Il piccolo principe è morto

Recensione di Il piccolo principe è morto di Riccardo Lestini

Reading Time: 4 minutes
Il piccolo principe è morto Book Cover Il piccolo principe è morto
Riccardo Lestini
Narrativa
Foglio di via
Gennaio 2019
Cartaceo
152

Questa è la storia di un diciottenne abulico e taciturno, di un ragazzo che non avrebbe mai scambiato un serpente che mangia un elefante con un cappello. É la storia di un “Piccolo Principe” degli anni ’80 che deve fare i conti con le difficoltà di diventare adulti, con una vita grigia e monotona, fatta di pochi amici, un padre assente, una madre depressa e nessun progetto per il futuro. Finché non incontra lei, Riccioli Neri, che gli restituisce la gioia di vivere, la forza per superare ogni difficoltà e la passione per il libro Il Piccolo Principe, che lui rilegge di continuo e che si porta dietro ovunque vada. Ma come tutte le belle storie, ad un certo punto l’incantesimo si spezza. Piccolo Principe si ritrova di nuovo da solo, impaurito, privo di certezze. Torna alla sua vita silenziosa e triste.

E questa volta è più fragile. Una fragilità che fa paura, che lo scaraventa in un mondo buio, spietato, violento. Piccolo Principe si illude di trovare nell’eroina tutte le carezze mai ricevute e le risposte che cercava per tenere distante il dolore.

Quelle di Riccardo Lestini sono pagine crude, amare, potenti, che raccontano di quanto sia labile il confine tra la caduta e la resurrezione, e di quanto infinito coraggio ognuno di noi debba equipaggiarsi per non crollare, per trovare un proprio posto nel mondo, per non lasciarsi inghiottire nel vortice dell’illusione e del delirio promesso dal morso della droga.

Oggi vi parlo di un libro che mi ha colpito moltissimo, in positivo, anche se poi mi sembra riduttivo dirlo in maniera così semplice. Il romanzo in questione è stata una doppia sorpresa perché non ho deciso io di leggerlo, ma mi è stato gentilmente inviato dalla sua casa editrice: non che sia un male, per carità, ma non avendolo scelto in autonomia c’è sempre la paura di incorrere in una delusione, ma il fatto che io lo abbia amato tanto conferma che i libri sono ogni volta un mondo inaspettato. Il volume in questione porta il titolo di Il piccolo principe è morto, scritto da Riccardo Lestini e pubblicato da Edizioni Fogliodivia lo scorso gennaio.

Di cosa parla Il piccolo principe è morto?

Siamo in una Perugia anni ottanta, un tempo quasi dimenticato da questa modernità in cui per sentirsi bisognava chiamarsi al telefono fisso e dalle cabine telefoniche, dove per viaggiare non esisteva il GPS ma solo le cartine stradali, dove la vita era meno pregna di tecnologia e più di contatti umani.

Il protagonista di questa storia è un piccolo principe come atri, un giovane ragazzo di questa non troppo metropolitana città, con una mammà amorevole, un fratello grande sempre disponibile e una tenera sorella piccola, ma anche con un padre assente, silenzioso e autoritario. La sua vita inizierà a brillare quando, un giorno, per caso, incontrerà la bella Riccioli neri che gli regalerà il libro da cui prende il soprannome, e un periodo di tanto amore e felicità. Ma, alla vigilia dei suoi vent’anni, piccolo principe verrà lasciato dalla sua amata e cadrà in un baratro di solitudine e disperazione, che culminerà con l’incontro di qualcosa che gli cambierà totalmente la vita: l’eroina.

Una favola cupa e amara che, con dolcezza, racconta il declino di un ragazzo sperduto, solo, debole, fragile che si lascia vincere dalla droga e dalla sensazione di libertà mentale che gli dà.

