io leggo perché

io leggo perché…..

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Una sera come le altre, io e la mia dolce metà ci trovavamo sul nostro adorato divano e chiacchieravamo come al solito del più e del meno. E mi ha posto una domanda che mi ha un po’ messo in crisi: ma tu perché leggi?
Chi di voi mi legge spesso saprà che lui non è particolarmente avvezzo alla lettura: è la mia missione di vita, farlo avvicinare al mondo magico di libri.
Mi ha chiesto questa cosa come curiosità (suppongo) ma con questa mi ha spiazzata. Effettivamente non ho mai pensato veramente al perché io ami così tanto leggere.
Perché leggo? Forse perché l’ho sempre fatto?
No, non può essere semplicemente questo!
Dunque da questo spunto, mi ha portato a fare una serie di riflessioni.

Già la prima volta che ho preso un libro in mano, ho capito che quello in cui mi trovavo era un luogo magico.
Magico innanzitutto perché ho subito intuito che la mia immaginazione tra le pagine non poteva essere limitata. Sin da bambina ho sempre viaggiato molto con la mente e un libro mi permetteva ancora meglio di sviluppare questa mia dote. Mi piaceva ridisegnare i profili del volto di un protagonista, visualizzare il posto dove si trovava, fantasticare sui possibili retroscena di un determinato avvenimento. Insomma ho compreso che un libro non è come la televisione, nella quale ciò che si vede non dà spazio a particolari fraintendimenti; in un libro tante cose sono semplicemente alluse e non vengono dette. E la libera interpretazione del lettore è una delle parti fondamentali di esso.
Po mi è sempre piaciuto anche sognare cosa sarebbe successo dopo l’ultima riga, come sarebbero continuate le storie degli amici che mi avevano accompagnato fin lì.

Nonostante io non venga da una famiglia di lettori accaniti, non hanno mai disincentivato questa mia passione; anzi, in qualche modo lo hanno visto come dono e mi hanno sempre spronato a farlo, secondo il mio gusto e piacere.
Così ho iniziato a leggere per farmi una mia opinione sul mondo, curiosa di esplorarlo e di conoscere più cose possibili.
Leggere per me era conoscenza, e provavo un certo piacere nel sapere le cose; di più sempre di più.

La mia individualità prendeva forma durante la mia adolescenza, e leggevo storie e vicende che in quel periodo avrebbero potuto darmi degli spunti di riflessione, degli approfondimenti. Visto che non potevo ancora esplorare il mondo, quale opportunità migliore era quella di poterlo fare seduta sul pavimento di una stanza piena di libri?

Più diventavo grande più capivo che i libri erano il mio luogo sicuro, la mia isola tranquilla. A scuola avevamo proprio una grande biblioteca colma di volumi che è stata per gli anni della formazione il mio principale rifornitore di storie. Mi piaceva stare li, da sola. Fermarmi dopo scuola senza dover render conto a nessuno, persa tra le parole e la fantasia di quegli abili scrittori a cui mi ispiravo.
Questo mi rendeva tranquilla: nonostante le difficoltà di un’età difficile, con piccoli e grandi problemi familiari, mi piaceva rifugiarmi in quel luogo sicuro. Anche perché amavo stare per conto mio, non riuscivo molto bene nella socializzazione e quello era lo sfogo migliore alla mia introversione.

Leggere mi aiutava a evadere da una realtà che non mi piaceva. Era il momento più bello della giornata assieme alle immagini felici che mi costruivo per il futuro. Ancora oggi leggo per stare serena, per sentirmi felice anche nella giornata più tetra. Perché perdermi in un libro mi permette di staccare completamente la spina e dimenticarmi tutto.

Leggo anche per emozionarmi: sono una persona molto sentimentale, e non poche volte mi è capitato di gioire con i personaggi dei racconti che leggevo, o di piangere assieme a loro. Con loro ho avuto paura o mi sono sentita elettrizzata per una buona notizia che avevano ricevuto.

Quest’oggi vi ho proposto una riflessione molto intima e personale sul perché io leggo e perché amo così tanto perdermi tra le pagine di un libro.
E voi perché leggete?
Fatemelo sapere con un commento!

Giorgia

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