Diario Letterario Di Un’italiana In Australia - Capitolo 32: from Sydney to Toora

Diario Letterario Di Un’italiana In Australia – Capitolo 32: from Sydney to Toora

Venerdì è arrivato, e spero siate pronti per i miei resoconti di viaggio: il roadtrip CairnsPerth continua (se non sapete si cosa parlo venite a leggermi qui) con qualche sosta e molta strada. Questo Capitolo 32 ha visto il nostro gruppetto passare dalla tappa 17 alla numero 21, avendo attraversato 4 stati australiani, e percorso circa 3500 chilometri, sorpassando ufficialmente la metà del nostro itinerario.

Iniziamo allora il racconto vero e proprio del Capitolo 32 del mio Diario letterario di un’italiana in Australia.

I giorni a Sydney sono passati abbastanza pigri, passando da qualche picco turistico ma senza fare nulla degno di vera nota. Probabilmente passare le nostre giornate in città non è così bello per noi durante questo viaggio, siamo molto più attivi nel countryside e nella natura.

Cosa ho fatto a Sydney? Passeggiate in centro, girando attorno Town Hall, passando dentro al Victoria building, visitando north Sydney, dall’altra parte dell’Harbour guardando l’Opera house da una nuova prospettiva. Una ferry di linea ci ha riportato davanti al monumento forse più famoso dell’Australia, facendoci dire goodbye a una delle più belle città australiane. Si, nonostante la permanenza non entusiasmante, devo confessarlo e lo credo fermamente anche dopo la seconda visita: Sydney è bellissima e ci vivrei volentieri in una città così. L’unica pecca, ma certezza ferma che ho, è che a Sydney si vestono tutti malissimo, il mio senso del gusto non mi riesce a frenare dal dirlo pubblicamente.

Martedì lasciamo Sydney per prendere la strada diretta alla capitale: Canberra. Una delle città più anonime dell’Australia, con niente di così eccezionale a prima vista: casette basse, un lago artificiale e tantissimi alberi dipinti di rosso, giallo e arancio. Parlando un po’ di storia Canberra è una delle capitali più giovani del mondo e la più giovane del paese con solo circa 100 anni di vita: il centro urbano infatti è stato creati ad hoc per tale ruolo. In pratica il titolo era conteso da Sydney e Melbourne, e gli australiani per chiudere questa faida hanno creato una terza città che assolvesse questo compito di capitale amministrativa, posizionata circa al centro tra le due.

Canberra non raggiunge la grandezza di Sydney e Melbourne con i suoi poco più di 400 mila abitanti, ma ospita il parlamento e molti organi statali, ed è famosa per essere una città di arte e cultura: si trovano infatti moltissimi importati musei, tra cui il National Museum of Australia, L’ Australia war memorial, la National Portrait gallery, il museo della scienza. Di questi ne abbiamo visti due, la National gallery e il War memorial. La prima ospita una grande collezione di arte Australiana e asiatica, una collezione di opere contemporanee prevalentemente del sud Pacifico ma anche qualche importante esempio di arte europea (ho visto con piacere e stupore l’autoritratto originale di Rubens). Il secondo è il museo della guerra australiana: in esso vengono ricordati tutti i caduti di guerra e tutte le guerre a cui l’Australia ha partecipato (molte più di quel che potessi immaginare). All’interno del Memorial è presente una vasta collezione di cimeli: un vero e proprio museo della guerra con armature, fucili, uniformi, aeroplani, sottomarini.

Come avete potuto notare dunque la nostra visita a Canberra è stata puramente culturale e limitata ad un giorno e mezzo, anche perché non c’era niente da fare di meglio! Per questo motivo giovedì siamo ripartiti verso nuove e incredibili mete, con obbiettivo quello di andare ancora più a sud, con direzione l’ignoto (e dimenticando la nostra amata caffettiera in ostello con un velo di amarezza nel cuore).

Avevamo in mente un paio di tappe, ma stavolta non abbiamo programmato praticamente niente.

La parte più curiosa come al solito è stata non tanto le mete raggiunte però, ma il viaggio nel senso fisico del termine.

Più scendiamo la costa, più l’autunno ci avvolge: ho visto colori che avevo quasi dimenticato, caldi, vividi, amplificati dalla meraviglia della natura australiana che sembra render tutto più bello. Scendendo sempre più giù per quest’isola gigantesca cambiano i paesaggi, le montagne verdi e rigogliose, gli immensi campi color smeraldo e le piante tropicali lasciano il posto a grandi radure marroni, dove la natura sembra pian piano morire, ingrigirsi e pare circondarsi di pascoli di mucche, pecore e anche canguri, che mangiano quel che avanza dall’estate.

Il paesaggio passa da quei colori bruciati da quel sole che qui diventa così caldo e seccati dall’autunno che avanza imperterrito, improvvisamente a mostrare ancora grandi boschi e prati brillanti e rigogliosi, creando un contrasto bellissimo, e un senso continuo di novità.

