Recensione di Lizzie di Shirley Jackson

Recensione di Lizzie di Shirley Jackson

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Le storie che parlano di personalità multipla mi affascinano, per la loro complessità e per l’esplorazione di un mondo così complesso come la mente umana e le sue potenzialità. Uno dei libri più famosi sul tema che non è preso dalla realtà è Lizzie di Shirley Jackson, protagonista dell’ultima tappa affrontata di Donne attraverso la letteratura, gruppo di lettura dedicato alle scrittrici. Io lo ho letto nella sua edizione Adelphi del 2014, con traduzione di Laura Noulian.

Di cosa parla Lizzie?

Elizabeth è una ragazza di 20 anni, remissiva timida e senza amici. Soffre di strani mal di testa e la zia con cui vive dopo essere rimasta orfana le recrimina cose che lei non ha mai fatto. Solo andando in terapia dal dottor Wright sotto ipnosi capirà cosa le sta accadendo: lei non è sola, nella sua mente convivono diverse personalità più o meno predominanti. E qui seguiremo la sua terapia assieme ai racconti e gli appunti del suo psichiatra.

La storia scritta da Jackson ha un ritmo sincopato, elettrico, che incuriosisce per comprendere i vari misteri che si mettono sulla strada del lettore; per me è sempre magnetico leggere le pagine di Shirley Jackson ed è ancora più affascinante sentirle parlare di questa storia fatta apparentemente di persone normali ma che non lo sono per niente e nascondono dei segreti: una ragazza, la sua nubile zia e il suo psichiatra. Questi personaggi sono tre attori di una storia che arriva fino al climax finale, come se uscissero ed entrassero davvero dalle quinte immaginarie della sceneggiatura scritta da Jackson. Interessante è come tutti e tre, specie Elizabeth, siano personaggi complessi e controversi, con luci, ombre e debolezze. Il fascino catalizzatore è però sulla giovane Lizzie, ragazza dalla molteplice personalità che si mostra in tutte le sue diverse facce. Bello è leggere come Jackson abbia dotato ogni personalità di Lizzie di caratteristiche predominanti, con nomignoli diversi (ci sono Betsy, Bess, Bess e Lizzie) ed espressioni e mimica, che muta quasi l’aspetto, differenti.
Parlare di una malattia come questa, diagnosticata ufficialmente solo negli anni novanta, non è semplice, anche perché il libro è stato scritto nel 1956. È stato impressionante leggere come Jackson sembrasse conoscere bene il tema della personalità multipla, conoscerne gli sviluppi medici e come si dovesse curare. Alcuni articoli online sulla sua scrittrice speculano sul fatto che lei avesse potuto soffrire di tale disturbo, ma sembrano appunto solo speculazioni.

Il tema della malattia mentale e del disturbo di personalità multipla viene sviluppato con un forte contrasto, come sempre d’altronde nei libri di Jackson, in una dicotomia tra bene e male, cattiveria e bontà, non solo conflitto interno alla protagonista ma esteso a tutti i personaggi, sensibili a diverse leve e tutti imperfetti.

Anche il tema della madre è centralissimo nel romanzo, come un filo che lega l’esperienza della protagonista che mostra traumi e conflitto forti: la madre come odio e amore, la madre come oggetto di santificazione ma che allo stesso tempo, avendo quella vissuto una vita di eccessi, di odio. Anche qui un tema che richiama la biografia della sua autrice, che va a ripescare i suoi traumi personali per raccontarli nelle sue narrazioni.

Inizialmente mi sono lasciata trascinare dalla lettura immersa nello stile di Jackson che, non è un mistero, amo. Devo dire che il crescendo mi ha coinvolto sempre più, per poi sgonfiarsi nel finale, che mi ha lasciato un po’ delusa. Mi spiace perché il libro aveva grandissime potenzialità secondo me, ma non sempre le cose vanno come vogliamo noi.

Lizzie è però un libro che consiglio, che parla di solitudine di trauma e di malattia mentale come solo Shirley Jackson sa fare; da leggere per conoscere le varie facce di Elizabeth.

 

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Se volete leggere altri consigli di lettura invece vi invito nella sezione del blog Le recensioni di Book-tique.

Alla prossima con una nuova recensione!

Giorgia

 

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