Mansfield Park

Lezioni di letteratura: Mansfield Park letto da me e spiegato da Nabokov

Lezioni di letteratura: Mansfield park letto da me e spiegato da Nabokov

Recensione di Mansfield Park

Siamo già alla terza tappa del Mega GDL, con marzo alle spalle e un nuovo classico letto accompagnato dalle spiegazioni di un professore di eccezione come Vladimir Nabokov.

Cos’è il MEGA GDL?

Per chi non lo sapesse, mi ripeto e vi racconto della straordinaria avventura che stiamo affrontando nel 2019: stiamo leggendo con un grande gruppo di lettura creato dalla mia amica Samantha di Leggo quando voglio tutti i libri menzionati da Vladimir Nabokov nel volume pubblicato postumo Lezioni di letteratura, che vogliono essere delle raccolte delle vere lezioni universitarie che lo scrittore russo teneva negli stati uniti all’epoca in cui faceva il professore di letteratura.
E così che a gennaio abbiamo letto tutti assieme Lo strano caso del dottor Jeckyll e mr Hyde, a febbraio Madame Bovary e a marzo è stata la volta dell’unica donna del corso, ovvero la cara Jane Austen e il suo Mansfield Park.

Di cosa parla Mansfield Park?

Nell’Inghilterra dell’ottocento tre sorelle affrontano destini molto diversi: Maria sposa, oltre ogni aspettativa, un baronetto molto influente diventando mrs Bertam e generando quattro eredi belli, intelligenti e nobili; la sorella di mezzo sposerà un curato, vivendo una vita dignitosa e modesta diventando mrs Norris; la più giovane, Francies, per spirito di ribellione si mariterà con un normale sottufficiale della marina, povero e ubriacone, mr Price, dal quale avrà ben 10 figli.

La nostra storia inizia quando, Mrs Bertam e suo marito sir Thomas decidono di prendere sotto il loro tetto a Mansfield park la più grandi delle nipoti Price, con lo scopo di allaggerire le spese della sorella abbiente e per garantire una vita dignitosa alla povera ragazza. La giovane Fanny così arriva a Mansfield all’età di 10 anni, iniziando a essere trattata sin da subito come una familiare di seconda categoria, sia dalle cugine, che dalla avara e manipolatrice zia Norris. L’unico che si prende cura della ragazza è il cugino più giovane Edmund, che parla con lei, le consiglia letture e chiede consigli e pareri alla cugina.

A causa degli sperperi e della dissolutezza dell’erede Bertram, Tom, la famiglia inizia ad avere difficoltà economiche, così mr Bertram è costretto a dare in affitto a un nuovo curato la canonica di Mansfield, originariamente destinata al figlio più giovane Edmund che è in procinto di prendere i voti. L’arrivo del nuovo parroco mr Grant, della sua signora e dei fratelli di lei,
Mary e Henry Crowford, sconvolgerà le vite a Mansfield.

Un punto di partenza per un romanzo che racconta uno spaccato della borghesia ottocentesca, un racconto molto coinvolgente in cui Jane Autsten mette molta ironia e ci dipinge in maniera perfetta la società in cui viveva.

La mia recensione di Mansfield Park.

Il romanzo della Austen non è paragonabile alle sue opere più conosciute, soprattutto a livello di trama dove non troviamo una delle sue classiche eroine o romantici lieto fine, ma esprime comunque egregiamente la bravura della sua autrice. Infatti il punto forte di tutta la narrazione è di certo la penna di Jane Austen che, mischiando ironia e raccontandoci dei ricchi dissoluti del suo tempo, fa avvicinare il lettore alla storia con piacere e soprattutto questo riesce ad affrontare con leggerezza il suo romanzo.

Ancora più brava, però, l’autrice è stata nella caratterizzazione in questo romanzo; la storia è popolata di tanti personaggi principali, pochi marginali, e ognuno di essi viene sviluppato in maniera magistrale, dalla dolce e coscienziosa Fanny, passando per tutti i cugini e i Crowford, arrivando alle grottesche e divertenti zie. Un lavoro eccezionale che secondo me è il punto forte del libro, in cui la psicologia di ogni protagonista viene tracciata perfettamente, specialmente attraverso i numerosi dialoghi che si possono leggere nelle pagine di questo romanzo, che permettono di dare ancora più spessore al popolo di Mansfield Park.

Qualcuno potrebbe avere qualche dubbio su questo preciso lavoro della Austen, considerando principalmente l’eroina di questa storia, Fanny; al contrario della altre protagoniste dei libri della scrittrice inglese, la giovane Price infatti non è ne ribelle ne grintosa, ma appare molto timida, accondiscendente, remissiva. Una ragazza che dimostra di aver ricevuto un’educazione molto rigida, che si attiene perfettamente o anche troppo alle buone maniere, rimanendo sempre silenziosa, essendo fin troppo riflessiva, non sentendosi mai al livello dei propri interlocutori. Non l’immagine dell’eroina ottocentesca per eccellenza si potrebbe dire, anche se, secondo me, per il romanzo che vuole raccontare la sua autrice, è un personaggio molto veritiero, più realistico di molti altri.
Analizzando il suo background, infatti, secondo me si riesce a capire il carattere che presenta l’eroina di questo romanzo: la ragazza è nata in condizioni abbienti e poi trasferita dai ricchi zii, dove veniva trattata in maniera diversa per la sua estrazione sociale, e perché no da stupida a volte dalle cugine; si ritrova a dover far compagnia alla placida zia Bertam e a obbedire agli ordini di una perfida zia Norris che la tratta peggio di tutti. Aggiungiamo l’educazione borghese ricevuta, e non mi sembra difficile immaginare che una ragazza di quel tempo possa essere stata realmente così, anziché ribellarsi e infangare il suo nome e quello dei suoi cari che la hanno cresciuta.
Anzi, la trovo un personaggio nel suo molto coerente, integerrima e fedele a se stessa dall’inizio alla fine, come se fosse la coscienza collettiva del libro, in cui vediamo l’eccesso continuo della borghesia contrapposto al buon senso e l’accortezza di Fanny; e quindi credo che sia alla fine voluta così com’era e non fatta diventare la brutta copia di Elizabeth o Emma.