Anche le temperature vanno calando man mano che andiamo verso sud, facendoti realizzare che il freddo esiste anche in Australia. E tu rimpiangi il tuo guardaroba invernale, di cui hai con te tre maglioni e due felpe; nessuna giacca più pesante della giacchetta di jeans o quella di pelle. E ti scrivi nella tua lista di cose da fare di liberarti di qualche pantaloncino e canotta, per comprare qualche vestito adeguato all’inverno che arriva inesorabile su questa parte dell’Australia.

Dopo le mie romantiche considerazioni da osservatrice di paesaggi e lamentele perché mi mancano i miei vestiti, passerei a il solito breve stacco dal nome “letture di viaggio”. Cosa ho letto durante questo Capitolo 32?

Ho finito Latinoaustraliana come vi accennavo la scorsa settimana, un finale che ha confermato la mia idea iniziale: bello, lo sento molto vicino a me e alla mia esperienza attuale.

Ho iniziato e finito La metamorfosi di Kafka, per il gruppo di lettura annuale e ribadisco l’amore che provo per questo libro, per la scrittura dello scrittore boemo: uno dei miei classici preferiti che, nonostante per la metà dello stesso faccia provare solo ansia e orrore, non posso fare a meno di apprezzarlo per la sua immensità, per il suo messaggio, per il modo che ha di coinvolgermi ogni volta.

Ho iniziato un libro italiano, dato che sono mesi che mi dedico quasi esclusivamente ad autori stranieri: ho cominciato Le Otto montagne di Paolo Cognetti, premio strega di un paio di anni fa. Un bel libro, scorrevole, introspettivo. Come tutti i titoli molto famosi che leggo, avevo paura che a me invece non sarebbe piaciuto visto che è stato generalmente apprezzato molto, ma per il momento è una lettura gradevole e non banale.

Ultimo, ma non ultimo per bellezza ho iniziato oggi La notte di Wiesel e devo dire che sto amando la scrittura più che diretta del suo autore, anche se i temi trattati e l’onestà con il quale lo scritture li tratta sta toccando in maniera forte la mia sensibilità: il libro è un’autobiografia dello stesso Wiesel quando a 15 anni è stato deportato ad Auschwitz. Un libro forte, mi sembra la definizione più azzeccata per ora.

Il momento di parlare di libri è finito, e continuano con il mio percorso della settimana: ieri abbiamo fatto altre due tappe, Merinbula, con una spiaggia mozzafiato, ed Eden posto migratorio di balene durante l’inverno. Le balene non le abbiamo viste, e ci siamo dovuti accontentare di un gruppetto di delfini che saltavamo allegri tra le onde vicino alla scogliera (era la prima volta che vedevo i delfini, diciamo che non erano balene eh, ma ero molto felice comunque).

In più devo dire che più si scende poi più fatichiamo a trovare ostello, e grazie alla somma di condizioni climatiche sfavorevoli ad il mio raffreddore hardcore che sfocia in febbriciattola ci troviamo impossibilitati a campeggiare e dunque costretti a dormire in un motel: e subito veniamo catapultati in un thriller americano, che potrebbe prendere pieghe horror, poiché il motel di Eden è davvero terrificante e sembra il luogo perfetto per ospitate un serial killer. Ma siamo sopravvissuti come potete notare dalle mille parole precedenti e dopo aver passato la notte indenni stamattina ci si rimette in viaggio: direzione Wilson Promontory, Victoria.

Oltrepassato il confine ci ritroviamo in strade semideserte che ritornano verdi, con 6 ore di strada previste. Durante il viaggio ci rendiamo conto però che se a Eden non c’erano ostelli, nella zona in cui siamo diretti ancora meno: a meno di andare in freddi e costosi campeggi, ci dobbiamo accontentare di un nuovo, più costoso motel, a mezz’ora dal parco nazionale di Wilson promontory. Ma lo di fa senza pentirsi perché una volta arrivati vicini a destinazione veniamo immersi in un paesaggio fuori dal mondo: morbide e sinuose colline verdissime, mucche e pecore everywhere che sembra quasi di essere arrivati a bucolicville quanto è romanticamente, verdamente retró e campagnolo quello che ci circonda.

Tanto bucolico che alle quattro (orario medio del nostro pasto unico giornaliero in questo periodo, pessime abitudini di viaggio) in questo posto nessuno ti fa da mangiare: credo che questa sia l’unica zona dell’Australia dove il primo Mc Donald, KFC, Dominos o Subway sia a 50 chilometri di distanza. Cerca e ricerca, troviamo un luogo più civilizzato che ci riesce a sfamare e, dopo aver mangiato una pizza quasi decente al volo, siamo andati a fare un giro su una versione australiana dei colli bolognesi al tramonto.

Adesso siamo a Toora nel nostro bucolico motel (abbiamo le pecorelle anche qui) pronti domani a farci un giro al paco nazionale per poi ripartire in direzione Melbourne (città che non vedo l’ora di vedere).

Io per ora ho detto tutto, che come al solito sembra anche troppo, e concludo ufficialmente il capitolo. Vi saluto con la promessa di rivederci qui la prossima settimana, con nuovi posti alle spalle, e altrettanti chilometri percorsi.

Baci e abbracci

Giorgia

Se vi è piaciuto il capitolo 32 venite a leggere tutti i precedenti:

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