il corvo edgar allan poe

La poesia della settimana: Il corvo di Edgar Allan Poe

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La settimana sta per finire e come da tradizione è il giorno della poesia su Book-tique. I versi che ho scelto questa volta sono del padre dell’horror Edgar Allan Poe e portano il titolo di Il corvo. È un testo più lungo del solito, e visto che le licenze di Poe sono libere mi sono divertita a fare un esperimento e tradurre personalmente questo suo poemetto dai temi oscuri. E quindi con grande piacere che vi propongo proprio la mia traduzione di questi versi di Poe (fatemi sapere che ne pensate).

Per leggere altre poesie e libri dell’autore le trovate sul blog, mentre per leggere della sua vita potete andare su questo link.

Eccovi il testo:

C’era una mezzanotte desolata, mentre meditavo, debole e affaticato

sopra un bizzarro e curioso volume di leggende dimenticate—

mentre annuii, quasi pisolando, d’improvviso arrivò un colpetto.

Come se qualche d’uno gentilmente bussando, bussando alla porta della mia stanza.

«È solo un visitatore» borbottai «che sta bussando alla porta della mia camera

Solo questo e nulla più».

 

Ah, distintamente mi ricordo che era nel fosco dicembre;

e ogni diversa brace morente spargeva il suo fantasma sul pavimento.

Ardentemente ho aspettato il domani; — vanamente ho cercato di farmi prestare

dai miei libri sollievo dal dolore — dolore per la perduta Lenore —

per la rara e radiante ancella la quale gli angeli chiamano Lenore—

Senza mai più nome qui per l’eternità, e anche più.

 

E il setoso, triste incerto fruscio di ogni purpurea tenda

mi ha elettrizzato — riempito di fantastici terrori mai provati prima;

così quello ora, che ancora il battito del mio cuore, immobile ripetevo

«c’è qualche visitatore che va supplicando di entrare alla porta della mia camera,

qualche tardo visitatore che va supplicando di entrare alla porta della mia camera,

questo è e nulla più»,

 

In questo momento la mia anima cresce forte sempre più; esitando quindi non più

«Signore» dissi io, «o signora, veramente il vostro perdono io imploro;

ma il fatto è che io stavo pisolando, e così gentilmente voi veniste bussando,

e così debolmente siete venuti toccando, toccando alla porta della mia camera,

che io per poco ero sicuro di avervi sentito» — qui ho aperto la profonda porta; —

oscurità là e nulla più.

 

Nel profondo di quell’oscurità scrutando, a lungo stetti lì domandando, temendo,

Dubitando, sognando sogni che nessun mortale mai osò sognare prima;

e l’unica parola lì detta fu la sospirata parola “Lenore?”

Questo sussurrai, e un’eco mormorò di ritorno la parola, «Lenore!«—

Soltanto questo e nulla più.

 

Di ritorno dentro la camera, tutta la mia anima dentro me bruciante,

presto di nuovo sentii un battito in qualche modo più forte di prima.

«Certamente» dissi io «certamente questo è qualcosa alla grata della mia finestra;

lasciami vedere, allora, di che minaccia si tratta, e questo mistero esplorare —

lasciami mio cuore essere ancora un momento e questo mistero esplorare;—

Questo è vento e nulla più!».

 

Aperto qui io spalancai le imposte, quando, con un battito di ali entrò (rima in inglese),

li dentro si fece avanti un solenne corvo dei santi giorni d’altri tempi;

nemmeno l’inchino fece lui; non un minuto si fermo e stette lui,

ma, con aria di Lord e Lady, appollaiato sulla porta della mia camera (scegli o camera o stanza)

appollaiato sopra un pallido busti giusto sopra la porta della mia camera—

Appollaiato e seduto, e nulla più.

 

Poi questo uccello d’ebano sedusse la mia triste faccia in un sorriso,

con il decoro della severa dignità del volto che indossava,

«pensavo la sua cresta sarebbe da rasare» dissi«tu non sei certo un,

agghiacciante tremendo antico corvo errante dalla notte

dimmi quale è il suo nome signorile nella spiaggia della notte di plutone,

disse il corvo «mai più».

 

Più mi sorprendeva questo sgraziato volatiche da ascoltare parlare così chiaramente,

sebbene la sua risposta aveva poco significato— fosse poco rilevante;

per noi che non possiamo non essere d’accordo che nessun essere umano

fu mai beato di vedere uccelli sopra la porta della sua camera—

Uccello o bestia sopra il busto scolpito appena sopra la porta della sua camera,

con un nome come «mai più».

