La famiglia Winshaw

La famiglia Winshaw: Jonathan Coe dimostra ancora una volta la sua genialità

“Se è la fortuna a dar forma alla nostra esistenza, allora tutto è arbitrario e senza senso.”

Micheal Owen é uno scrittore alla deriva che viene incaricato da una casa editrice di second’ordine di scrivere la storia di una grande e potente famiglia inglese, I Winshaw. Una storia che parte dalla morte in circostanze misteriose di uno dei suoi membri durante la seconda guerra mondiale, segnata per di più dai complotti e le macchinazioni che hanno fatto di ogni membro di questi persone senza morale, corrotte, spietate, ricche e con ruoli chiave nella società inglese. Ecco la trama in breve de La Famiglia Winshaw, romanzo dello scrittore inglese Jonathan Coe.

Un riassunto così breve però non può spiegare l’immensità di questo libro: ci troviamo infatti di fronte a un Coe che costruisce una trama nel più minimo dettaglio, raccontandoci capitolo dopo capitolo la vita di ogni singolo erede della famiglia Winshaw. E così che ci viene narrata dando voce a una sola famiglia la politica, la televisione, lo spettacolo, giornalismo, la finanza, l’agricoltura e l’industria nella peggiore delle proprie accezioni, con una vena molto poco velata di satira, dipingendo un’immagine abbastanza realistica un’Inghilterra che cambia tra gli anni ’60 e ’80; dove di tutti i mali del paese si riesce a identificare sempre un solo colpevole: i membri della famiglia Winshaw.

Sullo sfondo, una forte satira che contraddistingue l’autore, e che ci dipinge un quadro magistrale dell’Inghilterra tra glia mi 60/80, mettendo al centro della storia del suo paese i componenti Wishaw, e accusandoli del conseguente degrado culturale e sociale avuto in quegli anni come fittizio capro espiatorio, che diventano quasi a simbolo di quella borghesia arrivista che fa della politica, dell’informazione, delle banche, dell’industria il mezzo per fare denaro a palate, senza pensare alle conseguenze che questo può avere sula gente comune. Un immagine che ci viene raccontata in modo molto ironico, ma che fa rabbrividire pensando che quel che svela Coe è la macchina che sta dietro alla società dove chi è potente come i Winshaw ne tira le redini a proprio uso e consumo.

A contrapposizione della perfida famiglia, una vita normale, apparentemente distrutta che ci svela un protagonista che non è propriamente un eroe. Questo inizialmente infatti è un uomo passivo, che consuma la sua vita davanti alla televisione, che ha gettato il suo talento per dimenticarsene e smettere di vivere. Ci troviamo agli antipodi dei Winshaw, dove l’introspezione regna sovrana, dove il pensiero è molto più importante dell’azione. Un forte elemento di stacco dalle storie dei Winshaw, dove si evince per l’appunto la differenza tra questo uomo normale, e i potenti e ricchi Winshaw, persone di azione ma di poca sostanza.

Parallelamente quindi a questa immagine socio-economico-culturale del paese, l’autore ci racconta la vita di uno scrittore un po’ fallito, che per caso è stato ingaggiato per scrivere un libro su tale famiglia, ma che nasconde una serie di paure, insicurezze e rimpianti che lo fanno sembrare un uomo fermo che non riesce a schiodarsi dal fallimento della sua esistenza. Paradossalmente l’Autore, durante le prime due parti del libro, racconta in parallelo il mistero dei Wishaw e il mistero della vita del suo scrittore, per poi sbrogliare il tutto in simultanea, creando questa sorta di legame mistico tra questa aberrante famiglia e lo scrittore che ne racconta la storia.

Ho trovato in queste 500 pagine un Coe magistrale che, tra cambi di registro e geniali caratterizzazioni, ci immerge in una storia che però apparentemente non si capisce a dove porti, ma che si risolve in un finale geniale e strutturato come uno dei migliori romanzi gialli.

Si arriva infatti alla parte finale del libro, dove tutti i personaggi presentati vengono riuniti nella stessa stanza, dove il cambio di stile farà diventar tutto un grande ed inaspettato giallo. Con grandissimo omaggio alla regina di questo genere, Agatha Christie, che è assolutamente esplicito, ma anche al cinema, omaggiando il film citato più e più volte nel romanzo  Sette allegri cadaveri, in inglese What a Carve Up!, che poi non è altro che il titolo originario del libro in lingua originale.

Cosa ne penso de La famiglia Winshaw

Devo dire che il libro non mi è piaciuto molto ,ma moltissimo, e forse anche di più. Un libro che ho trovato geniale in  molti punti, dove i cambi di registro e stile non ti fanno sentire minimamente la pesantezza di 500 pagine. Un Coe brillante, davvero che non sbaglia un colpo e crea un libro pieno di indizi, di collegamenti, d’intrecci. Devo dire che contende il titolo di libro più bello dell’autore anche con la mia amata La casa del sonno, che è uno dei libri più belli mai letti, quindi vi ho fatto capire quanto davvero mi è piaciuto.

In conclusione La famiglia Winshaw è un romanzo dalla trama complessa e ingarbugliata, che parla di moltissime cose, dalla satira, all’introspezione, dall’editoria alla guerra del golfo o la questione palestinese. Un romanzo che appassiona e sorprende, e a mio parere Uno dei libri più belli di questo scrittore inglese che consiglio di leggere assolutamente se si vuole approcciarsi a questo autore.

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Alla prossima settimana con una nuova recensione; 
ma se non riuscite proprio ad apstettare venite a dare un’occhiata qui

Giorgia

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