Caino

Caino, l’antico testamento secondo Josè Saramago

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“La storia degli uomini è la storia dei loro fraintendimenti con dio, né lui capisce noi, né noi capiamo lui.” 

Quando non mi colpisce particolarmente un autore, specialmente un “grande autore” di quelli amati e lodati da tutti, cerco di dargli una seconda opportunità. Non certo perché mi piace leggere cose alla “moda”, se così si può definire; ma a un grande nome della letteratura mi piace dare una seconda chance.

Questo è quello che mi è accaduto con Saramago. Sarò per l’appunto controcorrente nel dire che il suo grande capolavoro Cecità non mi è piaciuto un granchè. Non perché sia un brutto libro, per carità. Anzi, è profondo e difficilmente qualcun altro riuscirebbe a scrivere un’opera così intensa e particolare. Solo che l’ho trovato molto lento e pesante. Ci ho provato veramente a farmelo piacere, ma nonostante due letture del volume, sono rimasta della mia idea.

Questa lunga premessa è l’inizio della recensione di un altro libro: Caino, dello stesso vincitore del Nobel, a cui ho voluto dare una seconda opportunità per stupire il mio gusto letterario.

Caino, come anticipa il suo titolo, è un’opera biblica. Inizia proprio dal mitico episodio della creazione dell’uomo e la donna. Adamo ed Eva vengono cacciati dal paradiso terrestre, e generano tre figli Caino, Abele e Seth. I primi due, fratelli inseparabili vengono divisi dalla grazia di Dio, che preferirà il secondo scatenando la gelosia del primo. Caino si macchierà di un terribile peccato, il fratricidio, di cui si sentirà colpevole tutta la vita. Per questo si trova davanti al Signore stesso per giustificare la sua terribile azione, incolpandolo della morte del fratello. In risposta il padre di tutti gli uomini risparmierà la vita di Caino, marchiandolo in fronte e costringendolo a vagare per il mondo per il resto dei suoi giorni. Inizierà dunque il viaggio di Caino attraverso lo spazio e il tempo, che lo vedrà presente in tutti i grandi avvenimenti dell’antico testamento.

Un maturo Saramago per un libro sicuramente non convenzionale, che ci mostra una personale reinterpretazione biblica in cui ci propone un Dio peggiore del più cattivo degli uomini.

Saramago attraverso questa sua irriverente opera ci descrive un Dio distaccato dalla sofferenza degli uomini. Per tutta la storia, ci sembrerà senza pietà ne comprensione, avido di vendetta contro coloro che sono i suoi figli e capace di atti devastanti per dimostrare la sua onnipotenza. Questo non è ne buono ne giusto, ma invidioso e a tratti crudele. L’autore lo descrive con una distaccata durezza e una gelida schiettezza mentre questi riversa la sua ira sull’umanità.

Caino

Simbolicamente l’autore scegli il personaggio più cattivo dell’antico testamento per farne il suo protagonista. Con le sue parole, ne romanza la storia e il rapporto con Dio, e ne riscatta la figura da sempre perseguita come il male assoluto. Con il riscatto di Caino però non vuole mitizzarlo né renderlo eroe, ma semplicemente una persona come tutte le altre, ne migliore ne peggiore.

Ho visto in Caino una metafora del rapporto dell’uomo moderno con la religione, che osserva le imposizioni della dottrina cristiana contrapposte alle contraddizioni della sua divinità. La domanda che l’autore ci fa porre per tutto lo scritto è proprio su quest Dio: se lui si comporta in modo poco giusto, come possono i suoi seguaci essere moralmente impeccabili come egli chiede? Egli è un Dio che ci viene mostrato come lo specchio del suo popolo.

Lo stile di Saramago è inconfondibile. Di questo grande autore mi colpiscono sempre i dettagli. Il primo, tratto che mi ha incuriosito anche in Cecità, è il riportare i dialoghi come flussi di coscienza, senza dividerli dal resto della narrazione. Un altro dettaglio di questo romanzo che mi è saltato all’occhio è che i nomi propri vengono riportati con la prima lettera minuscola.

Il narratore di questo racconto è molto particolare: è onnisciente, e molte volte rompe le barriere con il lettore, sottintendendo o ironizzando con lui, dando per scontato che il suo pubblico conosca un’altra versione dei fatti che sta raccontando.

Caino è un libro che ho apprezzato, perché ci immerge in un particolarissimo e audace espediente letterario. Bisogna sicuramente aver vinto un Nobel per permettersi qualcosa di tanto coraggioso, come reinterpretare quello che per molti è “il libro”. A me è sembrato un libro perfetto nella sua semplicità e irriverenza: con un po’ d’ironia e sicuramente la voglia di scuotere gli animi, è riuscito nel suo intento di scrivere una storia unica nel suo genere.

Caino è un libro che fa riflettere, sulla religione e sulla visione dell’uomo della vita e del mondo che lo circonda, un’opera provocatoria che scardina quella che è la formazione cattolica insegnataci. Da leggere per imparare a cambiare prospettiva, soprattutto quando guardiamo le cose che pensiamo di conoscere perfettamente.

Giorgia

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1 pensiero su “Caino, l’antico testamento secondo Josè Saramago

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