Il tema della borghesia lo ho trovato centrale per tutto il romanzo; la Austen sembra voler denigrare i modi dei ricchi del suo tempo, contrapponendoli ai personaggi più “virtuosi” nella sua storia (Edmund e Fanny) mostrando l’eccesso contro quello che dovrebbe essere il “bene” o il decoro.

Il contorno a tutta questa storia è il contesto storico dell’inizio dell’ottocento in cui la Austen viveva e che con amabile maestria dipinge fedelmente per noi lettori; una delle parti di certo più caratteristiche del suo romanzo, o dei suoi scritti in genere, che ci fa fare un viaggio nel tempo e sembra farci vivere così nitidamente in quest’epoca, anche solo per poche ore.

Cosa ne penso di Mansfield Park, e le opinioni del gruppo di lettura

Il romanzo, nel suo complesso, mi è piaciuto molto, mi ha coinvolto sin dall’inizio perché non nego che la scrittura di zia Jane mi piaccia sempre non poco.
Al contrario dei miei colleghi del gruppo di lettura ho apprezzato molto la piccola e indifesa Fanny, prendendo le sue parti per quasi tutto il racconto; mi è piaciuto il contrasto tra la protagonista e la dissolutezza che la circonda, nei cugini, nella zia, ma soprattutto nei fratelli Crowford, facendo un bello stacco netto tra il “bene” e il “male”.
Capisco però che rispetto ad altri protagonisti descritti nelle pagine della Austen, Fanny può risultare un po’ sottotono, e scialba perché no. E credo che per questo non sia piaciuta a molti nel gruppo, proprio perché può sembrare un personaggio senza molto carattere.

Una cosa però ci ha quasi reso tutti uniti nel nostro club del libro: il finale. Non ho dato un voto più alto che un 7 a questo libro proprio perché la Austen arriva a un finale a modi spiegone (concedetemi il temine), nel quale abbandona il racconto portato avanti fino a quel momento, facendo un riassunto di come sono andate a finire le cose; non mi è piaciuta ne la scelta stilistica che mi è sembrata troppo approssimativa, ne tanto mento come effettivamente finiscono le vite di quelli di Mansfield park. Scelta stilistica e narrativa un po’ forzata che non mi hanno fatto apprezzare il libro al 100%. Peccato, poteva essere molto meglio!

Cosa dice Nabokov in Lezioni di letteratura su questo romanzo della Austen

La lezione di questo mese è stata meno elettrizzante di quella precedente, ma tutto sommatouna buona lezione.
Nabokov ripercorre la storia analizzando prettamente lo stile dell’autrice, e nello specifico la caratterizzazione. Molto bello, infatti, è stato vedere il come la Austen ha creato questo insieme di personalità molto diverse tra loro in base a delle tecniche narrative differenti, giustificando anche alcune loro azioni per necessità strutturali.
Ho apprezzato anche il paragone tra Fanny e Cenerentola, a cui ci eravamo arrivati anche nelle discusisoni del gruppo di lettura, ma più interessante fore l’immagine della tenera pupilla come figura ricorrente in letteratura: una cosa che non sapevo, e che mi ha portato ad approfondire meglio l’argomento.

Un’altra riflessione a cui mi ha portato il nostro profesore è quella sull’irrealtà della storia: infatti precisa quasi subito che quetsa storia è un’opera di fantasia, un’invenzione e che non esiste ne è mai esistita nella realtà; mi è piaciuta particolarmente questa precisazione, anche se banale, perché mi ha fatto rivalutare il romanzo sotto nuovi occhi, poiché io, da cattiva lettrice come direbeb il vecchio Vlad, ero così coinvolta emozionalemente nella storia che il finale un po’ frettoloso e approssimativo mi stava per far svalutare tutta la mia lettura.

Il punto no di tutta la lezione, devo dirlo onestamente, è stato l’evidente sessismo del nostro Nabokov, che non aveva, a suo dire, molta considerazione per le scrittrici donne; dice infatti della Austen che la sua è “un’opera scritta da una signora, un gioco di una bambina”. Recupera poi parlando della scrittrice inglese come una scrittrice di genio più volte, ma non ho apprezzato molto quell’uscita infelice: come Vladimir, giudichiamo il libro dalla copertina, anzi, dal suo autore?

E anche per questo mese ho finito, ci vediamo a metà maggio questa volta, perché ad aprile affronteremo una lettura più impegnativa del solito: è il turno di Dalla parte di Swann di Proust.

Vi ha incuriosito la mia lungherrima recensione su Mansfield Park?
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Giorgia

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