La recensione di L’amore non guasta di Jonathan Coe

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“Una sola parola può distruggere ciò che un milione di altre ha fatto. Una parola fuori posto può disfare qualsiasi cosa: una famiglia, un matrimonio, un’amicizia”.

Oggi torno a parlarvi di uno dei miei scrittori preferiti, che chi mi segue avrà certamente sentito nominare almeno una volta (al mese per i più affezionati). La penna in questione è quella di Jonathan Coe, scrittore inglese che brilla ancora nel panorama contemporaneo, di cui il suo ultimo romanzo è Middle England, ma tra i suoi più celebri (nonché miei preferiti) annoveriamo La casa del sonno e La famiglia Winshaw, in Italia tutti editi da Feltrinelli editore.

Con un club del libro a lui dedicato (organizzato dalla mitica Sam di Leggo quando voglio) ogni mese leggiamo una delle sue novelle. Dopo aver letto Donna per caso, il suo primo romanzo, questo mese è toccato al secondo volume della sua bibliografia dal titolo L’amore non guasta.

Di cosa parla L’amore non guasta?

La storia raccontata in queste pagine è quella di Robin, aspirante scrittore e dottorando arenato sulla sua tesi da anni, che rimpiange l’amore della sua vita perduto e vive una vita malinconica e dissoluta, ancorato al passato. Ha un’amicizia speciale con Aparna che anche lei è però cinica, triste e arrabbiata. Robin, per un malinteso viene accusato di aver molestato un bambino al parco e verrà trascinato in tribunale, dove la sua avvocatessa prenderà particolarmente a cuore il caso del giovane.

I quattro capitoli di questo libro sono intervallati da i quattro racconti dello stesso Robin, cambiando in essi ogni volta il punto di vista, raccontandoci le vicende di alcune persone legate in qualche modo tra loro, con il filo conduttore delle vicissitudini di Robin.

L’amore non guasta colpisce il lettore innanzitutto per come è bistrattato il personaggio personale: Robin è un antieroe, un uomo che non ha il coraggio di prendere la sua vita in mano e farne qualcosa. Fermandosi all’apparenza la gente che lo circonda lo giudica strano, strambo, con idee bizzarre nel senso negativo del termine. E il lettore che legge queste constatazioni dopo poco prende le parti di Robin perché egli è solo un incompreso dal mondo. Una persona che non è mai stata ascoltata veramente da nessuno: la gente invece lo giudica dall’alto della presunta perfezione delle proprie vite; che anzi sembrano più che perfette grottesche, mistificate, dove la felicità e solo apparente e non reale. Una critica al perbenismo giudicante inglese, in cui si dice “poverino, ma se l’è cercata” e frasi condiscendenti del genere; dove ognuno pensa egoisticamente al proprio orticello e dove non si riesce a vedere al di là del proprio naso, risultando in fin dei conti un gregge di sempliciotti che non capisce e non vuole capire.

In ogni suo libro Jonathan Coe si distingue per una scrittura e uno stile a mio avviso fuori dal comune: il ritmo è sempre molto sostenuto e fluido, e le strutture dei suoi lavori sono sempre peculiari e uniche nel loro genere. Anche in l’amore non guasta crea un intreccio molto particolare, dividendo la storia in quattro capitoli e un epilogo, ognuno raccontato da un diverso punto di vista, ognuno anche inframezzato da una sorta di metanarrazione; dunque la storia di Robin viene alternata a racconti dallo stesso protagonista, cambiando così completamente stile e registro. Un’espediente noto in letteratura, ma che crea qui anche un legame intrinseco tra narrazione e racconti, poiché entrambi in passano in qualche modo gli stessi messaggi.

Nel romanzo, così come nelle storie in esso raccolto, si parla di esistenza, di fallimento, sei suicidio, di ambizioni disilluse, di incontri, di rincontri, di amori finiti, di malinconia, di rimpianto.

Un romanzo che in poche pagine analizza le difficoltà dell’animo umano con grazia e gentilezza, dando un sapore aspro e malinconico al tutto. La vita non va mai come ci si aspetta, e i protagonisti tutti di questo romanzo ne sono i portavoci inequivocabili di questi messaggi.

Protagonisti che anche in questo scritto Coe delinea fedelmente, nelle loro identità, nelle loro insicurezze, nelle loro difficoltà. Rendendoli umani, reali, vivi quasi.

Ne esce uno spaccato dell’esistenza umana che fa fatica a sopravvivere alle difficoltà quotidiane, quelle che la vita ci serve giorno dopo giorno, e che ognuno in qualche modo cerca di salire a galla.

Infatti non si può dire che la storia abbia solo come protagonista Robin, nonostante tutta la storia ruoti attorno a lui: abbiamo tanti protagonisti, tanti personaggi principali che si contendono il ruolo di primario; per questo non esiste un vero e proprio protagonista ma la narrazione prende la forma di narrazione corale, dove ogni personaggio ha un ruolo fondamentale in questa storia.

Per di più lo scrittore in L’amore non guasta è magistrale nel non dare mai la sua opinione su niente; mi spiego meglio: nel romanzo troviamo molti punti di vista, molte azioni viste da più lati della campana, ma non esiste una verità assoluta; una maestria nel non parteggiare per nessuno e lasciare una nebbia di incertezza in chi dall’altra parte cerca di farsi un’idea su come siano andate le cose. Ma risulta impossibile perché C. lascia asperta alla nostra immaginazione ogni possibilità.

Cosa ne penso io di L’amore non guasta?

Leggere Coe è sempre un piacere anche se questo libro non lo annovererei tra i miei preferiti; forse in L’amore non guasta ho trovato Coe un po’ sottotono, ovvero non all’altezza di altri suoi lavori che considero capolavori. Ma anche qui è riuscito a stupirmi, dopo un inizio che mi ha lasciato un po’ così, ha attirato la mia attenzione specialmente attraverso i racconti del suo personaggio: li ho trovati brillanti, pieni di black humor e geniali in alcuni punti, ritrovando nei racconti qualcosa dello stile usato dallo stesso Coe in Donna per caso.

Sono arrivata alla fine con la semplicità consueta e mi sono resa conto che questo scrittore in qualsiasi suo scritto che io abbia letto fino a ora riesce sempre a toccare in me le corde giuste, a stimolare la giusta empatia ed emozioni; è come se ogni tanto scrivesse quello che io vorrei leggere. Insomma io e Coe abbiamo un rapporto speciale, ormai ne sono certa.

L’amore non guasta è, concludendo, un romanzo breve ma con un intensità molto forte, dove la penna di Coe disegna una storia dalle ambientazioni più cupe, malinconiche e tristi; ma, nonostante i temi trattati dal libro non siano leggeri, la lettura è piacevole e scorrevole, rendendo ancora una volta giustizia a una delle penne contemporanee più brillanti.

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Alla prossima settimana con una nuova recensione!

Giorgia

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