 

Ma il corvo, seduto solitario sul placido busto, proferì soltanto

quella unica parola, come se la sua anima in quella unica parola lui potesse effondere (outpur)

niente altro poi pronunciò — non una penna aleggiò—

fino a che io poco più che mormorai «altri amici hanno volato fino a qui prima—

domani lui mi lascerà, come le mie Speranze hanno volato fino a qui prima—

Poi l’uccello disse «mai più».

 

Spaventato dall’immobilità rotta dalla risposta così propriamente detta,

«senza dubbio» dissi io «quello che esso pronuncia è il suo solo sapere e ricchezza

catturato da qualche infelice padrone il quale impietoso disastro

seguito veloce e più veloce fino a che le sue canzoni un fardello

fino che le nenie della sua speranza che la malinconia ne fa fardello

di mai, mai più—.

 

Ma il corvo ancora ammaliante in tutta la mia fantasia sorridere

dritto io lanciai (wheeled) un cuscino in fronte all’uccello, e il busto e la porta (e usciì dalla porta?)

poi, sopra il setoso viola, io mi recai a collegare

fantasia su fantasia, pensando cosa quest’uccello del malaugurio del tempo che fu (yore)—

cosa quel cupo, empio, orribile, scarno uccello del malaugurio del tempo che fu

Intende da gracchiare: «mai più».

 

Così sedevo impegnato a indovinare, ma nessuna sillaba esprimere

verso il volatile i quali fieri occhi bruciano dentro il nucleo del mio cuore;

su questo e altro ancora io sedevo immergendomi, con la mia testa a un facile reclinamento,

sul viola del rivestimento del cuscino che la lampada guardava fissamente

ma la cui viola del rivestimento del cuscino che la lampada guardava fissamente

Lei non potrà premerlo, ah, mai più.

 

Poi, mi è parso, l’aria è diventata più densa, profumata da un invisibile braciere

mosso da Serafino i quali fece pipì sul pavimento trapuntato.

«Disgraziato» urlai «il tuo dio ti ha prestato — per mezzo di questi angeli lui ti ha prestato

tregua — tregua e nepente dai tuoi ricordi di Leonore;

tracanna, oh tracanna questa gentile nepente e dimentica questa perduta Lenore!»

Disse l’uccello «mai più».

 

«Profeta» dissi io «cosa del male!— lo stesso profeta, se uccello del diavolo — (evil devil rima)

se il tentatore ti ha inviato, o se la tempesta ti ha gettato a terra,

desolata ancora/eppure (yet) tutta impavida, in questa deserta terra incantata (stregata)—

sopra questa casa cacciata dai orrori — dimmi sinceramene, io imploro—

C’è là — c’è là balsamo in Galaad? — dimmi — dimmi, io imploro!»

disse l’uccello «mai più».

 

«Profeta»dissi io «Cosa del male!— lo stesso poeta, se uccello del diavolo —

per mezzo di quel paradiso che si piega sopra di noi — per mezzo di quel dio che entrambi adoriamo di a questa anima con pesante tristezza se, all’interno del distante Aidenn,

io dovrei stringere una santa ancella la quale gli angeli chiamano Lenore —

Stringere una rara e radiante santa ancella la quale gli angeli chiamano Lenore.»

Disse l’uccello «mai più».

 

«Sii quella parola nostro segno di separazione, uccello o demone!» Urlai, in piedi —

«Torna nella tempesta e sulla terra della notte plutoniana!

Lascia nessuna piuma nera come segno di quella bugia la tua anima ha parlato!

Lascia la mia solitudine indistrutta! — abbandona il busto sopra la mia porta!

Tira il tuo becco fuori dal mio cuore, e porta la tua forma fuori dalla mia porta!» (take in tutti e due i casi, out—off)

Disse l’uccello «mai più».

 

E il corvo, mai tremolante, ancora siede, ancora siede

sul pallido busto di Pallade appena sopra la porta della mia camera;

e i suoi occhi hanno tutte le sembianze di un demonio che sta sognando,

e la luce della lampada proiettando la sua ombra sul pavimento,

e la mia anima fuori da quell’ombra che sta galleggia sul pavimento,

non verrà sollevata mai più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se volete leggere altre poesie, venite nella sezione delle Poesie di Book-tique.

Al prossimo venerdì con una nuova poesia.

Buon fine settimana

Giorgia

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