Diario letterario di un’italiana in Australia capitolo 38

Diario Letterario Di Un’italiana in Australia – Capitolo 38

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Sembra un secolo da quando non vi racconto di me, dell’Australia e di tutto quanto. Le ultime settimane sono state ricche, piene, e strabordanti di vita. Non la vita avventurosa che magari immaginate voi, ma quella vissuta giorno per giorno, quella che ti fa creare nuove routine, abitudini.

Ma procediamo con ordine prima di iniziare ufficialmente il capitolo 38: dove ero rimasta?

Boh. Nel senso, non scrivo questa rubrica da qualche settimana e non mi ricordo esattamente a che punto fossi rimasta con gli aggiornamenti della mia vita australiana. Per questo vi farò un veloce “nelle puntate precedenti”.

Vivo a Perth. Lavoro da un mese in un ristorante/caffetteria italiano. Abito in un ostello vicinissimo al centro di Perth, in cui lavoro anche per avere l’affitto gratis.

Fine di “nelle puntate precedenti”.

Un riassunto più efficace credo di non averlo mai fatto, nemmeno a scuola.

Le scorse settimane dunque sono stata assorbita completamente dalla mia nuova vita, dalle nuove abitudini, dai piccoli cambiamenti giornalieri, dalla gente che passa e rimane in ostello, ma anche quelli che vanno via e non sai se rivedrai mai più, dal parlare tutti i giorni in inglese, dallo stringere amicizia veramente con qualcuno per la prima volta da quando sono in Australia.

Effettivamente parlo per riassunti oggi, ma questo è un po’ ciò che è accaduto in queste settimane passate: ho conosciuto moltissima gente, incontrato una serie lunga di persone strane ma anche qualcuna meravigliosa, avuto esperienze un po’ strambe, fatto discorsi interessanti, praticato l’inglese più degli scorsi 10 mesi in questo paese.

Come anticipavo più sopra ho finalmente un’amica che sento veramente tale, e ne se sono felice, perché si, di amicizie ne ho fatte prima di questo momento, ma fino a ora è stato diverso; non sono particolarmente brava a farmi amici (nel senso stretto del termine) e anche in Italia ne ho sempre avuti pochi ma buoni, e mi basta così in genere. In un’esperienza così, in cui la gente va e viene (tra cui anche tu vai e vieni) non è molto facile fare veramente amicizia con qualcuno, per questo ne gioisco così tanto oggi.

Al lavoro sono successe un sacco di cose nell’ultimo periodo: la settimana prossima apriamo di sera, un sacco di persone sono andate e venute, ho dei nuovi colleghi fantastici, e vecchi che se ne sono andati per non tornare mai più. Onestamente, ci sono state più di un paio di crisi, causa poca organizzazione interna; ci sta, perché il locale è aperto da poco, bisogna settarsi ancora per bene e cose del genere, anche se, qualche settimana fa, sono andata in crisi mistica e stavo per mandare tutti a quel paese.

Si, lo so che in genere vi racconto solo le cose belle di questo viaggio, ed evito di parlare dele cose negative perché non mi piace particolarmente lamentarmi. Stavolta mi sono ritrovata a pensare per la prima volta seriamente cose come “ma cosa sto facendo?” e “chi me lo fa fare?”. Questo associato a pensieri come: ho 30 anni, in Italia lavoravo, e ora sono qui in Australia a fare la cameriera e fare le pulizie. Nulla di degradante nei lavori che sto facendo, eh per carità, ma facendo un bilancio delle due cose ho iniziato a sentire una fortissima malinconia di casa e della mia vecchia vita. E per la prima volta, nonostante tutte le difficoltà avute fino a ora, ho sofferto tanto la mancanza dell’Italia.

Adesso il momento grigio è passato, le questioni al lavoro risolte (anche se sul l’organizzazione hanno ancora tanta strada da fare) e la mia vita in questo momento non mi dispiace poi così tanto.

Vista da fuori non potrebbe sembrare, ma poi pensò: quando mi ricapiterà di vivere un’esperienza così? Cioè, vivere in un ostello in una delle più grandi città Australiane, lavorare qui, avere amici di tutto il mondo, parlare inglese tutti i giorni? Difficilmente potrò rifarlo. Quindi, accantonata la negatività, per quel che posso mi cerco di vivere ogni momento, perché le cose belle capiteranno, come quelle brutte, ma credo che ora come ora l’importante sia vivere quel che succede giorno per giorno, perché tanto non si può prevedere tutto (ah, la Giorgia di 10 mesi fa sarebbe fiera di sapere come inizierà a ragionare dopo meno di un anno in Australia).

Per quanto riguarda la lettura queste settimane sono state grigie e annoiate. Ed è una cosa che mi capita spesso in questo periodo dell’anno: durante i primi mesi di ogni nuovo anno leggo quasi come un’ossessa, senza pensare ad altro, per poi scemare lentamente con il passare dei mesi, e mi ritrovo a giugno, luglio ed agosto senza troppa spinta verso la lettura; e ora dunque sono nel mio personalissimo e strano blocco del lettore. Strano perché mi va di leggere solo alcuni tipi di libri, mentre alla fine con il blog ho preso una serie di impegni (gruppi di lettura, collaborazioni) e non “posso” sempre leggere quello che più mi va.

