La notte Wiesel

La notte, autobiografia di deportazione di Elie Wiesel

“Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.”

Dopo una piccola pausa ritornano le letture condivise dal club delle Gilmore Girls e questo mese abbiamo letto La notte di Ellie Wiesel.

Per chi non lo sapessi il gruppo di lettura #Inomniaparatusgdl è uno dei tanti salotti virtuali con cui con cui condivido letture mensili, il quale si basa su una lista di libri che vengono nominati nella celebre serie americana Gilmore Girls (Una mamma per amica a casa nostra). Per essere precisi sono i libri che la giovane Rori Gilmore legge durante tutta la serie (c’è una lista online che conta almeno 300 titoli nominati nel telefilm).

Come vi avevo anticipato prima la lettura di questo mese è stata La notte di Wiesel, un romanzo autobiografico che racconta l’esperienza nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau dello stesso autore, deportato all’età di quindici anni.

Un libro che è breve e incisivo, con uno stile asciutto e diretto, che in poche pagine racconta la storia dell’Ungheria nel periodo dell’ascesa di Hitler, la guerra e la conquista europea della Germania nazista. Senza troppi giri di parole Weiss racconta la storia degli ebrei ungheresi che credevano di essere salvi dalla minaccia nazista, dipingendo con semplicità l’indifferenza, l’incredulita, l’ascesa del nazismo e dei tedeschi in un paese che mai credeva possibile che qualcosa del genere potesse accadere proprio a loro, che non voleva immaginare che davvero nel 1900 potessero accadere realmente certe cose.

Gli altri ebrei morivano lontano e loro facevano finta di non vedere e non davano credito ai racconti di chi certe cose le aveva viste con i propri occhi. Incredibile da leggere per un lettore che conosce la storia moderna e l’orrore di quel periodo, ma uno sguardo che rappresenta un po’ l’indifferenza del mondo in quel periodo alla minaccia del genocidio che stava iniziando ad avvenire in quello stesso momento, di molte persone che sapevano e non volevano credere, o chiudevano gli occhi facendo finta di non sapere la verità. Ma per gli ebrei ungheresi purtroppo arrivò il momento di ricredersi: vennero poi d’improvviso i ghetti, e poi le deportazioni; e poi Auschwitz, e poi Birkenau.

Anche nel momento dove le persone avrebbero dovuto avere più paura c’è stata l’ingenuità di credere alle promesse fatte, che sarebbe andato tutto bene, che le famiglie sarebbero state assieme, che si sarebbe andato a lavorare e non a morire tutti assieme.

E poi il racconto della vita nei campi, il dolore di aver perso una parte della famiglia e il legame che va a creare sempre più profondo con le persone che sono rimaste; e poi ancora  gli abusi, le botte, la fame, la sete, il lavoro duro, la paura di non passare le selezioni e di finire nei forni.

Wiesel con il realismo possibile solo a chi certe cose le ha vissute racconta la brutalità di quella vita, la perdita dell’umanità e lo spirito di sopravvivenza che prende il sopravvento, la paura, il terrore, la certezza di morire in quel posto abbandonato anche da Dio ma la speranza che prima o poi la guerra venisse vinta dagli alleati. Una lettura drammatica, a tratti straziante, ma carica di ricordo e dolore, una testimonianza terribile ma necessaria di quel che è stato poco più di 70 anni fa.

La descrizione della religiosità prende in questo racconto un ruolo rilevante, raccontato da un ragazzo con una forte fede in Dio, fede che viene minata dall’oscenità del destino di questo giovane; ragazzo che vede intorno a sé tutti perdere pian piano la speranza, anche i più devoti, anche coloro che avevano risposto le loro uniche speranze in quel Dio, arrivando tutti alla conclusione che questo si fosse dimenticato di tutti loro, per averli abbandonati a una vita alla stregua degli animali.

Il tema del romanzo, come suggerisce il titolo, è la notte, che viene ripetuto più volte all’interno del testo: la notte come cambiamento, la notte come ultimo momento di unione, la notte come momento di transito, la notte che porta la perdita della dignità dell’umanità di tutto quello che sei stato, cambiandoti per sempre in un altro uomo.
L’ultima notte di libertà,  l’ultima notte di vita.
«Quante ultime notti avremmo dovuto vivere ancora?» Dice l’autore a un certo punto della sua prigionia, con una frase semplice ma carica di dolore e significato, emblematica del romanzo, ma anche di tutta quella terribile esperienza.
La notte prende quindi un risvolto metaforico, testimoniando l’oscurità dei momenti vissuti da quella povera gente, prima sui treni, poi in quei luoghi di morte e di dolore.

Ho trovato questo romanzo molto bello, ma soprattutto davvero emozionate; leggere la storia vera di quest’uomo, all’epoca poco più che un bambino, il quale vede la sua vita cambiare radicalmente, è stato doloroso. Il leggere come a un ragazzo viene rubata la dignità, la famiglia e amici, la stessa umanità; una storia che difficilmente può lasciare indifferenti.
La notte ha toccato dunque in maniera profonda la mia sensibilità, per i temi raccontati per il modo molto diretto, sincero, doloroso e pulito di parlarne del proprio autore.

Per concludere La notte è di certo un libro carico di emozioni, non facile da leggere per l’ingiustizie e le atrocità che testimonia, che ahimèi, come tutti sappiamo, sono state vere e non così lontane nella storia; un romanzo da leggere per assistere, conoscere, ricordare questi avvenimenti e non dimenticarli mai e poi mai.

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Giorgia

Se prima di andare invece volete altri consigli di lettura, ne trovate a bizzeffe qui -> le recensioni di Book-tique

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