasciano il proprio paese alla ricerca di una vita migliore o al sostentamento della famiglia lontana, fatta di tradizione che si mischia con la cultura del luogo.

Questo è dalle forti connotazioni femminili: assistiamo a questa storia dove nella cultura prevalente la donna conta poco o niente dagli occhi di due (ma anche di più) donne che affrontano la vita e cercano di sopravvivergli come meglio possono.

Le due protagoniste sono due personaggi che all’inizio sembrano diametralmente opposte, ma entrambe sono esempi di resilienza e di abbattimento di una cultura da sempre incentrata sul maschile, dove poi la donna si ritrova o a essere la poco di buono o a mantenere, sotto un velo di silenzio, l’equilibrio della famiglia.

In più ne esce un fedele ritratto della cultura bengalese, tra tradizione storia, religione, usanze. Una cultura che è stata esportata in tutto il mondo ma a cui poco si dà voce, ed è stato bello approfondirla grazie a questo romanzo e alle sue storie.

Brick lane poi è un racconto che parla di immigrazione e di integrazione. Viene raccontata sotto forma narrativa, ma rappresenta molto fedelmente il doppio lato della medaglia di due culture che si incontrano e qualche volta si scontrano. Si parla proprio dell’emarginazione, di razzismo, di religione e di islamofobia; pure di come sia difficile adattarsi a un luogo che non ci appartiene ma allo stesso tempo di come sia facile per le seconde generazioni appartenere al luogo in cui si è nati e non alla cultura che viene data dai genitori nati in un paese lontano, idealizzato e mai visto.

Questa è stata la lettura del mese di settembre per il nostro club del libro delle Gilmore Girls ed è un libro che mi ha stupito in positivo, nonostante io abbia temporeggiato a iniziarlo visto la sua mole. È stata una bella sorpresa perché è un romanzo femminile e con una sensibilità spiccata parla di immigrazione, di divario culturale, di politica e anche un po’ di storia; che mi ha avvicinato a una cultura che conosco poco, approfondendo lo stile di vita e gli ideali delle persone bengalesi, di cui conoscevo quasi niente. Visto l’interesse di Rory Gilmore per queste tematiche non mi stupisco che il libro sia nella sua libreria e che lei abbia affrontato questo testo che, senza fare troppo rumore, parla di femminismo e di molte tematiche molto importanti. Lo consiglio assolutamente anche io, nonostante non sia uno di quei titoli poco pop e quasi fuori catalogo.

Se volete leggere il libro, potete acquistarlo al link affiliato Amazon.

Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *