Diario Letterario Di Un’italiana In Australia - Capitolo 33: il mio viaggio in outback il paese delle meraviglie e stranezze

Diario letterario di un’italiana in Australia: il paese delle meraviglie e stranezze

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Australia, paese delle meraviglie e stranezze.
L’Australia agli occhi di noi italiani è un posto esotico, con animali mortali e abitanti abbronzati tutto l’anno. Forse qualcuno di noi se li immagina tutti come Crocodile Dundee, ma non sono qui per fare generalizzazioni becere o propinarvi stantii cliché. Certo è che arrivando per la prima volta in questo paese è normale guardare tutto con gli occhi curiosi di chi sta scoprendo un nuovo mondo.

In questo nuovo diario letterario di un italiana in Australia ho decido si raccontarvi le cose belle di questo paese, che è enorme e pieno di sorprese, ma anche quelle più particolari e curiose. E anche proprio strane dai, diciamolo.

Iniziamo però dalle cose belle.

L’Australia è un paese meraviglioso e gigantesco. No, non è il solito luogo comune, lo è davvero. Ho avuto la fortuna di vederne una grandissima parte e ci sono spiagge bellissime e deserte, parchi nazionali grandissimi e verdissimi, montagne e colline, un deserto rosso con il cielo più grande mai visto, foreste pluviali con strade sterrate che ti fanno ricordare l’immensità della natura. Dunque è proprio così: l’Australia ha dei landscape pazzeschi, e presto vi parlerò in un diario apposito dei posti più belli del paese.

Sempre a tema natura, ovviamente l’Australia è bellissima per gli animali e le specie uniche che ha: i canguri, i koala, i wombat, i quokka, i kukabarra, gli Emù e i dingo sono alcuni di questi. La cosa più bella di questo paese è che la fauna vive a stretto contatto con l’uomo: i canguri si vedono spesso di sera anche nei quartieri residenziali come il mio, come i pappagalli e gli uccelli più esotici.

L’Australia poi è un paese molto informale e questa è per me una qualità: gli sconosciuti, specie se vivi in un paesino e non in città, spesso ti salutano per strada. Sono tutti generalmente molto cordiali e gentili, quasi da fare paura a una quasi milanese imbruttita come me. E subito diventi mate, amico, che tu abbia 18 anni o ottanta. Poi mi piace come vivono la vita: gli australiani vivono la vita con tranquillità, sono all’insegna del take it easy e del relax.

A questo riguardo per esempio ogni pubblic holiday, le festività locali, che cadono durante il weekend si allungano la vacanza e fanno sempre fine settimana lunghi. Quindi se una festa è di sabato o domenica verrà spostata a lunedì. È strano e bello al tempo stesso.

Oltre alla bellezza, c’è della stranezza nell’aria qui: di cose bizzarre ce ne sono a bizzeffe qui dall’altra parte del mondo.

Partiamo proprio da questo assunto: siamo dall’altra parte del mondo e tutto funziona al contrario. Si guida dal l’altro lato della strada, le maniglie si girano al contrario, si cammina sui marciapiedi alla sinistra e persino l’acqua del water gira in senso antiorario. Non capisco veramente perché, ma gli piace fare le cose differenti qui.

Parlando sempre di animali, se è bello vedere un canguro per strada di mattina presto o di sera il resto della fauna un po’ meno pucciosa: gli insetti e i ragni sono ovunque, in città e in campagna non importa, ma saprai che ci saranno spider e cacarouch, giganti possibilmente, in ogni angolo. Le apparizioni di specie più pericolose sono, al contrario, delle leggende metropolitane, e un po più rare rispetto a quel che generalmente si pensa, ma si incontrano animali che potrebbero ucciderti in tre minuti, tra serpenti e ragni. Non in quantità elevate ma accade.

Gli australiani mangiano molto male poi: tanta, troppa carne, un sacco di fritto e se è fish and chips meglio (so che si crede sia un’usanza solo inglese, ma è molto popolare anche qui). Chiamano parmy, abbreviazione di parmigiana, una cotoletta di pollo con la napoli sauce, ovvero salsa al pomodoro, e mozzarella sopra. Una cosa che mi fa arrabbiare moltissimo, anche perché sono convinti che quella sia la vera parmigiana, poveri loro.
Senza scordare la mitica Hawaii pizza oppure pizza con pollo a volontà (spesso e volentieri la si trova con il giapponese teriaky chicken). Di aneddoti culinari ne avrei parecchi, vi ricordo che ho vissuto sei mesi in un ostello con gente da ogni dove che cucinava in modi che io considero immondi, da purista quale sono della cucina italiana.

Parlando di altro, l’Australia è famosa per la poca tolleranza al fumo e all’alcol: nei club anche se come me hai evidentemente più di 21 anni ci si deve registrare all’ingresso con tanto di foto e scan del documento di identità.
Ho fatto la bartender per un periodo e per servire alcolici bisogna passare un corso per la somministrazione di alcolici e il barman o la barlady ha il dovere di non servire più alcol a chi non è in condizioni di bere oltre.

Non si trova poi il vino, la birra e i liquori al supermercato ma come negli States ci sono i bottle shop: negozi che vendono solo Alcol, a prezzi molto proibitivi. Per non parlare del fumo: un pacchetto di tabacco di 25 grammi, non sigarette, costa più di cinquanta dollari. Cinquanta dollari, ogni volta che ci penso mi sento male.

Come vi dicevo nelle cose belle, gli australiani sono una popolazione molto rilassata, tanto rilassata che spesso volentieri vanno in giro senza scarpe. Se da noi è poco educato girare senza maglietta per loro d’estate è una cosa normale non metterla nemmeno e andare in giro scalzi. Mi piace questa libertà di spirito che hanno, ma mi fa sempre strano.

A livello sportivo hanno sport strani, tra cui il footy, il football australiano che non ho capito come funzioni e non credo di poterlo capire mai, ma soprattutto sono grandi amanti di cricket, quello sport che io credevo estinto o al massimo solo britannico. Non vi dico nemmeno quanto ci ho capito su come funziona quello sport.
E un altro sport che agli australiani veraci piace sempre è lo shoey, ovvero bere birra dalla propria scarpa. L’ho visto fare dal vivo, non è uno spettacolo che consiglio ai deboli di stomaco.

E poi la lingua australiana, mistica e incomprensibile: ancora dopo quasi tre anni quando parlano con tutte le abbreviazioni e i loro strani termini gergali io non capisco niente. Ma sono divertenti, e credo di avere pure io un vago accento australiano in alcune parole.

Ecco queste era il come vedo questo paese delle meraviglie e stranezze con tutte le cose belle e bizzarre che mi vengono in mente sull’Australia paese, ma sono sicura che ce ne sono ancora tantissime e presto me ne verranno in mente altre.

Cosa ne pensate dell’allegro e colorato corredo australiano?

Per questo mese ho finito, spero vi sia piaciuto questo racconto diverso dal solito. Vi saluto ora, e vi do appuntamento al mese prossimo con una nuova puntata del diario letterario di un’italiana in Australia

I capitoli precedenti li trovate in questa pagina.

A presto!

Giorgia

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