Diario Letterario Di Un’italiana In Australia- Capitolo 36: il mio lavoro a Perth

Diario Letterario Di Un’italiana In Australia- Capitolo 36: il mio lavoro a Perth

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La scorsa settimana ho mancato per la prima volta in nove mesi il mio appuntamento settimanale con il diario letterario di un’italiana in Australia. Questo perché ormai sono approdata a Perth dopo il mio viaggio lungo due mesi per questo immenso paese, e mi sono tra virgolette stabilizzata un po’.

Volete che vi racconto le cose con ordine?

Eravamo rimasti che ero arrivata a Perth. L’inverno sta arrivando direbbe il buon vecchio Ned Stark; e sta arrivando anche da questa parte del globo dico invece io, e con esso la voglia di ritornare a una vita più o meno equilibrata.

Lasciata alle spalle l’esperienza traumatica nel primo ostello, ci siamo spostati nella nostra attuale location: un bell’ostello grande, molto libero, decisamente economico e pieno di good vibe vicinissimo al centro. Non che di Perth abbia visto un granché ma di questo ve ne parlo più avanti.

I primi giorni della settimana scorsa li ho passata a cercare un lavoro, come vi avevo anticipato. Il problema è stato che la mia solita ansia ha preso come sempre il sopravvento e le tensioni e paranoie mentali hanno iniziato a invadermi facendomi porre a me stessa domande come: potrò mai trovare un lavoro? E con il mio inglese maccheronico come farò?

Se un po’ avete imparato a conoscermi sono una persona eccessivamente ansiosa e molto previdente e calcolatrice, benché abbia appena terminato un viaggio totalmente al buio, in genere non sono capace di fare questo tipo di cose.

In più aggiungiamo la mia insicurezza sul mio inglese che non ritengo molto all’altezza di tutti i mesi che ho passato in un paese anglofono e la mia totale inesperienza per i lavori per cui avrei potuto applicare. Infatti in Italia ho sempre fatto lavori d’ufficio, a contatto con il pubblico, ma con il sedere seduto su una comoda poltrona davanti a un computer con cui ho un rapporto splendido e che so usare moderatamente bene.

Dunque, ricapitolando, essendo il mio inglese ancora non a un livello così alto non avrei potuto aspirare a un lavoro impiegatizio, ma ripiegare sull’hospitality, (la ristorazione) in cui io sfortunatamente non ho mai avuto la benché minima esperienza.

Finito il preambolo, capirete i miei timori.

Potrete però sollevare un‘obiezione: hai già lavorato in Australia. Si, risponderei io, ma in una farm, dove l’esperienza non è così necessaria e soprattutto dove non si parla molto la lingua ma si lavora duro e basta.

Fatta questa lunga premessa, mi sono messa più di impegno per evitare di trovarmi in situazioni economiche poco delicate, e tentato quasi tutti i mezzi che avevo in quel momento.

Quando poi improvvisamente mercoledì della settimana scorsa, dopo aver chiesto aiuto a un gruppo di Facebook per italiani a Perth ricevo il messaggio di una ragazza che mi dice che nel ristorante dove lei lavora, da poco aperto, cercano una cameriera. Dieci minuti dopo avevo una prova nel locale, fissata per il giorno seguente. Il giorno dopo avevo un lavoro!

È stata una cosa davvero nata e sviluppatasi in maniera veloce e ora mi ritrovo a Perth da poco più di due settimane, con più di una settimana di lavoro alle spalle, uno stipendio già ricevuto e una nuova esperienza davanti a me.

Riassumendo in breve questi giorni lavorativi devo dire che non ritenendomi da sempre molto dotata con le mani, sto invece imparando il lavoro al meglio delle mie possibilità e abbastanza velocemente. Nel weekend faccio la runner, ovvero significa essere una adorabile tutto fare che corre porta caffè e piatti caldi, pulisce quando i clienti vanno via, apparecchia e sparecchia, fa succhi di frutta e serve soft drink. In settimana invece prendo anche gli ordini e sto migliorando il mio inglese: parlare tutti i giorni con australiani mi sta aiutando moltissimo e vedo già subito dei progressi da gigante.

So che sembra un racconto sbrigativo ma non trovo niente altro di significativo da dire: cioè sono ritornata alla routine di tutti i giorni con i suoi pregi e i suoi difetti, con le difficoltà e la stanchezza di ogni giornata, con le piccole cose belle che accadono.

La cosa più carina di questa nuova quotidianità è che ho di nuovo una vita tutta mia da non condividere con nessuno: prendo l’autobus tutte le mattine, faccio colazione da sola, mi fermo al supermercato prima di rientrare, ho dei nuovi colleghi. Sembreranno cose piccole agli occhi di un osservatore esterno ma per me ora sono una fonte di felicità immensa perché ho di nuovo una vita esclusivamente mia dopo tanti mesi di condivisione.

Non giudicatemi male, è stato bello tutto quello che è accaduto fino a ora, stare sempre con i ragazzi e vivere esperienze che ricorderemo tutta la via, ma abbiamo fatto sempre tutto insieme e io sono da tutta la mia vita una persona estremamente indipendente.