Uno degli scogli più grandi è stato Ulisse di Joyce, ma che ve lo dico affare. In verità nell’ultima settimana è andata anche moderatamente bene la lettura di quel mattonazzo, ma anche li ho pensato seriamente di lanciare il kindle dalla finestra perchè non ce l’avrei mai potuta fare a finirlo. Invece sono arrivata quasi al 70%, sono fiera di me e del fatto e ancora non lo ho chiuso per non riaprirlo più, e mi sto abituando a quello squilibrato di Joyce e al suo “capolavoro”.

Ho accantonato ancora una volta il secondo volume de Le cronache del ghiaccio e del fuoco, perché non ho così tanto tempo per concentrarmi su un’altra lettura tanto lunga, mentre ho ufficialmente abbandonato Tropico del cancro: non è il suo momento.

Ho letto Aspettando Godot in inglese, causa manzanza di eBook in italiano, ed è stata una lettura abbastanza piacevole e divertente, e ora vorrei andare avedere uno delle sue rappresentazioni a teatro perché secondo me in scena deve far morire dal ridere.

Ho finito La pioggia prima che cada (bellissimo), libro di Jonathan Coe del mese scorso, e iniziato il Coe di questo mese, ovvero I terribili segreti di Maxwell sim, che è un altro volume geniale, che mi sta prendendo molto.

Ho finito Le fiabe di Beda il Bardo con estrema gioia e l’ho trovato deliziosamente magico. Lettura veloce e simpatica per fare il mio tuffo mensile nell’universo potteriano.

Ho letto il libro di un’amico, Riccardo Murari, che mi ha mandato la sua prima pubblicazione, e, nonostante fossi spaventata perché il genere doveva essere horror e non è proprio nelle mie corde, il suo Lo studio della morte mi ha conquistata. L’ho letto in velocità record per il periodo da lettrice in cui mi trovo, e devo dire che mi ha colpito più che in positivo, vista la profondità della storia nonostante il tema decisamente dell’orrore. Bello, consigliato come lettura estiva.

Ho anche iniziato un libro che ero certa mi avrebbe sbloccato, un libro che sapevo avrei letto in pochissimo (in un giorno sono gia al 70% per intenderci) del mio scrittore preferito, ovvero Daniel Pennacchioni, in arte Daniel Pennac. Ho iniziato ieri il sesto capitolo della saga dei Malausséne, La passione secondo Therésè, e diciamolo senza troppi giri di parole: lo amo alla follia. Come non essere entusiasti di essere di nuovo a Belleville, tra la tribù più famosa e divertente della Francia?

Queste erano le mie letture delle scorse settimane, e che altro dirvi? Sto bene, in salute, facciamo assaggiare un po’ di prelibatezze italiche a questa gente che non conosce la vera arte culinaria, rendendo felice la folla e propagandando entusiasmi (cit. Tegamini). Le persone per questo ci amano, perché li sfamiamo, e noi siamo felici di essere acclamati dal popolo.

La mia dieta vegetariana è un po’ discontinua ultimanente. Ma, aspettate, vi avevo detto che ero diventaata vegetariana? Non credo.

Allora, ulteriore riassunto: nel deserto australiano ho preso la decisione di essere vegetariana finché mi andava: la cosa ha funzionato finche Federico ha fatto la lasagna. Fine. No, scherzi a parte, mi concedo qualche sgarro, ma tendenzialmente vorrei continaure finché sono qui in questo straniero paese e proseguire questa dieta per purificare il mio corpo; anche perché mi ha farto sentire molto bene nell’ultimo periodo, in forma, e sana. Fin quando non torno in Italia, come lo dico a mia madre che non posso più mangiare le cose che cucina? Poverina, non posso mica spezzarle il cuore.

Bene, visto che non straparlavo da tanto questa volta mi sembra di avere addirittura esagerato, ma vabbè. Spero siate contenti di avermi letto con tutte le mie turbe meno avventurose, ma più umane del solito.

Vi lascio con un aneddoto divertente: ho visto un ragazzo neozelandese fare la pasta come i noodles istantanei. Si avete capito bene: ha preso una ciotola, messo le penne in suddetta ciotola, versatogli sopra acqua bollente scaldata con il bollitore e aspettato, non so bene quanto. Tutte le mie certezze sono svanite in un istante, lo giuro.

Vi do appuntmanto alla prossima settimana (forse?) e vi auguro un buon weekend!

Baci&abbracci

Fine del Capitolo 38

Giorgia

Se avete amato il capitolo 38 ma perso le avventure precedenti, non disperate! Le trovate tutte quante belle e colorate qui: Diario letterario di un’italiana in Australia.

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