Uno stile unico contraddistingue tutto il libro, tra aulico e post moderno, dotandolo di un carattere forte e di una personalità che lo differenzia dagli altri. Il punto di forza di una storia che potrebbe sembrare come tante, che parla di droga, di solitudine, di declino, è qui proprio la potenza descrittiva della penna del suo autore: è come se un menestrello metropolitano raccontasse tra inglesismi, citazioni tratte da libri o da canzoni e un linguaggio quasi di altri tempi le vicende di un moderno piccolo principe che lotta contro la tristezza dei suoi 43 tramonti a colpi di siringhe nelle vene. E così tutto in queste pagine trasmette l’aurea di una favola terribile, decantata magistralmente rendendo questo piccolo volume un libro unico nel suo genere. Aggiungiamo anche che la narrazione segue un flusso di coscienza joyciano, al quale vengono dati piccoli accorgimenti che non passano inosservato (come i soprannomi affibbiati ogni personaggio vicino al protagonista, oppure il non sapere il nome del Piccolo principe), che rendono lo stile ancora più speciale.

Nel romanzo, la frase «Il piccolo principe, che non avrebbe mai scambiato un serpente che mangia un elefante per un cappello…» è ripetuta con una certa frequenza, come un assioma da ricordare e far presente sempre al lettore per sottolineare quanto, nella sua normalità, il suo protagonista sia speciale. Dunque è evidente, sin dal titolo, che il volume di Lestini prende deliberatamente ispirazione dal celeberrimo classico frutto della fantasia di Antoine de Saint-Exupéry, che ha un ruolo importante nel romanzo stesso, di cui ci vengono proposte citazioni ed estratti.
Mi azzarderei anche fare dei paralleli tra i due libri, dato che conosco molto bene il primo, e dico che pure nella struttura di Il piccolo principe è morto si possono trovare dei riferimenti al principino originale, dove in ogni capitolo può intravedere qualche similitudine con quelli del romanzo francese, e dove si intravede una somiglianza abbastanza forte persino nel finale, che risulta simile e diverso al tempo stesso in questa versione moderna .

E così Lestini, unendo l’ispirazione a uno dei libri per bambini più amati del mondo a uno stile che spicca per originalità ed esecuzione, ci racconta la storia truce e triste del declino di un ragazzo nel fiore dei suoi anni. Il libro, nonostante il tema forte, ha dunque uno spessore introspettivo ed emotivo molto alto, analizzando la mente e il cuore del suo protagonista sotto una serie di sfaccettature, e raccontando a noi lettori le pene del suo moderno piccolo principe. E così noi lettori scopriamo il peso della solitudine, della tristezza che incupisce il cuore, la voglia di evadere da una vita tanto stretta da far mancare il respiro, che sfocia nel più semplice modo per smettere di pensare. L’autore ci racconta la fine dell’adolescenza e l’immettersi nella vita vera, la fine delle illusioni e l’inizio delle delusioni, e di come il suo piccolo principe si rifugi nel suo prezioso libro e nelle sostanze stupefacenti per smettere di pensare.

Il racconto, così dettagliato, della vita di un tossico come altri fa impallidire ma apre gli occhi su alcune realtà che sono state, o ancora esistono, e sopratutto di come il degrado sia facile da avvicinare anche per la persona più normale. Ci viene raccontato lo squallore, il cambiamento, il rifiuto di vivere di molti che hanno scelto questa strada facile per mettere in stand by la propria vita; ci racconta i furti, la violenza, le bugie, le scelte sbagliate, i silenzi: un mondo non bello da vedere, nemmeno scritto tra le pagine di un libro, ma sicuramnetre da non trascurare perchè di piccoli principi ce ne sono stati molti e forse ce ne saranno ancora altrettanti, e voler chiudere gli occhi per non vedere certe cose, checché brutte, non è di certo la soluzione.

Per concludere, Il piccolo principe è morto è un romanzo che ho trovato perfetto nella sua storia ed esecuzione, che testimonia la vita e il declino di chi sceglie la droga come soluzione ai propri pensieri, raccontandoci il tutto come se fosse una fiaba metropolitana, che arriva da un passato non così remoto. Da leggere per conoscere un altro piccolo principe, diverso e simile a quello che già conosciamo tutti.

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Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

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