Si, sembrerò una brutta persona ma anche il fatto di passare un po’ meno tempo con la dolce metà aiuta ad amarsi di più e meglio, condividendo ogni istante non sempre è facile e a volte ci si perde i discussioni inutili ed evitabilissime. Così invece il tempo che passiamo assieme è più bello e di qualità, perché è di meno e più intenso.

In più devo dire che la fortuna di aver trovato lavoro in fretta è corredata dalla fortuna di aver trovato un bel ambiente di lavoro, dove c’è un clima invidiabile e sono tutti molto carini e simpatici. Le eccezioni ci sono sempre e comunque sappiatelo (una brutta esperienza con una delle colleghe nuove) ma non è tale da eclissare il resto del team.

Per il momento lavoro nel ristorante/caffetteria solo di giorno e anche questo è un grosso pro, con orari fattibili in previsione di un prossimo futuro in cui potrei pure lavorare di sera mi godo questa cosa positiva.

Ma poi cosa più bella di tutte fanno un caffè buonissimo degno della nostra amata madre patria, quindi non posso che dirmi soddisfatta su più fronti.

Certo il lavoro è faticoso, e certo torno a casa stanchetta eh, ma vado al lavorare con il sorriso quindi questo è l’importante (oltre che una paga molto più che dignitosa, dunque sono a posto per il momento).

Stacco il mio racconto del mio nuovo lavoro per palarvi delle mie letture delle ultime due settimane: il tempo si è accorciato drasticamente quello si ma non riesco a rinunciare al tempo per leggere almeno un po’ al giorno. Certo, ho circa 5 recensioni per il blog da recuperare, che non so quando riuscirò a scrivere, ma per leggere, leggo.

Cosa ho letto dunque? Un po’ di meno, ma ho finito un paio di letture.

Sono avanzata nella lettura di Ulisse di Joyce un libro che mi spaventava e non negherò che non ho cambiato idea molto durante la lettura; anzi vi confesso se non fosse per il gruppo di lettura lo avrei già abbandonato! Non prendetela male, ma onestamente è una lettura ostica in cui io sto capendo poco e niente. Per il momento a parte qualche rara eccezione mi sembra un’accozzaglia di frasi buttate a caso senza un apparente senso compiuto. Non critico un pilastro della letteratura ma me stessa per la mia incapacità di comprender il vero significato delle parole tanto ironiche quante pregne di citazioni di Joyce. Per questo ci sono le note alla fine del libro, ma vorrei capirne qualcosa di mio.

Ho iniziato e quasi terminato un libro che non è proprio nel mio stile e si chiama Diario di una sottomessa, ovvero la storia vera di una giornalista inglese la cui vita sessuale è molto colorata soprattutto perché, nonostante una vita irreprensibile e un carattere forte, le piace avere il ruolo della schiava in pratiche sessuali d/s. Interessante punto di vista, che turba ogni tanto la mia sensibilità ma sicuramente una lettura particolare che apre la mente a stili di vita diversi.

Ho letto e finito Ethan Frome e non è stata una lettura facilissima, che non mi ha colpita così tanto; il libro per quanto breve e dal messaggio finale molto intenso e apprezzabile non mi ha stupita particolarmente; anzi lo ho trovato alquanto lento con uno stile non facile per me.

Invece ho finito il mio Coe del mese, La pioggia prima che cada, e devo dire che se all’inizio non mi avesse colpito a sufficienza, il finale , peró, è stato perfetto e la seconda parte mi ha fatto rivalutare l’intero romanzo. La cosa più bella è stato l’escamotage narrativo di Coe che sviluppa un racconto nel racconto, e lo fa narrando il testamento su audiocassette della zia Rosamund la quale dipinge con le parole una serie di fotografie per una delle sue eredi. Una storia forte e bella che ha un suo perché in cui Coe dimostra la sua abilità con le parole in un modo ancora diverso dai precedenti romanzi, riuscendo a fare breccia ancora e di nuovo nel mio cuore.

E con questo si concludono le mie letture degli scorsi giorni, e quasi il mio diario.

Di altro non ho da dire, vivo ancora in ostello e bramo una casa tutta nostra, ma per il momento ci adattiamo finché i ragazzi non trovano un lavoro per muoverci.

Qui non è poi così male, abbiamo fatto un po’ di amicizie e davvero è un ambiente piacevole, nonostante l’ovvio che vivere in ostello non sia una delle cose più belle del mondo; ma io e Fede per pagarci l’accomodation aiutiamo con le pulizie qua (e tra poco lo farà anche Andrea!) quindi è decisamente una sistemazione provvisoria ma economica, che ci permette di stare tranquilli almeno per ora. Chissà poi cosa accadrà nel breve periodo!

Ora che ho finito anche questo racconto però ditemi: continuo i racconti settimanali oppure meglio fare un appuntamento ogni due settimane/ogni mese con il mio diario? La vita di città non è emozionante come lavorare in farm o girare in macchina per l’Australia dunque stavo valutando di ridimensionare la rubrica. Ma lascio la parola a voi stavolta, vorrei che foste voi a dormi ogni quanto vorreste sapere la mia vita dall’altra parte del mondo.

A presto

Baci e abbracci

Giorgia

Leggi qui tutti i capitoli precedenti -> Diario Letterario Di Un’italiana in Australia

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