Il conte di Montecristo

Il conte di Montecristo: quando la vendetta si trasforma nello scopo della vita di un uomo

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“La felicità è come quei palazzi delle isole incantate alle cui porte stanno a difesa i draghi: bisogna combattere per conquistarli.”

Leggere i classici, in questi anni, mi sta arricchendo moltissimo. Devo ammettere che per mia colpa non mi sono mai dedicata alla lettura dei grandi classici della letteratura, se non per ragioni scolastiche; il motivo è che principalmente ho sempre avuto paura! Paura di che, chiederete voi: paura di annoiarmi, che fossero dei mattoni indicibili e che fossero storie importanti si, ma noiose, tremendamente noiose per il nostro tempo. E credo che questa sia la paura di ognuno quando si affronta un classico. Ahi, quanto mi sbagliavo. Sono contenta di dire questa frase e so già che sto per cadere in luoghi comuni, ma mi sento di dire che un classico è un libro senza tempo, e per questo motivo credo che certi libri siano rimasti nella storia per arrivare fino a noi. E per questo che ogni volta che ne finisco uno rimango incantata.
Questo lungo preambolo è per introdurre la recensione de Il conte di Montecristo, libro considerato mattone nel vero senso della parola, perché nonostante le diverse edizioni, in media conta più di 1000 pagine. Ma io sono riuscita a leggerlo in meno di due settimane, e l’ho trovato una lettura che mi ha letteralmente ipnotizzata. Ma andiamo per gradi.

Di cosa parla Il conte di Montecristo?

La storia de Iil conte di Montecristo è lunga, articolata e decisamente complicata. L’inizio vede il giovane Edmond Dantes che, dopo aver riportato a casa a Marsiglia la sua barca senza capitano, morto durante l’ultimo viaggio, sta per diventarne egli stesso il capitano promosso da il suo Armatore e benefattore Morrel. Rientra in patria e riabbraccia l’amore della sua vita Mercedes, che sta per sposare. Ma non sa, che dietro quel momento di estrema gioia, si nasconde un’insidia terribile: infatti Fernand Mondego cugino della sua amata che da sempre la vuole sposare e Danglars, contabile della barca invidioso per il ruolo da capitano e che teme il suo lavoro, stanno tramando contro la felicità di Dantes. Si ritroveranno a un tavolo a bere con il sarto Caderousse, ubriaco e reo di non aver fermato i due, che e scriveranno una lettera anonima per far arrestare Edmond per bonapartismo. Il giorno seguente, all’apice della felicità durante la giornata del suo fidanzamento ufficiale, Edmond Dantes viene arrestato, senza conoscere i suoi capi d’Accusa. A interrogarlo è il procuratore del re Villefort, che, scoprendo che Dantes doveva consegnare una lettera al padre, sostenitore di Bonaparte, e per paura di infangare il nome della sua famiglia, promette la libertà a Dantes bugiardamente, e rinchiude il giovane marinaio in prigione, nelle segrete del Castello d’If. Qui Edmond Dantes passa in questo carcere anni grigi e bui, preso dallo sconforto, senza veramente comprendere il perché sia rinchiuso in quella prigione, preoccupato per l’anziano padre e pensando alla felicità eterna che quasi stava per toccare. Meditando a un certo punto il suicidio, gli viene salvata la vita dal suo vicino di cella, con cui inizia a parlare, e per la quale compagnia scava un buco tra le due celle per incontrarlo e avere un amico in quella grama esistenza. Così incontra un uomo anziano, l’abate Faria; i due iniziano a diventare molto amici, e l’abate, molto saggio e pieno di conoscenze, inizia a insegnare tutto il suo sapere al giovane Dantes. Dopo molto tempo, anni scopriremo poi, l’abate speiga a Dantes che conosce un grande tesoro segreto sull’isola di Montecristo: il giovane lo prende inizalmente per pazzzo, ma non dimeticherà quello che gli ha appena detto il suo amico abate. I due progettano un modo per scappare dalla prigione, ma mentre il piano sta per compiersi, l’abate muore per un attacco strano. In quel momento Dantes ebbe l’illuminazione di usare l’amico di molti anni come diversivo per la sua fuga: si sostituisce al morto, credendo poi di poter fuggire una volta sotterrato nel cimitero. Ma il cimitero del castello è il mare, e Dantes viene lanciato tra gli scogli. Miracolosamente sopravvissuto, l’uomo riesce a raggiungere un’isola e viene salvato da dei contrabbandieri al quale poco dopo si unisce, date le sue doti da provetto marinaio. Dopo qualche tempo, riesce con una escamotage a finire sull’isola di Montecristo e finalmente trova quel tesoro che credeva immaginato dall’amico: dopo 14 ani di prigionia e di terribile sventure, Edmond Dantes ritorna a vita nuova grazie all’aiuto di Dio e diventa milionario. Da quel momento in poi, sentendosi emissario della provvidenza, decide che vuole capire chi è stata la colpa dei suoi mali, e vendicarsi di coloro che lo hanno fatto soffrire per così tanto tempo. Mascherato da ambate, si reca da Caderousse che ora gestisce una locanda con la moglie, e si fa raccontare la vera storia del male di Edmond Dantes e il destino dei suoi malfattori: sia Fernand che Douglars sono ricchi e nobili, hanno avuto solo che fortune nella vita, suo padre è morto di fame, e la bella Mercedes lo ha dimenticato e sposato il cugino. Da qui, Dantes non esisterà più e nascerà Il conte di Montecristo, uomo misterioso, intignante, più ricco di un re e dalle conoscenze vastissime. Nessuno sa che la sua venuta in società è solo il piano di vendetta di un uomo risuscitato dalla prigione e dal mare. Così, da questo punto in poi inizierà l’intricato piano di questo uomo dalle mille risorse per riportare un po’ di giustizia nel mondo.

Un classico del genere, come al solito, non riesco a recensirlo a cuor leggero; è un libro così pieno, così imponente che le mie parole non sarebbero sufficienti per descriverne la sua maestosità. La recensione sarà, come è già successo altre volte, un commento personale dunque.

Come prima cosa, il Conte di Montecristo secondo me segue un filone classico di romanzi in cui si parla di sventura e destino. Il protagonista della storia sembra essere troppo fortunato per essere vero, troppo ingenuo e giovane per guardarsi le spalle e vedere qualcuno che gli vuole male. Il giovane Dantes è puro e vede solo il bello e il buono attorno a se. Purtroppo L’invidia gli causa terribili sventure e avvicinarsi davvero molto alla morte. Sarà la provvidenza a salvargli la vita, il destino, il fato, il suo dio che dir si voglia lo voleva vivo. Un romanzo dunque in cui la componente divina è molto forte, tanto che il suo protagonista, per la maggior parte della storia, si sentirà un emissario di dio e vorrà vendicarsi perché crede che questa sia la sua volontà.

Il conte di Montecristo è una storia lunga e complicata, dove però tutto è collegato, anche il minimo dettaglio: sembra inizialmente che ogni personaggio sia slegato dall’altro, risultando fino ad un certo punto più un insieme di tante piccole storie che una storia coerente e unica. Ma il romanzo si trasforma man mano che la trama procede in una narrazione che sembra quasi un giallo per gli indizi che nasconde tra le sue pagine, dove nulla è lasciato al caso. Meglio di un giallo, dunque, Dumas è riuscito a creare una serie di indizi dove ogni personaggio che si incontra nella storia è in qualche modo legato all’altro, dove segreti complotti e tradimenti verso la fine si scioglieranno e daranno un senso a tutto quello letto fino a quel momento.

Una nota davvero di merito de Il conte di Montecristo è che il suo autore, al suo esordio per giunta, è riuscito a costruire una serie di personaggi descritti nei minimi dettagli, li dipinge e ce li racconta come se fossero reali, caratterizzandoli in maniera impeccabile raccontandone le scelte e la psicologia perfette mante. Grazie a questa rosa di anime che Dumas ci racconta, riusciamo a osservare tutte le ombre e le oscurità dell’animo umano: ne Il conte di Montecristo ci viene raccontata un umanità corrotta, avida, triste sola ed egoista. Ognuno pensa a se, e al proprio interesse.

Parallelo alla descrizione di questi personaggi è una società dell’ottocento descritta nei minimi dettagli, in cui vediamo sia perfettamente usi e costumi, ma anche i retroscena politici, la corruzione, le lotte di potere, e le guerre politiche di quel tempo.

Cosa mi è piaciuto di più della storia de Il conte di Montecristo?

Ho amato particolarmente di questo romanzo proprio il protagonista de Il Conte di Montecristo: se all’inizio la pena per la sua vita era tanta, afflitta anche io dalle sventure di Edmond, quando esce dalla prigione, trova il tesoro e inizia a diventare tante persone in una lo ho amato follemente. Un uomo che prende il suo tempo per vendicarsi, senza fretta ne brama di sangue e di vendetta; ma soprattutto un uomo che passa la sua vita a studiare, si riempie di talenti e conoscenze, coltivando un’astuzia e un ingegno fuori dal comune: lui è tante persone in una, sa di essere un abate, un ricco mecenate Inglese, un conte misterioso e dal sapore orientale; cambia muta, gestisce la sua storia come vuole lui tirando le fila della vita di chi ha distrutto la sua di esistenza. Devo Essere onesta, nei romanzi, in genere, apprezzo principalmente i personaggi buoni totalmente, ma questa volt ho cambiato idea. Il conte di Montecristo è un uomo nato buono e puro, che macchia la sua anima e ha sete di vendetta, si sente portatore di una divina provvidenza. Nonostante questo non è di certo totalmente buono, fa del male e rovina la vita a chi l’ha rovinata a lui, senza perdonare il nemico e porgere l’altra guancia. Nonostante ciò io e non ho potuto tifare per lui tutto il tempo, e vederlo prendersi le sue rivincite mi ha reso davvero felice. Mai finale è stato dunque più apprezzato.

Per concludere, Il conte di Montecristo è un romanzo immenso in tutti i sensi; una storia costruita da Dumas magistralmente in ogni suo dettaglio, un libro da leggere per conoscere le gesta incredibili de Il conte di Montecristo, e leggere del riscatto della vita di Edmond Dantes.

 

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Alla prossima settimana con una nuova recensione!

E se non riuscite proprio ad aspettare, venite a leggerne altre, venite a trovarmi qui

Giorgia

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